Tutto il mio mondo: l'archivio degli articoli...

Non solo musica, o spettacolo in genere. La mia idea è di trasmettere le mie esperienze, che passano anche attraverco differenti forma d'arte, come il cinema, i libri, lo sport, una certa televisione e - perché no? -  anche una visione politica chiara, netta e giusta. E poi, mi è capitato di tutto (sono io).

Johnny Winter live a Bellinzona Il Gazzettino 2003

BellinzonaNOSTRO SERVIZIOHa solo cinquantanove anni ma le devastazioni della vita lo costringono a suonare seduto, con un evidente tremolio nella parte destra del corpo. Ciononostante Johnny Winter è in un momento di assoluto "stato di grazia" artistico. Lo ha dimostrato l' altra sera in piazza Governo, gremita malgrado la pioggia insistente, suonando per oltre un' ora e mezza e fino all' una di notte (dove sono le proteste per il rumore?) come assoluta star di "Piazza Blues", il festival gemellato con "Deltablues" di Rovigo. Lo show svizzero si è concluso ieri sera con Willy De Ville e Solomon Burke, mentre per la manifestazione rovigina l' atto finale è stasera con Matt Siccheri, Otis Taylor e Lucky Peterson. Winter sarà a "Pistoia blues" il 12 luglio e a Salerno il 13.Appena uscito con il doppio cd antologico "Winter Essentials 1960-1967", con brani precedenti alla svolta rock di "Still Alive and Well" ("Jumpin' Jack Flash" e la torrenziale "Rock me Baby") il chitarrista texano offre uno show sì commovente dal punto di vista umano (malgrado da circa due anni abbia intrapreso una svolta salutista) ma assolutamente eccelso da quello artistico. Basta chiudere gli occhi, e pensare che in scena ci sia un ragazzino poco più che ventenne, con una enorme "rabbia" blues da sfogare. Perché l' albino chitarrista e cantante di Beaumont è veramente l' unico, vero bluesman bianco accreditato come tale da tutti i "grandi" del genere. E con merito.La "scaletta" è decisamente classica, con brani come "She Like to Boogie Real Now", "Mona, Not Fade Away", "Johnny Guitar", "Got my Mojo Working", quasi irriconoscibile, "Boogie Real Now", "Sick and Tired", "Blackjack Blues", "Mojo Boogie" ma anche la dylaniana "Highway 61 Revisted". I bis sono un' apoteosi di "slide guitar", che diventa un groove di suoni compatto, magico, stellare. Anche la voce acuta di Winter è cristallina, solo un po' meno potente che in passato, molto emozionale. Bravi infine i musicisti della band, con il cantante e armonicista James Montgomery, l' energico e preciso bassista Scot Spray e l' essenziale batterista Wayne June. Imperdibile.Bruno Marzi

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Jovanotti live e intervista Il Gazzettino 1994

