Tutto il mio mondo: l'archivio degli articoli...

Non solo musica, o spettacolo in genere. La mia idea è di trasmettere le mie esperienze, che passano anche attraverco differenti forma d'arte, come il cinema, i libri, lo sport, una certa televisione e - perché no? -  anche una visione politica chiara, netta e giusta. E poi, mi è capitato di tutto (sono io).

"Maniaci sentimentali" intervista Tognazzi-Izzo Il Gazzettino 1994

VercelliNOSTRO SERVIZIOSettecento milioni d'incasso nei primi due giorni di programmazione: un successo "americano" per un film italiano, realizzato con alta artigianalità "Maniaci sentimentali", opera prima di Simona Izzo, attrice, doppiatrice e sceneggiatrice di successo, ha fatto centro, malgrado tutto e tutti. Ha relegato il "moroso" Ricky Tognazzi al solo ruolo di attore, dopo aver condiviso il successo di film come "La scorta"."E' stato il merito di un gruppo di amici che mi ha dato piena disponibilità - ci racconta - e della fiducia che hanno avuto i distributori, nel programmare il film in un weekend "caldo" come quello scorso, ai primi di aprile". In piena bagarre post-Oscar, aggiungiamo noi. "Li abbiamo riuniti tutti al cinema Centrale di Melzo, una ventina di giorni fa, con una copia fresca di stampa... e ci è andata bene!", aggiunge, a fare buon peso, Tognazzi, che del film è anche "economo" della troupe. "Quello che mi metteva fretta perché i costi salivano!", aggiunge Simona.La giovane coppia di cineasti crede fortemente nella Provincia: quella tanto cara a papà Ugo, che la mise alla berlina in storie celeberrime come quella del "Commissario Pepe", film girato tra Vicenza e Treviso e tratto dal libro di Ugo Facco de la Garda, che fu anche direttore del Gazzettino nell'immediato dopoguerra. Eccoli, allora, a Vercelli, come ospiti d'onore di una cinerassegna. Il cinema Italia è gremito: metà cinefili e metà "gossip", curiosi per l'ex signora Venditti, ex compagna di Costanzo, ora amorosa, palesemente ricambiata, del simpatico Ricky. Male dal punto di vista mondano (una coppia normalissima) ma grande successo del film, con sinceri applausi finali."Credo che sia stato capito il nostro sforzo, nel sceneggiare un film vero, per certi versi autobiografico e post femminista, con un gran senso del valore matriarcale, anche se io mi sento più Luca che Mara... ", spiega Simona. Ribatte Ricky: "Anch'io "mi sento abbastanza Luca"... ma meno stronzo!". Tutti assieme, allora, a divertirsi lavorando. Simona: "Tra amici, vere suocere - Pat'O Hara, mamma di Ricky - e veri cani che recitavano, la nostra Blondie, non capivo più quando era il momento di dire "azione!" e quando era quello di andare a casa! Poi c'erano di mezzo tutte le vicende sentimentali - vere! - degli attori, per cui Barbara de Rossi non voleva baciare troppo intensamente Ricky per non ingelosire il vero fidanzato... "."Maniaci sentimentali" è costato poco più di tre miliardi, pubblicità compresa. "Abbiamo girato in otto settimane - "... E due giorni di sforatura!", ribadisce l' "economo" Ricky - utilizzando i nostri soldi, senza l'aiuto economico della televisione, e quelli di mio papà Renato che, come diciamo nell'ambiente del cinema, "ha messo le ruote alla casa"; ha ipotecato la villa, rischiando le pezze al sedere dopo una vita di lavoro e soddisfazioni. Forse è andata bene!".Papà Renato Izzo, famoso attore e regista, è il titolare del Gruppo Trenta, a cui dobbiamo molti tra i più bei doppiaggi del recente cinema. Simona stessa ha prestato voce - e ... lamenti - a molti "premi Oscar", come Jessica Lange, e alla scatenata Madonna di "Body of evidence". La famiglia Izzo comprende quattro sorelle, gemelle a coppie: Simona e Rossella - anche lei doppiatrice e sceneggiatrice - con le più giovani Giuppy - che nel film è l'amante di Ricky, e che ha recitato incinta di tre mesi - e Fiamma Izzo D'Amico, giovane e famosa cantante lirica.Una curiosità. Nei "trailer" televisivi si vede Ricky nella vasca da bagno con Benvenuti, a disquisire sul sogno "omo" di Luca con l'amico. Conclude Tognazzi: "La scena, nel film, non c'è, perché girata all'inizio della produzione, con il primo "set" utile: il bagno. Ci serviva per parlare del film sotto le feste di Natale! Tranquilli: avevamo costumi da bagno "rinforzati"!".Bruno Marzi

