Vasco Rossi presentazione show Roma Il Gazzettino 2008

Pubblicato il 27 luglio 2025 alle ore 20:30

Milano
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Ci siamo, allora. Stasera Vasco Rossi parte dallo stadio Olimpico di Roma con il "tour degli specchi" (quasi 1200 disposta nella scenografia) e dei record (verranno superati i 4 milioni di spettatori in carriera) che arriverà al Parco San Giuliano di Mestre/Venezia il 21 giugno per l' "Heineken Jammin' Festival". Tutto da vedere lo speciale di Raidue "Effetto Vasco" che, dalle 21 in poi, mostrerà in diretta l' inizio e la fine dello show romano, per poi raccontare una lunga e interessante storia sul personaggio Vasco e sull' uomo, anche attraverso gli occhi dei suoi fan.
Rispetto allo spettacolo che abbiamo visto a Genova, la "data zero", ci dicono che la scaletta dei brani si è leggermente "asciugata". Si inizia sempre con "Qui si fa la storia", "Cosa importa a me" e "Dimmelo te", ma il primo medley, che appunto a Genova era cantato da Clara Moroni, con brani come "Toffee" e "Ridere di te", finirà in prossimità dei "bis", e cantato da Vasco. Lo show rimane musicalmente corposo (due ore e mezza piene) e visivamente eclatante (a Genova un problema tecnico ha impedito di goderlo al meglio) e l' intenzione di "incattivire" il suono generale sembra confermata dai fatti. Bello il recupero di "La noia", mentre "T' immagini", una "chicca" per i fan storici, denota età e difetti, e. fateci caso, una somiglianza armonica con la meno nobile "Waterloo" degli Abba.
La forma smagliante di Vasco, fisica e vocale, esce tutta in pezzi "senza rete" come "Vita spericolata", per voce e piano di Alberto Rocchetti, e nell' approccio ai classici di fine show come "C'è chi dice no", "Gli spari sopra" e "Il mondo che vorrei", o nei colori attorali di "Un senso", canzone che all' uscita non ci piaceva molto (ci sembrava leziosa e retorica) ma che adesso rinasce, intrisa di sofferenza e umanità.
Quello di "Vasco 08" è anche un tour all' insegna del divertimento, come quando il mitico Diego Spagnoli appare in scena in look da pugile (una specie di Carnera con i capelli lunghi sale e pepe) per presentare ad uno ad uno i musicisti, in stile affabulatorio e scherzoso. Un attore mancato, ma un bravissimo "stage manager". Anche i medley sono informali, con i musicisti che si muovono in scena scherzando tra loro. Momenti di leggera anarchia, quindi, all' interno di un meccanismo perfettamente rodato.
Per finire, ancora il palco e la band. Eclatante il primo, anche letteralmente per via delle "esplosioni" di luci e degli specchi, ma molto ortodosso, studiato dallo studio Gio Forma su misura per Vasco e per la sua teatralità. Buoni anche gli accoppiamenti sui grandi schermi videowall tra musica e immagini. In "Non appari mai", per esempio, è tutto un florilegio di citazioni da talk show, tg e quant' altro. La band è solidissima. Alberto Rocchetti, ma i "vecchi" in generale con Solieri e Golinelli, è una certezza in uno show meno appoggiato sui "protools" (i suoni campionati) e più d' istinto. Stef Burns, il chitarrista che si divide tra il Blasco e Huey Lewis in Usa, ha dei momenti di vera genialità. Per chi non fosse altrettanto attrezzato musicalmente (è la novità del tour) c'è anche la possibilità di giocare con "Guitar Hero", sponsor del tour e momento ludico per i fan.
Bruno Marzi

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