Walter Veltroni e gli universi paralleli (im)possibili
Questo intervento, che spero vi incuriosirà, parte da un post su FB dell'amica Vera Montanari, che è andata a vedere uno spettacolo teatrale di "Uòlter" Veltroni, "Le emozioni che abbiamo vissuto", e ha scoperto una figura umana e politica migliore di quello che pensasse da persona di Sinistra. Per i non nati nel secolo scorso, inizio con una breve (spero!) spiegazione. Vera Montanari è una bella persona, con la quale ho avuto il piacere di collaborare in diverse occasioni a livello professionale. Milanese doc - ma non "sciura"... - Vera è stata da giovanissima tra i promotori di Radio Popolare, per poi passare al giornalismo scritto, con la direzione di varie testate settimanali in Mondadori e Rusconi. Lei non lo sa - credo - ma in un paio di circostanze ho "battagliato" per lei - per così dire - con artisti illustri, a partire da Francesco De Gregori. Alla fine degli anni Ottanta collaboravo con "Bolero", da lei diretto, e organizzai un'intervista con il Principe alla sua prima data live, al Colosseo di Torino. Mal consigliato dal suo collaboratore Gaio Chiocchio, ma ci ha messo del suo che però vi risparmio, Francesco cambiò idea, "perché, sai, Bolero è un giornaletto...", o una cosa del genere. In realtà Vera lo aveva trasformato in un settimanale di attualità e sostanza, rilanciandolo nelle vendite. La mia diaspora con il Principe, conosciuto amicalmente nel'75, è andata avanti fino al nuovo Millennio, e poi si è placata grazie anche al compianto, e caro amico, Michele Mondella prima e al bravo Ricky Vitanza poi, ufficio stampa e persona di buona umanità. L'ultimo lavoro con Vera è stata una rubrica musicale su "Gioia" che mi era stata un po' scippata da una rampante giovane collega. Rifiutai un aumento... Walter Veltroni è il figlio di quel Vittorio Veltroni che creò il vero telegiornale Rai ma morì a soli 37 anni per una leucemia. Politico cresciuto nel PCI e mio coetaneo (un anno in meno) era segretario della FGCI quando ci entrai, giovanissimo, anch'io. I "non toxic twins" (nel senso che erano molto moderati, quasi socialdemocratici) erano lui e Massimo D'Alema. La carriera politica di Veltroni culmina nella segreteria dei DS e nella vicepresidenza del Consiglio sotto Prodi. Mi fece incazzare quando non appoggiò convintamente in Parlamento la proposta di Legge sulla Musica, che allora avrebbe salvato (forse) molte cose nella discografia e a favore dei Conservatori. Come molti sanno, però, dopo la direzione del fatiscente giornale "L'Unità" (oggi, come cartaceo, farebbe ancora la sua porca figura) "Uòlter" si è dato alla scrittura di romanzi, alla direzione di numerosi film (molti evitabili... Bello "Luca Flores" anche libro) e tra una cosa e l'altra è stato sindaco di Roma dal 2001. E' noto il suo grande amore per gli Stati Uniti, visti come icona culturale e non politica. La conclusione che mi ha stimolato Vera è semplice. In una ricomposizione generale e posteriore (non postuma per fortuna) degli eventi, anche Veltroni può assumere, nella sua comunque base catto-borghese di origine, un'importanza sia singolare sia collettiva, forse da recuperare. Lo capisco anche da iniziative dei miei amici e compagni dello storico PCI di Vercelli, che recentemente hanno aperto un gruppo privato su Wathsapp intitolato "C'era una volta il PCI". Un'occasione per vivaci settantenni di testimoniare valori importanti come la solidarietà umana e l'antifascismo. Non vado oltre perché, per quanto mi riguarda, mi sta bene il pranzo e le chiacchiere, ma non un precederà o "seguirà dibattito".