Montichiari(Bs)NOSTRO SERVIZIOSignificativamente, si intitola "Pensiero positivo" il tour di Jovanotti-Lorenzo Cherubini che, iniziato sabato sera nel funzionale palasport di Montichiari, stracolmo di gente, toccherà stasera Udine e domani Verona, con successivi appuntamenti il 25 a Bolzano, il 24 aprile a Belluno, il 25 a Bassano del Grappa, per terminare il 14 maggio a Pavia, sempre nei palasport.Il ricco paese tra Brescia e Mantova, l'altra sera, accoglieva un altro show di prestigio: quello dei Nomadi, sotto una capiente tendone, anch'esso strapieno. La musica, insomma, sembra essere la vera "forza elettorale" capace, in questi tempi, di coagulare grandi folle.Se la band del prematuramente scomparso Augusto Daolio, infatti, da sempre si è trovata schierata a sinistra (vedi: provenienza geografica, problematica sociale dei testi, credo politico) l'ex pupillo di Cecchetto, il ragazzo tutto risate e "... è una figata!", ha preso pesantemente coscienza di come va il Mondo di pari passo con la crescita anagrafica. I suoi slogan, più volte enunciati nel corso di uno show durato più di due ore e mezza (inizia alle 21.30 precise) sono molto chiari, e vengono condivisi da tutto il pubblico: "Ragioniamo con la nostra testa, siamo responsabili dei cambiamenti in corso, no all'intolleranza, sì alla solidarietà".Jovanotti sta con i Progressisti, insomma. Ieri ha trovato il tempo di essere con loro allo show-comizio di piazza San Giovanni, a Roma. I discografici della Polygram, anche loro giovani, fanno buon viso: Il primo album per la loro etichetta, "Lorenzo 1994", veleggia felice verso le trecentomila copie. Un successo clamoroso, di questi tempi. Anche il tour sarà da record: si annunciano "pienoni" un po' ovunque.I tempi di "Jovanotti figlio di p." scandito in coro dai fan di Vasco o di Zucchero sono remoti. Quegli stessi ragazzi, oggi, accorrono ai concerti del rapper più amato. Già, perché non sono solo frotte di ragazzine vocianti l'attuale pubblico di Jovanotti. Ci sono i metallari in libera uscita, ma anche i ragazzi-bene, le famigliole con tanto di bambini. Solo lo sguardo truce e, a volte, la maleducazione del cosiddetto "servizio d'ordine" ci ricordano che siamo a una riunione di massa.Lo show di Lorenzo fila via benissimo. Le "gag" sono innumerevoli. Per "Attaccami la spina" i musicisti (Mike Centonze alla chitarra, Saturnino Celani al basso, Pier Foschi alla batteria, Demo Morselli alla tromba, Nabuk alle tastiere e Naco alle percussioni: tutti ottimi) spuntano dal pavimento, e Jovanotti suona due grandi campane poste sopra la struttura Lahyer. Per "Barabba" compare il grande simbolo "divieto di svastica", e il palco si trasforma in una specie di "campo di concentramento" con lugubri sciabolate di luce."Piove", con "Dobbiamo inventarci qualcosa", "Soleluna" e "Serenata rap", lo vedono suonare la chitarra acustica, mentre "Il ballerino", con l'ottimo Demo Morselli alla tromba, lo impone come improbabile, ma talentuoso "dancer". Luci e ombre, rap e rock, parole e impegno, come per "Mario", ma fa anche capolino la mai scordata discoteca con il finale di "Gente della notte" e "Ciao mamma". E bravo Lorenzo! E' suo il miglior show in giro.Bruno Marzi

