Alex Schwazer: il Motore del Duemila
Così festeggio anche i cinquant'anni giusti (marzo 1976) dalla pubblicazione di "Automobili": il terzo album della trilogia di Lucio Dalla nato dalla partnership con Roversi ai testi. Amo moltissimo questo album ("Nuvolari", "Intervista con l'Avvocato"... ) che coincise anche con la mia prima copertina di Ciao 2001 (foto realizzata al Teatro Civico di Vercelli). La canzone parla di un motore del futuro (sembra prefigurare quello a idrogeno) che non fa male, consuma pochissimo e ha una grande potenza. L'attualità sul quarantunenne Alex Schwazer, che in Germania vince e fa il record italiano (battuto di due minuti... ) sulla maratona di marcia (prossima distanza olimpica al posto della 50 km.) mi provoca una logica liaison - non amorosa - con la vicenda umana e sportiva di un atleta infinito che - lo scrivo adesso - andrà a Los Angeles 2028 e vincerà l'Oro olimpico a vent'anni di distanza dal primo, e con in mezzo la vergogna correa del mondo dello Sport che lo accusò ben oltre le sue colpe, mentre la Giustizia civile lo ha assolto.Anche se su dimensioni ovviamente diverse, accumuno Alex a Yannik, nato a pochi chilometri di distanza. Riassumo. Alex si auto accusò di doping dopo un controllo, pur non avendo mai gareggiato da dopato. All'epoca un carattere non leonino e una forte depressione gli aveva fatto credere che i recenti risultati altalenanti non fossero dovuti a un periodo negativo ma al fatto che tutti (TUTTI!) i suoi maggiori avversari si drogassero, con l'oscuro placet delle Federazioni, a partire da quella russa. E così si gettò in una pazza e per certi versi ridicola avventura, da solo, andando in Turchia. Se ne pentì subito e, ripeto, non gareggiò mai da dopato. Aveva però assaltato il Castello dell'Ignominia, e così la Wada a teleguida russa e cinese (all'epoca) reagì come sappiamo, incastrandolo subdolamente due volte. Alex spiega tutto nel bel libro "Dopo il traguardo", che vi consiglio. Sapete il resto e l'amicizia con Sandro Donati, entrambi impegnati in una feroce lotta al doping di Stato. Piace l'appoggio del presidente Fidal attuale, Stefano Mei, uomo vero di sport e fatica.Il caso di Sinner, benché totalmente agli antipodi, la dice comunque lunga sulla stupidità della Giustizia sportiva, che da una parte ammette l'innocenza di Yannik per un contatto indiretto con una pomata e dall'altra lo costringe a un patteggiamento con sospensione di tre mesi che gli fece perdere di fatto la posizione di Numero Uno al Mondo, e saltare importanti e redditizi tornei.Permettetemi di affermare con forza che in entrambi i casi si tratta di una prova di resilienza e coraggio, e di intima onestà. Motori limpidi del Duemila, o poco prima. Farò sempre il tifo per questi due grandi atleti. E chi è senza peccato...