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HJF Imola Il Gazzettino 2002

MilanoNOSTRO SERVIZIODue "headliner" pesanti come Red Hot Chili Peppers il sabato e Santana la domenica, uniche date italiane, e comprimari di lusso a partire da Garbage, Chemical Brothers, l' altra sera in concerto a Milano, e Muse; tra gli italiani spicca l' unica data estiva degli Articolo 31 (presenti ieri in conferenza stampa. "Siamo emozionati e pronti alla sfida. Quando la gente urla nell' arena, senti un' ondata che ti spinge indietro", commentano), gli Afterhours freschi di cd, Subsonica e Meganoidi. A sentire lo stesso manager Roberto de Luca, il tutto è concepito per "un sabato di rock duro e una domenica più centrata nei gusti". Siamo alla quinta edizione dell' "Heineken Jammin' Festival", all' autodromo "Enzo e Dino Ferrari" di Imola il 15 e il 16 giugno. Biglietti a 28 euro per sera e 48 euro in abbonamento, più prevendita, acquistabili nei normali circuiti da oggi.Con l' apertura dei cancelli alle 11 e l' inizio degli show alle 13.30, ecco il dettaglio dei concerti, premettendo che per entrambi i giorni mancano ancora i nomi dei primi due gruppi "opening act", presumibilmente italiani. Sabato 15 si esibiscono Kane, Meganoidi, Afterhours, Lostprophets, Muse, Red Hot Chili Peppers e a chiudere i Chemical Brothers nella "dance night". Domenica tocca a Cousteau, Manà, Subsonica, Articolo 31, Garbage e Santana. Previsti i soliti spazi di "decantazione ludica" e musica alternativa, gli organizzatori (Clear Channel, Comune di Imola e Heineken) promettono più ampie zone di campeggio, migliore ricezione e logistica per una struttura che già il 14 aprile vedrà l' assalto dei 200mila fanatici della Formula Uno per l' attesissimo "Gran Premio di San Marino".Diciamo che, deluso per non aver portato il festival a tre giornate come previsto ("I Depeche Mode non fanno tour europeo perché la moglie di Martin Gore è molto incinta... ") Roberto De Luca è andato sul sicuro portando artisti assolutamente graditi al pubblico e, cosa che non guasta di questi tempi, grandi venditori di dischi. "I Red Hot Chili Peppers hanno venduto 12 milioni di copie dell' ultimo cd - spiega De Luca - di cui ben 650mila in Italia. Meglio ancora Santana con rispettivamente 25 milioni di dischi nel Mondo e 900mila in Italia. I Red Hot poi faranno la prima apparizione dall' uscita del nuovo album".Sfogliando tra i nomi confermati citiamo gli Afterhours in assoluto stato di grazia con il nuovo cd "Quello che non c'è", mentre, della stessa "piccola grande" Etichetta discografica italiana Mescal, anche i Subsonica vantano grande popolarità. Di casa in Italia Cousteau, sono i Garbage ad offrire la nota di curiosità, grazie ad uno spettacolo nuovo e stimolante. Per i Manà, band sudamericana "politicamente corretta" già sentita in showcase a Milano, si preannuncia un ovvio incontro con Santana per quella "Corazòn espinado" portata al successo da entrambi.Bruno Marzi