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Jewel intervista Il Gazzettino 1997

MilanoNOSTRO SERVIZIOE' un freddo gioiello dell' Alaska, con doppio passaporto svizzero; ma è anche un business da otto milioni di dischi venduti all' esordio. Ventuno anni, quarti di nobiltà partecipando ai tour di Neil Young e Dylan, Jewel è già stata in Italia ad aprile per lo show radiofonico "Montecarlo nights" e poi a Mantova per l' apertura del "Festivalbar". A Milano si è esibita per duecento persone stipate nel mitico "Zelig", casa madre dei cabarettisti delle nuove generazioni. Da sola con la chitarra, e con alcuni problemi tecnici che hanno interrotto lo show al primo brano, la bionda e un po' appesantita ragazza statunitense ha raccontato le sue storie musicali semplici, costruite su pochi accordi, ma molto coinvolgenti, grazie anche alla particolare vocalità, che l' avvicina all' amatissima Ricky Lee Jones, come lei stessa ha precisato durante l' incontro pomeridiano."Molti critici frettolosi - ha dichiarato - mi paragonano a Joni Mitchell. Non che non apprezzi e mi ispiri alla grande cantautrice canadese, ma mi sembra un po' riduttivo. Le mie storie rispecchiano la vita dei giovai della mia età, ricca di problemi. L' Alaska, Paese dove ho vissuto una parte della mia vita per poi seguire mia madre a San Diego in California, è una specie di mondo a parte, dove anche i ragazzi non si comportano come i loro coetanei che vivono a mille chilometri di distanza. Io sono cresciuta con quelle sensazioni".Poi Jewel Kilcher ha girato l' America con la sua chitarra in lungo e in largo, forte dell' album "Pieces of You", pubblicato nel '95 e ore riedito dalla Cgd, e di un ampio credito da parte dei discografici, alla ricerca di nuovi talenti."I manager e le Case discografiche, in momenti di crisi come questo, seguono l' onda cercando di proporre "cloni" di artiste di successo. Adesso funzionano le ragazze come me e Fiona Apple... Ma io ho fatto centinaia di concerti per arrivare alla notorietà, e nei momenti duri ho avuto il conforto di maestri come Neil Young, a cui telefono sovente, e Bob Dylan. Quando ho aperto i suoi concerti per lui non era un buon momento; eppure con me è stato prodigo di consigli. Una volta, di fronte a ventimila persone, mi ha detto: "Vai su tranquilla e non farti intimorire: è solo una tappa in più sulla strada del successo!"".Jewel sta scrivendo un libro di poesie: "E' una mia vecchia passione. A differenza delle canzoni, le poesie sono spesso autobiografiche. Mi hanno anche offerto due milioni di dollari per un altro libro. Saranno delle piccole storie che parleranno sia di me sia di altri argomenti". Non paga, Jewel sbarca anche a Hollywood: "Il film si intitola "To Live On" e io sono la protagonista femminile, accanto a Toby McGuire, attore già utilizzato dal regista Ang Lee per "Tempesta di ghiaccio". La storia racconta la vita nelle fredde terre di confine americane nel Secolo scorso. Finito il film, tornerò a pensare al nuovo album, previsto tra un anno. E' difficile mettere assieme le esperienze di una persona che, come me, è cresciuta molto... ".Bruno Marzi

