I coniugi Poggi a Verissimo: un bel tacer non fu mai scritto...
E' proprio vero. Il librettista di Claudio Monteverdi, Iacopo Badoer, lo scrisse nel 1600 per "Il ritorno di Ulisse in Patria". 'Na botta de curtura, 'nzomma... Ho seguito con un certo disagio l'intervista teleguidata di Silvia Toffanin ai coniugi Poggi poco tempo fa. Un bel colpo per Verissimo e per Mediaset, che ha di certo riscosso il credito che lo staff legal-mediatico della cordata di avvocati, esperti e parenti di fede "passata in giudicato" doveva pagare per un anno e mezzo di "barlicate di ciap" (gergo nordista) di Nuzzi e Soci a favore dei medesimi. Evitabile, però, per due motivi. I Poggi hanno per metà provato veri e rispettabili sentimenti (ci mancherebbe... ) ma per metà hanno detto cose che nessuno ha loro chiesto e per contro hanno sorvolato sulle attuali evidenze che scagionano sicuramente Stasi. Le cose sgradevoli, a memoria: "Per noi conta la decisione dello Stato che ha condannato Stasi. Se le cose cambiassero ne prenderemmo atto". E' una risposta? Domanda della SIlvietta sui soldi. Risposta vagamente usuraia: " Stasi ci dà due quinti del suo stipendio. Alla mamma abbiamo proposto un accordo inferiore a quello che potevamo chiedere". Dei signori. Ovviamente vado a memoria e potrei sbagliare una parola, ma non il senso. Il loro staff? "Oramai sono di famiglia... ". In effetti, tipo Capra, alcuni lo sono veramente. Il padre poi: "I social hanno detto che Marco (il figlio. Ndr) è tornato di notte e ha ucciso Chiara con Sempio. Devono vergognarsi". Giusto, se è tutto falso. Ma perché ricordarlo in tv quando nessuno ne ha mai parlato veramente? Chiara poi è come un santino, che però "... Con noi non si confidava troppo. Aveva le sue idee sul futuro". E noi le sappiamo, povera ragazza. Non una parola sulle indagini della Procura di Pavia ("Noi non capiamo nulla e ci fidiamo dei nostri avvocati e tecnici") ma un'accusa: "Non dovevano divulgare le nostre intercettazioni in casa. Io a casa mia dico quello che voglio". Papà Sempio (papà Stasi, ricordiamo, è morto. Ma non una parola) si lamenta perché è saltata fuori, tra le tante, la chiacchierata in cui, con un giornalista di Retequattro di allora, commentava la presunta liaison amorosa della brava Giada Bocellari con un ufficiale dei Carabinieri di Via Moscova, ovviamente falsissima (altro che Verissimo... ). E via dicendo sugli otto anni di processi. Ovviamente nulla sulle due assoluzioni, sul castello di carte - è il caso di dirlo - che sta crollando. Questi i punti principali, ma sarà facile riascoltare con tranquillità, anche se personalmente mi è bastato.La conclusione è che, se da una parte il rispetto e la pietas per il "disperato dolor rinovellato" è d'obbigo e, credetemi, sincera, dall'altra la serie di affermazioni non richieste mi è sembrata una messinscena orchestrata dal Tizzone ardente e Soci per offrire, esagerando, una versione edulcorata della serie di cazzate che proprio Capra e Tizzoni hanno tirato fuori nelle scorse ore. Insomma, non una parola per il dolore altrui, ma uno "sconto" sui soldi. Non un dubbio ma la "cristiana" accettazione di una possibile, ma non auspicata altra verità. "Dopo diciannove anni vorremmo una fine a questa storia per avere un po' di pace". Spiegatelo anche ad Alberto e alla sua mamma, please...