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Hammer intervista Il Gazzettino 1994

MilanoNOSTRO SERVIZIO"Io povero? Forse perché ho venduto "solo" cinque milioni di copie del precedente album? Lo so, la stampa americana ha scritto anche questo, ma le cose, in verità stanno diversamente: non è questo l'anno, e il periodo, in cui ostentare ricchezza!". Chi parla così è Hammer, tornato in sella a tre anni di distanza da "Addams Family", dopo una lunga querelle legale con la Emi e il recente passaggio alla Giant-Bmg. Il nuovo album si intitola "The Funky Headhunter", e vede l'artista statunitense alle prese con radici musicali più consone, appunto, al soul e al funky, senza disdegnare la discoteca e il rap.I tempi della sfida di danza a Michael Jackson sono lontani: "Oggi spero solo che Michael superi i suoi attuali problemi, ed esca da questa brutta faccenda - fanciulli irretiti N.d.R. - pulito, per ricominciare una grande carriera. Io sono con lui al cento per cento!". Hammer inizierà il tour Usa il 31 maggio, per arrivare in Europa ad ottobre. "Niente di mastodontico, come per il tour precedente - racconta - ma uno show che mi abbia veramente al centro. C'è stato un periodo che avevo a "libro paga" 170 persone! Ora sono appena 50... In scena avrò otto musicisti, quattro coristi e sei ballerini".Hammer è cambiato. Più simpatico e disponibile, rispetto alla spocchiosa "improvvisata" a Sanremo, tre anni fa, il musicista-ballerino di Oakland (il vero nome è Stanley Burrell) si diverte anche a raccontare il perché abbia rinunciato al prefisso "M.C.": "Dopo il mio successo, sette anni fa, tutti i rapper hanno incominciato a farsi chiamare "M.C.". Te lo immagini, in un ristorante? "Hey, c'è una telefonata per M.C.!", e venti persone si alzano contemporaneamente! Imbarazzante".Il futuro? Conclude serioso: "Vedere la gente più allegra, con meno problemi di disoccupazione. E' questo il motivo principale del mio "ridimensionamento". Non bisogna ostentare, come fanno molti, quando il tuo vicino di casa sta male e non ha i soldi per mangiare... ". Ci chiediamo: chi era l'Hammer intervistato tre anni fa a Sanremo?B.M.

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Generazione di fenomeni? FB 2023

Ogni tanto guardo dove sono finiti gli amici della scherma. Nel caso specifico Nìccolo "Nick" Starace, quello grosso primo a sinistra nella foto. Si è dato al cioccolato, a modo suo. Prima direttore di Lindt Francia, poi a Londra e ora a Kansas City, sempre come capo, a riempire di cioccolatini gli Stati Uniti. Nella foto, che avrà un 25 anni buoni, siamo a Milano, di fronte alla Società del Giardino, dove all'epoca tiravamo tutti. Sempre da sinistra Alfredo "Alfio" Rota (oro oiimpico a Sydney nel 2000), la sua allora compagna Cristiana Cascioli, quello molto bello in jeans (lo conoscete bene) e poi Carlo Rota, Giovanni Cafiero e il leggendario Attilio Fini, 93, per molti anni commissario unico della scherma italiana, plurimedagliato a dir poco. Bei tempi...

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Riporre la spada nella roccia FB 2024