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Jean Michel Jarre intervista Gioia 1997

Alla soglia dei cinquant’ anni, o poco meno, sono belli e felici. <Un patto dol diavolo? Se fosse, temo che termini da un giorno all’ altro, e mi arrivi un crollo fisico... >, scherza lui con savoir faire, scuotendo civettuolamente i lunghi capelli neri che gli cadono sulle spalle. Lei, che un po’ gli assomiglia nei gesti e nello sguardo, si è già dileguanta in una stanza vicina.Due artisti originali. Charlotte Rampling e Jean Michel Jarre festeggiano nel ‘97 venti anni di matrimonio, tre figli e la grande sintonia di un rapporto basato su reciproci interessi artistici. Lei è la bellissima e diafana attrice d’ avanguardia resa celebre dal “Portiere di notte” di Liliana Cavani (con Dick Bogarde nei panni dell’ ex nazista), che non ha disdegnato “Yuppi Du” con Celentano, e che si vantava (si fa per dire) di un antico “ménage a trois” con il primo marito e un amico. Lui è il musicista di successo (55 milioni di dischi venduti, e le sue canzoni utilizzate per “spot” pubblicitari e sigle) che ha tracciato la rotta alla moderna musica strumentale “techno” e alla “New age”, figlio di quel Maurice Jarre autore di celebri “colonne sonore”.Jean Michel non si sente figlio d’ arte, però: <Mio padre abbandonò mia madre quando avevo cinque anni. Non era ancora famoso, a quell’ epoca. In effetti, io non ho mai avuto complessi d’ inferiorità o spirito di competizione, nell’ intraprendere questa carriera>. Specialista in grandi “eventi” che uniscono musica, architettura e tecnologia (tra i tanti ricordiamo i concerti a Houston, ai Docks di Londra, alla Défense di Parigi, a Mont Saint-Michel, dove illumina grandi spazi e raduna milioni di persone), Jean Michel ha pubblicato in questi giorni “Oxygène 7-13”, che lui stesso indica come, <... la logica continuazione del discorso artistico del primo “Oxygène” del ‘77>. In questi giorni inizierà il primo vero e proprio tour nei palasport, con tappe annunciate in Italia a fine settembre. <Suonerò dal vivo così come ho fatto su disco, utilizzando i vecchi strumenti di vent’ anni fa, compreso il mitico Moog: non ripeteva mai due volte la stessa sonorità!>. Con lui, in veste di fotografa, consigliera, o solo di moglie (così come durante l’ intervista: ma defilata e muta, in un angolo) ci sarà sempre Lei, elegante e padrona di se’ nei lunghi abiti scuri dal taglio vagamente geomerico.La verità è che Jarre e Charlotte si conobbero proprio durante la gestazione del primo, importante disco del 48enne musicista parigino, e che questo nuovo album nasce da una necessità artistico-sentimentale.<Dietro al mio lavoro - spiega Jarre - c’ è sempre Charlotte. E’ lei che mi ispira e consiglia, anche se non interviene mai in questioni tecniche, naturalmente!>.- Sua moglie ha responsabilità, all’ interno delle tre Società che seguono i suoi interessi economici? -<Assolutamente no. Charlotte non ha confidenza con i numeri, e per lei i soldi sono un mistero... >.- E’ solo moglie e madre, allora? -<No: non è uil tipo, e i figli sono grandi, oramai. Solo che sceglie molto bene le parti che le propongono, e quindi fà film di qualità di cui non si parla molto, ma vanno alle mostre. Dopo “Il portiere di notte” aveva intenzione di chiudere col cinema: questo è vero>.- Come definirebbe la vostra storia, oggi?-<Nata per lo strano parallelismo tra le nostre insolite carriere, e sviluppata attraverso sentimenti profondi>.- I suoi figli hanno interessi musicali?-<David, che ha 19 anni, è coinvolto nell’ hard rock... per meglio dire: è indeciso tra il rock e la “techno”. Ha le idee giustamente confuse e la cosa è fonte di continue discussioni. Comunque ho l’ impressione che lavori sodo e ami la musica. Anche i miei dischi, seppur basati su melodie semplici, sono alla ricerca della migliore tavolozza di colori. Un po’ come Fellini, faccio sempre lo stesso film alla ricerca della perfezione. per il resto, sono contento che mi arrivino più attestazioni di stima dai musicisti “new age”, come dal vostro Robert Miles (italianissimo tastierista bresciano. NdR) che si sono ispirati a me che dai critici... >.- Lei, nel 1981, è stato il primo artista occidentale di fama a suonare in Cina, tra mille peripezie e problemi tecnici. Oggi è “Ambasciatore di Buona Volontà” dell’ Unesco. E’ un ruolo impegnativo? -<E’ un compito serio, che svolgo da anni e che mi onora. Purtroppo oggi è sempre più difficile parlare di pace e propagandare l’ idea della tolleranza... >.- Lei dice che oggi utilizza gli strumenti msicali dei suoi esordi. Ma non è un “maniaco” della tecnologia? -<Io cerco sempre un legame con la creatività, e la mia musica deve esprimere sentimenti ed atmosfere, poco inclini ai perfetti strumenti digitali. Io credo nel cd-rom utilizzato per fare cultura e in Internet come mezzo romantico di libertà. Purtroppo, con il miglioramento della tecnologia, un giorno “La Rete” sarà utilizzata alla pari con il televisore di casa. E’ vero però che il cinema non ha sostituito il teatro, e la televisone non ha ucciso il cinema. I valori artistici non moriranno mai. Per questo amo organizzare “eventi” unici in luoghi molto particolari>.- Ha previsto un mega-show per il capodanno del Duemila? -<Premesso che si tratta solo di una data priva di significato, ho due ipotesi su cui lavorare. La prima è di suonare nel deserto australiano presso la “Pietra sacra” degli aborigeni;la seconda è... di starmene a casa a dormire!>. Piccolo particolare non trascurabile: casa Jarre, nella campagna parigina, è una grande villa che assomiglia più a un castello. Di trentadue che lui ne ha, ovviamente.Bruno Marzi