Stamane ho seguito un interessante dibattito a forza di commenti pro (molti) e contro (pochi) in riferimento al film "Excalibur" di John Boorman (1981). Spesso il cinema ha mitizzato una storia epica (nel caso del mito di re Artù) cercando indirettamente collegamenti reali, utopici o primordiali. La casistica è appunto ampia, ma faccio riferimento a pochi titoli pregnanti. Il primo è di sicuro "Alexander Nevsky" (1938) di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (è scritto così) con le musiche epiche di Sergej Sergeevič Prokof'ev. L'epica rivoluzionaria sovietica nell'immagine del principe condottiero. La battaglia sul ghiaccio spiega tutto. Citerei anche "El Cid" (Campeador) con Charlton Heston, Sophia Loren e Raf Vallone (1961) con la epica scena finale del Cid già morto ma issato sul cavallo per spronare l'esercito alla vittoria. Tornando al periodo di "Excalibur", cito l'ottimo "Ladyhawke" di Richerd Donner (1985) con una bellissima e romantica Michelle Pfeiffer, una carismatico Rutger Hauer e un giovane Mattew Broderick, bravissimo. Colmo una lacuna, per distrazione colpevole. "Highlander" di Russell Mulcahy (1986) con le incredibili e sofisticate musiche dei Queen (più Michael Kamen) e un Christopher Lambert adatto alla parte, Sean Connery in un super cameo e un villain di grande livello come Clancy Brown. Pare che nel 2025 ripartirà la saga con nuovi telefilm. Questi film hanno tutti un idem sentire e attori eccellenti, in certi casi ancora poco noti come Liam Neeson in "Excalibur". Potrei citare molto altro, come le declinazioni dai fumetti ("Conan"), ma mi fermo qui perché il concetto è chiaro e gli esempi calzanti.

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Trent'anni ma sembra ieri...FB 2021

Sinceramente, volevo evitare la commemorazione per i trent'anni dalla morte di Freddie Bulsara in Mercury. Ma non si può. Non si può, appunto perché sembra ieri, e in fondo è un po' così. Come sapete, dal 1978 in poi ho seguito diversi concerti dei Queen, con e senza di lui, purtroppo. Ho seguito anche quel Festival di Sanremo del 1984 in cui ho avuto il piacere di intervistarlo e parlargli un po'. La foto è di quel momento. La Emi aveva prenotato una grande sala banchetti dell'Hotel Royal, il più figazzoso della nota località. Carinamente, i Quattro si prestarono ad alcune foto davanti al muro tappezzato con dei poster realizzati ad hoc (bruttini ad esser sincero). Poi, a rotazione, si spostarono tra le varie tavole rotonde (rotonde di fatto... ) alla quali se ricordo bene eravamo in sei, più l'artista. E così parlai con tutti e quattro, e furono gentili. Brian May il più ricco di informazioni e cortesia. Freddie anch'egli gentile ma sempre con una cazzo di sigaretta in bocca. Non ricordo una parola ma ho la registrazione, e credo di sapere dov'è. Prima o poi la riverso. Io sapevo bene, come pochi miei colleghi, che ero davanti a un consistente pezzo di storia del rock. Meno forse le radio private generaliste, che passavano appunto dai Queen a Cutugno, con tutto il rispetto per Toto. Insomma, oggi 24 novembre 2021, mentre sta per lasciare il posto al 25 (il giorno invece di Maradona, sul quale sono poco competente) si celebrano le Opere e i Giorni. Non un triste e prematuro trasloco.

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EDITORIALE

Addio a una vecchia compagna di strada...

Mi ha appena chiamato Guido Michelone, informandomi che aveva appena saputo da Giorgio Simonelli che Franca Macina è mancata, credo, all'improvviso. Sono in quei momenti in cui fatichi a crederci, neghi che possa succedere veramente. Franca, classe 1956, è stata una cara amica e, per un certo periodo lontanissimo nel tempo, siamo stati anche molto intimi. Molto. Lei, minuta e dal carattere particolare, era considerata da giovanissima una delle più belle ragazze di Vercelli, molto corteggiata ma anche molto schiva e selettiva. Insomma, agli inizi degli anni Settanta ci frequentammo per quasi un anno. L'ho rivista anni fa in alcune occasioni assieme alla mia Ade. Si erano anche parlate a lungo. Spero di non aver fatto brutte figure, ma non credo.Ecco, il ricordo nella memoria a breve termine è solo questo. Era stata male l'anno scorso, credo per un ictus da cui si era ripresa ma che richiedeva una lunga terapia di riabilitazione, cosa che stava attualmente facendo. Non parlerò di quella lunga parte di vita in cui non ci siamo frequentati, ma l'impressione è che sia stata bella avventurosa, conoscendola. Era tignosa anche sul lavoro, perfezionista. Per scelte di vita non si era mai laureata (presumibilmente in architettura) ma ha svolto a lungo una vera e propria attività parallela nell'arredamento, seguendo cantieri e risolvendo problemi tecnici. Amava la compagnia e le belle mangiate, lamentandosi poi dell'aumento di peso in età più che adulta. Conobbi bene anche la sua famiglia, lei figlia unica. I ricordi personali che riaffiorano sono perlopiù divertenti, e quelli cervellotici nel finale del rapporto personale li scordo volentieri. Non so molto di più, se non che il funerale si svolgerà martedì 24 a Vercelli alle 11,30 nella chiesa di San Bernardo, detta anche Madonna degli Infermi, che non a caso si trova davanti all' "Arca", importante spazio espositivo.La foto è quella del Campo di Lavoro del 1972 o giù d li, quando ci conoscemmo. Lei è facilmente riconoscibile, sulla destra in jeans, vicina all'amico Sergio Cucco

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Scacciare fastidiose mosche elettorali

Non so se si tratti di una caduta di stile, una svista editoriale o un vero e furbetto tentativo di aggirare il silenzio di riflessione pre-elettorale (domani e lunedì si vota, e sapete come la penso al riguardo). L'immagine che mia appare è appunto quella di Eddie Murphy truccato da "studente africano fuori sede" sul treno ne' "Una poltrona per due". Stamattina, sabato 21, "Omnibus" su La7, condotto dalla brava Gaia Tortora, ha mandato in onda una lunga intervista a Sergio Cusani, autore del libro "Il colpevole", uscito un mese fa per i tipi di Feltrinelli. Anche Gaia scrisse un libro sul padre: "Testa alta e avanti". Entrambi i protagonisti, giornalista e intervistato, sono stati vittime di casi personali pesantissimi nei rapporti con la Giustizia, anche se in maniera totalmente diversa. Gaia è la figlia di Enzo Tortora, la più giovane e combattiva dopo la morte prematura della sorella Silvia a 59 anni, nel 2022. Silvia era la moglie dell'attore Philippe Leroy, recentemente mancato, ma nonagenario. Proprio Silvia aveva combattuto tenacemente in difesa del padre, e forse come il padre subì delle pesanti conseguenze sulla salute.

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The Pitt: una puntata con molto ICE...

La seconda stagione di "The Pitt" (HBO Max) è giunta quasi al termine. Per brevità, do per scontato che sappiate di cosa sto parlando, e cioé del medical drama ambientato in un pronto soccorso universitario di Pittsburg che, con la tecnica del tempo reale di un turno di medici e infermieri, mostra tutto il meglio e tutto il peggio. La serie è stata pluripremiata, con merito, ai Golden Globe e Noah Wyle è il capo della baracca. "The Pitt" dà numerosi schiaffi al trumpismo, all'assenza del "medical care" (le cure gratuite di base volute da Obama) e alla tecnologia, con un bel virus e successivo blackout delle procedure informatiche dell'ospedale.Questa è la doverosa premessa. L'episodio 2/11, che ho visto poche ore fa, racconta dell'irruzione dell'ICE nel pronto soccorso, con un'immigrata ispanica prelevata sul posto di lavoro e strattonata violentemente. Succedono delle cose che potete immaginare, senza vittime ma con un crescendo di violenza e intimidazione descritto molto bene (un infermiere che difende la paziente viene arrestato, malati in attesa che scappano per paura eccetera) e che rispecchia la drammatica realtà del fascismo Made in Usa di Trumpf e dei suoi mefitici seguaci. Gli stessi con cui sta cercando di portare il Mondo alla rovina. Le elezioni di mid-term di novembre che condurranno al suo impeachement sono purtoppo ancora lontane. Un "memento" che suona bene anche alla vigilia del voto di domenica e lunedì, che ha solo una opzione civile: un enorme NO...