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"Maniaci sentimentali" intervista Tognazzi-Izzo Il Gazzettino 1994

VercelliNOSTRO SERVIZIOSettecento milioni d'incasso nei primi due giorni di programmazione: un successo "americano" per un film italiano, realizzato con alta artigianalità "Maniaci sentimentali", opera prima di Simona Izzo, attrice, doppiatrice e sceneggiatrice di successo, ha fatto centro, malgrado tutto e tutti. Ha relegato il "moroso" Ricky Tognazzi al solo ruolo di attore, dopo aver condiviso il successo di film come "La scorta"."E' stato il merito di un gruppo di amici che mi ha dato piena disponibilità - ci racconta - e della fiducia che hanno avuto i distributori, nel programmare il film in un weekend "caldo" come quello scorso, ai primi di aprile". In piena bagarre post-Oscar, aggiungiamo noi. "Li abbiamo riuniti tutti al cinema Centrale di Melzo, una ventina di giorni fa, con una copia fresca di stampa... e ci è andata bene!", aggiunge, a fare buon peso, Tognazzi, che del film è anche "economo" della troupe. "Quello che mi metteva fretta perché i costi salivano!", aggiunge Simona.La giovane coppia di cineasti crede fortemente nella Provincia: quella tanto cara a papà Ugo, che la mise alla berlina in storie celeberrime come quella del "Commissario Pepe", film girato tra Vicenza e Treviso e tratto dal libro di Ugo Facco de la Garda, che fu anche direttore del Gazzettino nell'immediato dopoguerra. Eccoli, allora, a Vercelli, come ospiti d'onore di una cinerassegna. Il cinema Italia è gremito: metà cinefili e metà "gossip", curiosi per l'ex signora Venditti, ex compagna di Costanzo, ora amorosa, palesemente ricambiata, del simpatico Ricky. Male dal punto di vista mondano (una coppia normalissima) ma grande successo del film, con sinceri applausi finali."Credo che sia stato capito il nostro sforzo, nel sceneggiare un film vero, per certi versi autobiografico e post femminista, con un gran senso del valore matriarcale, anche se io mi sento più Luca che Mara... ", spiega Simona. Ribatte Ricky: "Anch'io "mi sento abbastanza Luca"... ma meno stronzo!". Tutti assieme, allora, a divertirsi lavorando. Simona: "Tra amici, vere suocere - Pat'O Hara, mamma di Ricky - e veri cani che recitavano, la nostra Blondie, non capivo più quando era il momento di dire "azione!" e quando era quello di andare a casa! Poi c'erano di mezzo tutte le vicende sentimentali - vere! - degli attori, per cui Barbara de Rossi non voleva baciare troppo intensamente Ricky per non ingelosire il vero fidanzato... "."Maniaci sentimentali" è costato poco più di tre miliardi, pubblicità compresa. "Abbiamo girato in otto settimane - "... E due giorni di sforatura!", ribadisce l' "economo" Ricky - utilizzando i nostri soldi, senza l'aiuto economico della televisione, e quelli di mio papà Renato che, come diciamo nell'ambiente del cinema, "ha messo le ruote alla casa"; ha ipotecato la villa, rischiando le pezze al sedere dopo una vita di lavoro e soddisfazioni. Forse è andata bene!".Papà Renato Izzo, famoso attore e regista, è il titolare del Gruppo Trenta, a cui dobbiamo molti tra i più bei doppiaggi del recente cinema. Simona stessa ha prestato voce - e ... lamenti - a molti "premi Oscar", come Jessica Lange, e alla scatenata Madonna di "Body of evidence". La famiglia Izzo comprende quattro sorelle, gemelle a coppie: Simona e Rossella - anche lei doppiatrice e sceneggiatrice - con le più giovani Giuppy - che nel film è l'amante di Ricky, e che ha recitato incinta di tre mesi - e Fiamma Izzo D'Amico, giovane e famosa cantante lirica.Una curiosità. Nei "trailer" televisivi si vede Ricky nella vasca da bagno con Benvenuti, a disquisire sul sogno "omo" di Luca con l'amico. Conclude Tognazzi: "La scena, nel film, non c'è, perché girata all'inizio della produzione, con il primo "set" utile: il bagno. Ci serviva per parlare del film sotto le feste di Natale! Tranquilli: avevamo costumi da bagno "rinforzati"!".Bruno Marzi

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HJF Imola Il Gazzettino 2002