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Una sola eredità (ma importante)

Come i miei amici sanno bene, mio papà se n'è andato troppo presto, a 56 anni, in un giorno di settembre di moltissimi anni fa. Ero in pizzeria, reduce dalla solita gita in montagna a caccia di belle avventure, che spesso arrivavano. Da mesi viveva in albergo, per una separazione famigliare al limite del ridicolo. Una botta, e via, seduto su una sedia al primo malore. Fine. Mi ha lasciato una dignità che in famiglia, pare, ho conservato solo io, un rispetto per la vita e le persone. Un buon ricordo tra i cittadini di Vercelli che lo conoscevano come Comandante benevolo dei Vigili Urbani, già allora condizionato dalla politica leccaculo in Comune.Gattopadesco insomma. Dicevo: una sola eredità. Non soldi (manco uno. Ma senza debiti) e nemmeno un'idea di senso di appartenenza al ben pensare del momento. Mi veniva a vedere quando giocavo a baseball, o quando suonavo i sabati e le domeniche in riva al Sesia, assieme all'amico Sandro Garzola. Mi ha comperato la prima macchina da scrivere: una Olivetti che possiedo ancora. Però mi ha lasciato solo a crescere. Non che fossi un bimbo ma il resto delle persone in casa...Appunto: una sola eredità. La potete capire in questa foto (colorata dal BN) giovanile fatta anteguerra a Reggio Emilia, la sua città. Ripeto: non fatemelo dire, però si capisce un po' ancora adesso...

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Don't Cry for Me Venezuela!

Come saprete, stanotte il Venezuela ha battuto 3-2 gli Usa nella finale di Miami, vincendo il Mondiale assoluto di baseball. Il racconto sportivo è telegrafico. Partita dominata, messa in dubbio da un fortuito fuoricampo da due punti Usa all'ottavo inning, e poi recuperata da Abreu e Compagni al nono con battute e rubate. Vittoria strameritata che rende ancora più fulgida la prestazione dell'Italia, comunque battuta in semifinale da un super team che - va detto - ha giocato meglio contro di noi che nella finale in ogni caso vinta. Complimenti anche agli umpire, gli arbitri, che hanno giudicato correttamente, malgrado fossero tutti statunitensi.Questo post però vuole parlare di pride, di orgoglio, e di onore verso la Madrepatria. Conosciamo tutti le recenti vicende del Venezuela e la trama ordita da Trumpf per impossessarsi del petrolio velezuelano di grandissima qualità. Sappiamo quanto il regime di Maduro fosse a dir poco feroce e sanguinario. Caratteristica peraltro di molte situazioni governative del Sud America, che non giustificano però l'ingerenza altrui e il diritto di un popolo all'autodeterminazione. Vediamo in queste ore quanto il presidente Usa e il suo amichetto sionista stiano facendo di male al Mondo. Tutto, anche a noi. E' ormai acclarato che Netanyahu, il pregiudicato leader di Israele "democratico", tenga per le palle Trumpf per via dei segreti e delle prove che il Mossad detiene sulla faccenda Epstein e altro. In sedicesimo, è quello che fa la Santadeché in Italia pretendendo di non finire a processo, essendo a conoscenza dei segreti più sordidi dei suoi camerati di Governo (l'ha detto chiaramente ieri, usando la parola "camerati"... ).In questo clima di "muoia Sansone... " la vittoria del Venezuela suona come una rivincita del popolo contro l'arroganza del Potere; non quello di Maduro e Amici, che come ho già spiegato meritava comunque l'ostracismo. E' quella della gente comune; della prima Rivoluzione Bolivariana di Chavez che portò il Paese fuori dall'ingerenza della Sette Sorelle, e che con mille difficoltà e con diverse ingiustizie portò altresì un po' di decoro e diritti di base.Ecco allora che stanotte, attraverso lo sport più popolare del Sudamerica, con il calcio ovviamente, un'intera nazione ha alzato la testa. Va ricordato che i giocatori venezuelani sono tutti campioni della Major League nordamericana, e il loro valore complessivo sul "mercato" commerciale, tra stipendi e sponsor, supera di molto il complessivo miliardo di dollari. Ma di molto. Quindi le loro lacrime a fine gara, la gioia e l'orgoglio, non derivano dallo status di privilegiati ma, al contrario, li legano a filo doppio alle difficoltà e alla miseria di un popolo che, nel nome della "democrazia" di Trumpf, sta cadendo ancora più in basso. Pride, orgoglio, dignità. I nostri fratelli italiani figli di immigrati in America li capiscono molto, ma molto bene. Evviva lo sport che tonifica il cuore!

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La nera banalità del Male (Marco e Sempio)

C'è una ragazza italiana che da Miami spara bordate forti e precise sulla mala gestione della Legge in questo Paese. E NO, il referendum non c'entra niente. Francesca Bugamelli, in arte Bugalalla. sta diventando l'eroina laica e giustiziera sul caso Garlasco che, tra viaggi e intemperie (cit. Ivan), presto arriverà faticosamente in porto grazie alla tigna quasi eroica di un gruppo di magistrati abili quanto indipendenti e decisi. Mi riferisco alla procura "napoleonica" di Pavia e alla megateneza dei caramba di Milano, gente super preparata. Ho seguito per più di un'ora l'ultimo video su Youtube del canale "Bugalalla", dedicato al computer di Chiara Poggi e alle bugie di numerose persone, definite con nome e cognome da Francesca come forieri del "più grande depistaggio nella storia del crimine in Italia". E pure quella "disgrazia" della mefitica Bruzzone per una volta potrebbe veramente avere qualcosa in mano...In sintesi, nel 2008 Tizzoni & Reale, la strana coppia difensiva della famiglia Poggi, hanno mostrato nell'ufficio di Vigevano immagini pedopornografiche attribuendole al computer di Stasi; ma non era vero e arrivavano da chissà dove, e quindi detenevano in ufficio fraudolescamente materiale "pedo" . In pratica hanno convinto amici giornalisti, e giornaliste, che Stasi (testuali parole nel libro di Tizzoni a pag.18) era "malato" e quindi probabile assassino. Tutte cose smentite da varie sentenze e dai periti del Tribunale. Loro, però, hanno continuato con questa disinformazione, sempre in un programma tv di Retequattro e sempre senza avere mai un serio contraddittorio. E questa è la prima parte.Dati forensi alla mano, riordinati per l'evenienza, Bugagalla ha provato che non solo Marco Poggi e Andrea Sempio visionavano porno sul computer della povera Chiara quando lei non c'era, ma frequentavano anche, tramite il browser Tor, siti "pedo" con tanto di chat e quiz sull'argomento. Scaricavano e tra un porno e un pedo giocavano alle corse delle macchine per tutta la notte. Io e mia moglie abbiamo visionato più di un ora del video di Bugalalla (il più recente sul suo sito) e per prima cosa ci siamo chiesti come mai i genitori di Chiara non curiosassero su cosa facessero i due ragazzi con il computer della figlia. A seguito di ulteriori indagini, non solo è plausibile ma pare tecnicamente certo che Marco sapesse come accedere facilmente (lessi che la password era 1111... ) ai video intimi di Chiara e Stasi, cosa sempre negata con veemenza, forse troppa. Come per lo scontrino, come padre e figlio in una baita irrangiungibile, come una luce accesa la notte prima nella casa vuota della nonna...Sono volutamente restato sul vago, ma se andrete a dare un'occhiata al video di Francesca potrete avere molte risposte. In particolare sull'apparentemente illogica insistenza dei Poggi, degli avvocati e dei consulenti nel voler ribadire la colpevolezza di un condannato in via definitiva. Bugalalla paventa tempi relativamente brevi per le delibere degli inquirenti, così come una serie di denunce "a cascata" e forse fermi per parenti, amici degli amici, e pure per chi tra gli inquirenti della prima ora è sembrato troppo distratto nel guardare da un'altra parte. Presidente, alla fine della storia questa ragazza merita il cavalierato...

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