MilanoNOSTRO SERVIZIODue "headliner" pesanti come Red Hot Chili Peppers il sabato e Santana la domenica, uniche date italiane, e comprimari di lusso a partire da Garbage, Chemical Brothers, l' altra sera in concerto a Milano, e Muse; tra gli italiani spicca l' unica data estiva degli Articolo 31 (presenti ieri in conferenza stampa. "Siamo emozionati e pronti alla sfida. Quando la gente urla nell' arena, senti un' ondata che ti spinge indietro", commentano), gli Afterhours freschi di cd, Subsonica e Meganoidi. A sentire lo stesso manager Roberto de Luca, il tutto è concepito per "un sabato di rock duro e una domenica più centrata nei gusti". Siamo alla quinta edizione dell' "Heineken Jammin' Festival", all' autodromo "Enzo e Dino Ferrari" di Imola il 15 e il 16 giugno. Biglietti a 28 euro per sera e 48 euro in abbonamento, più prevendita, acquistabili nei normali circuiti da oggi.Con l' apertura dei cancelli alle 11 e l' inizio degli show alle 13.30, ecco il dettaglio dei concerti, premettendo che per entrambi i giorni mancano ancora i nomi dei primi due gruppi "opening act", presumibilmente italiani. Sabato 15 si esibiscono Kane, Meganoidi, Afterhours, Lostprophets, Muse, Red Hot Chili Peppers e a chiudere i Chemical Brothers nella "dance night". Domenica tocca a Cousteau, Manà, Subsonica, Articolo 31, Garbage e Santana. Previsti i soliti spazi di "decantazione ludica" e musica alternativa, gli organizzatori (Clear Channel, Comune di Imola e Heineken) promettono più ampie zone di campeggio, migliore ricezione e logistica per una struttura che già il 14 aprile vedrà l' assalto dei 200mila fanatici della Formula Uno per l' attesissimo "Gran Premio di San Marino".Diciamo che, deluso per non aver portato il festival a tre giornate come previsto ("I Depeche Mode non fanno tour europeo perché la moglie di Martin Gore è molto incinta... ") Roberto De Luca è andato sul sicuro portando artisti assolutamente graditi al pubblico e, cosa che non guasta di questi tempi, grandi venditori di dischi. "I Red Hot Chili Peppers hanno venduto 12 milioni di copie dell' ultimo cd - spiega De Luca - di cui ben 650mila in Italia. Meglio ancora Santana con rispettivamente 25 milioni di dischi nel Mondo e 900mila in Italia. I Red Hot poi faranno la prima apparizione dall' uscita del nuovo album".Sfogliando tra i nomi confermati citiamo gli Afterhours in assoluto stato di grazia con il nuovo cd "Quello che non c'è", mentre, della stessa "piccola grande" Etichetta discografica italiana Mescal, anche i Subsonica vantano grande popolarità. Di casa in Italia Cousteau, sono i Garbage ad offrire la nota di curiosità, grazie ad uno spettacolo nuovo e stimolante. Per i Manà, band sudamericana "politicamente corretta" già sentita in showcase a Milano, si preannuncia un ovvio incontro con Santana per quella "Corazòn espinado" portata al successo da entrambi.Bruno Marzi

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EDITORIALE

Garlasco: la Sindrome di Speedy Gonzales e un "cattivo" che anche un cieco - Daredevil - vedrebbe al volo

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla presenza di Andrea Sempio sulla scena del delitto di Chiara Poggi (attenzione: non dico che sia stato solo lui... ) ecco che il nostro caro maniaco sentimentale cambia look e si presenta a Roma come il fratello gemello di Vincent D'Onofrio, il ferale nemico sindaco Fisk di Daredevil nella saga Marvel. Pelatissmo e ingrassato ulteriormente. Forse qualcuno gli ha suggerito, dio non voglia (sono ateo), che la pianta dei piedi si allarga se pesi di più. Mah... Allora, vi chiedete cos'è la Sindrome di Speedy Gonzales applicata al caso Garlasco? E' molto semplice, e mi fermo solo ai due protagonisti, tralasciando i mille rivoli alla Bip-Bip delle varie e strampalate indagini. Alberto Stasi avrebbe dovuto essere appunto Speedy Gonzales, il topo più veloce del Messico, per arrivare da Chiara, ucciderla, lavarsi sommariamente e tornare in bicicletta a casa per accendere il computer. In ventiquattro minuti si accende il fuoco, si cuoce la pasta e non si ha il tempo di fare un sugo decente (io ci impiego di più e i miei sughi sono ottimi). peccato che, pare proprio, non sia stato lui...Andrea Sempio avrebbe letteralmente volato con l'auto utilitaria di casa, e pure fresco patentato, andando da Garlasco alla piazza di Vigevano, cercato parcheggio, trovato e fatto lo scontrino. Più che Speedy direi Flash... Faccio presente che conosco la piazzetta, adiacente a piazza Ducale e all'ingresso del Castello Sforzesco, dove mi sono recato decine di volte per lavoro. Impossibile. Tra l'altro il parcheggio, allora con meno posti, è pieno a tutte le ore, vieppiù la mattina della Fiera.Ho già scritto a proposito della mia chiara idea su tutta la faccenda, prefigurando almeno una diecina di teste che cadranno con fragore. Però, dopo aver visto la pelata furbesca di Sempio, non ho potuto trattenermi dal citare sorridendo. "Andale, andale!"....

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Tutti in piedi per Céline...

Mi è capitato di rammentare in queste ore alcuni episodi che mi legano nel corso degli anni a Céline DIon, che in questi giorni, e dopo sei anni di traversie con lo spettro di non cantare più e non solo, ha ripreso la sua strada "live" a Parigi, di fronte a una folla oceanica, che si ripeterà per molte sere. Non ho nemmeno provato ad andarci, a Parigi, per vederla e ascoltarla. La mia attuale letargìa da concerti riempie endemicamente le mie giornate. Ecco, se venisse a Milano ancora una volta e gli organizzatori me lo chiedessero garbatamente e per piacere... Introduzione dal tono leggero, perché così deve essere. Céline ha molto gioito ma anche molto, troppo sofferto. Tralascio le cronache, la morte del marito René Angelil - un grande amore - e la malattia autoimmune che pare finalmente darle tregua. Tralascio - mica tanto - le cattiverie al suo riapparire sulla Tour Eiffel per le Olimpiadi di Parigi del 2024. Garantisco, comunque, che non era in playback e tantomeno con l'aiutino dell'autotune o cose del genere. Per sostenere invece degli show di due ore a piena voce occorre una salute in certa e definitiva ripresa. Ancora un po' tirata nell'espressione, ma decisamente alla fine di un calvario. Questo incipit di taglio giornalistico "puro" deve per forza lasciare spazio ai miei sentimenti. Brevemente, ho conosciuto, intervistato, fotografato e chiacchierato con Céline Dion quando venne a Milano per presentare il suo primo album in inglese di successo ("Unison" del '90 fu solo nordamericano) nel febbraio del 1994. La cosa buffa fu che, malgrado appunto presentasse l'album in inglese "The Colour of My Love" lei si divertì a parlare con me, a lungo, in francese... Ci "annusammo" professionalmente e umanamente. L'ho rivista poi in altre occasioni e interviste, però sempre più isolata da superstar, cosa che le fece fare di necessità virtù. Durante lo show di Milano al Forum mi riconobbe, salutandomi dall'alto di un pianoforte sul quale cantava. Se avrò modo di incontrarla ancora, sono certo che sarà come se più di trent'anni non fossero trascorsi.

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Riso': tanto tuonò...

Ho appositamente seguito i vari Tg nazionali per vedere un riscontro all'inaugurazione di "Riso'" di fronte alla basilica di Sant'Andrea a Vercelli, definita da Gioggia "grande"... Mi dicono di qualcosa su Unomattina. Manca, per collocazione geografica (ma potrei recuperare online) il Tg3 Piemonte, che forse avrà detto di più, ma tutte le testate nazionali hanno solo mostrato qualche immagine della premier (per mancanza di prove... cit.) e riferito le batture su Emma Bonino e sull'ex ministro Costa, ricordando i funerali di Stato. Ah, sul TG7 si è vista l'Inneffabile prestarsi a un selfie con famigliola e neonato, manco fosse "la" Papa; ma lui gli infanti li bacia per lavoro. Fine.

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Ted Lasso is back!

Sapete che amo le serie intelligenti, ben recitate e scritte, e totalmente iconoclaste e molto british. La quarta stagione di Ted Lasso, secondo me, è in assoluto la migliore. In Italia la trovate su Apple Tv, o per altre strade "legali". Come sapete, quel bravo ragazzo di Ted (un sempre strepitoso Jason Sudeikis) è tornato in Usa per stare vicino alla famiglia, sacrificandosi dopo i fasti inglesi con il RIchmond. Rebecca e Keeley (le grandiose Hannah Waddingam - sempre più brava e "rock" - e Juno Temple - una forza della natura e un'icona delle mode all'incontrario - accompagnate dal fido e spassoso Leslie (Jeremy Swift) sbarcano in Usa, a Kansas City, per riportare Ted a Londra e affidargli il nuovo progetto: la squadra femminile delle Lady Greyhounds, una vera e propria scommessa. Ovviamente ci riusciranno, ex moglie e figlio compresi. Ted, in realtà, non vede l'ora di tornare tra i vecchi amici.

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Arridatece la "signorina"...

Noi, con qualche anno in più, ci ricordiamo delle "signorine" della Stipel (in Piemonte. La futura Telecom poi Tim aveva tante ragioni sociali locali). Quando non c'erano ancora i prefissi (02,06 eccetera) era la signorina che riceveva la nostra richiesta di parlare con chissà dove, dava un tempo di massima per il collegameno e poi richiamava. Il sistema funzionava anche per qualsiasi richiesta legata al contratto in essere. Le cose si sono complicate con l'arrivo della telefonia mobile. Io ho fatto il primo contratto (0337) a Vercelli nel dicembre 1989. Settecento lire al minuto più iva. Ho dovuto passare alla sede di via Dante e firmare un mucchio di scartoffie. Poi, un paio di anni dopo, sono passato ad Omnitel (futura Vodafone) per il cambio di tecnologia dall'originale etacs (1G) al gsm (2G) e Tim non voleva mollare l'osso, ma non mi permetteva di conservare il numero, cosa indispensabile allora per le centinaia di contatti professionali che avevo. Anzi, mi chiedevano ancora un abbonamento da pagare e non volevano ridarmi la "caparra" di duecentomila lire che usava ancora allora.Ho abbaiato molto di raccomandate, all'epoca, e alla fine mi hanno ridato circa cemtomila lire "caparrate" senza chiedermi altro. Vi risparmio altri episodi ridicoli quando dismisi il contratto della corrente a Vercelli, trent'anni fa. Mi chiesero ottocentomila lire stimate, per un mese di corrente a giugno... La famosa storiella del funzionario che mi disse: "Avrà sempre tenuto accesa la stufetta... ". Altro latrare e nessun pagamento. Questa è la lunga e dovuta premessa, per un'altra storia ignobile che riguarda mia suocera e mia moglie. Parliamo sempre di Tim. La signora Luisa, da alcuni mesi, al compimento dei 94 anni, seppur in ottima salute, ha deciso di non voler più vivere da sola in centro città preferendo stare con figlie e nipote. Il contratto della vecchia linea fissa Tim è stato disdetto da mia moglie (titolare dell'utenza per comodità) con Pec in data 3 giugno. Dovete sapere, ma lo sapete, che disdire un contratto con Tim è a dir poco kafkiano. Non esistono più uffici locali a cui fare riferimento, e mi riferisco a Magenta e alla vicina Abbiategrasso. Ti chiedono di usare la app ma è un ginepreio che si blocca sempre, e per parlare con qualcuno ci vogliono ore. La pec arriva, forse sì o forse no (abbiamo la ricevuta) ma loro non la notano. Altra pec su un altro indirizzo dato da loro, e non hanno più scuse. La Ade ha avvisato la banca di non pagare più. Morale: la linea, oggi 9 settembre, risulta ancora attiva ed è arrivata una richiesta di pagare luglio con bollettino postale. Nessun utilizzo ma solo una cinquantina di euro "fissi". Oggi faremo un'altra pec per chiarimenti, ma la Roby, sorella della mia Ade, vorrebbe pagare. Forse. Saremo incazzatissimi (la scrivo io) e non faremo ostaggi... Faccio presente altre due cosette. La prima è che ai tempi del cambio di sistema Tim decise di disattivare il 31 dicembre, malgrado che da due mesi avessi già un nuovo telefono (e un nuovo numero, che uso ancora oggi 33 anni dopo). La seconda è che proprio in questi giorni Poste Italiane sta acquistando azioni Tim per una scalata/accordo. Andiamo bene...

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Le parole sono i tristi macigni della politica

Starò molto attento anch'io ad usare le parole, come sempre d'altronde. E come sempre ci sarà chi non capirà il mio, spero nobile, intento, e me le rinfaccerà. Pazienza. Leggo, more solito, sull'app di Rainews il seguente titolo: "Violenta 13enne in negozio: scarcerato dal Gip, la procurra ricorre al riesame". Titolo "sparato" poi derubricato leggendo il pezzo. I fatti dicono che la ragazzina ha ricevuto molestie, sì sgradite e perseguibili, ma di certo non è stata nè violentata nè abusata in alcuna maniera penale. E' stata pesantemente molestata da un quarantaduenne di origine asiatica, gestore del minimarket, che ha ammesso di aver bevuto superalcoolici, non essendo abituato. Ha subìto una trauma, come a quanto pare anche l'uomo accusato. Pare che poco prima avesse importunato anche una cliente quarantenne, che non ha sporto denuncia. Titoloni su giornali e, appunto, siti d'informazione, Nordio che manda gli ispettori a Torino (a fare che?).

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