Tutto il mio mondo: l'archivio degli articoli...

Non solo musica, o spettacolo in genere. La mia idea è di trasmettere le mie esperienze, che passano anche attraverco differenti forma d'arte, come il cinema, i libri, lo sport, una certa televisione e - perché no? -  anche una visione politica chiara, netta e giusta. E poi, mi è capitato di tutto (sono io).

Johnny Winter live a Bellinzona Il Gazzettino 2003

BellinzonaNOSTRO SERVIZIOHa solo cinquantanove anni ma le devastazioni della vita lo costringono a suonare seduto, con un evidente tremolio nella parte destra del corpo. Ciononostante Johnny Winter è in un momento di assoluto "stato di grazia" artistico. Lo ha dimostrato l' altra sera in piazza Governo, gremita malgrado la pioggia insistente, suonando per oltre un' ora e mezza e fino all' una di notte (dove sono le proteste per il rumore?) come assoluta star di "Piazza Blues", il festival gemellato con "Deltablues" di Rovigo. Lo show svizzero si è concluso ieri sera con Willy De Ville e Solomon Burke, mentre per la manifestazione rovigina l' atto finale è stasera con Matt Siccheri, Otis Taylor e Lucky Peterson. Winter sarà a "Pistoia blues" il 12 luglio e a Salerno il 13.Appena uscito con il doppio cd antologico "Winter Essentials 1960-1967", con brani precedenti alla svolta rock di "Still Alive and Well" ("Jumpin' Jack Flash" e la torrenziale "Rock me Baby") il chitarrista texano offre uno show sì commovente dal punto di vista umano (malgrado da circa due anni abbia intrapreso una svolta salutista) ma assolutamente eccelso da quello artistico. Basta chiudere gli occhi, e pensare che in scena ci sia un ragazzino poco più che ventenne, con una enorme "rabbia" blues da sfogare. Perché l' albino chitarrista e cantante di Beaumont è veramente l' unico, vero bluesman bianco accreditato come tale da tutti i "grandi" del genere. E con merito.La "scaletta" è decisamente classica, con brani come "She Like to Boogie Real Now", "Mona, Not Fade Away", "Johnny Guitar", "Got my Mojo Working", quasi irriconoscibile, "Boogie Real Now", "Sick and Tired", "Blackjack Blues", "Mojo Boogie" ma anche la dylaniana "Highway 61 Revisted". I bis sono un' apoteosi di "slide guitar", che diventa un groove di suoni compatto, magico, stellare. Anche la voce acuta di Winter è cristallina, solo un po' meno potente che in passato, molto emozionale. Bravi infine i musicisti della band, con il cantante e armonicista James Montgomery, l' energico e preciso bassista Scot Spray e l' essenziale batterista Wayne June. Imperdibile.Bruno Marzi

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Jovanotti live e intervista Il Gazzettino 1994

Montichiari(Bs)NOSTRO SERVIZIOSignificativamente, si intitola "Pensiero positivo" il tour di Jovanotti-Lorenzo Cherubini che, iniziato sabato sera nel funzionale palasport di Montichiari, stracolmo di gente, toccherà stasera Udine e domani Verona, con successivi appuntamenti il 25 a Bolzano, il 24 aprile a Belluno, il 25 a Bassano del Grappa, per terminare il 14 maggio a Pavia, sempre nei palasport.Il ricco paese tra Brescia e Mantova, l'altra sera, accoglieva un altro show di prestigio: quello dei Nomadi, sotto una capiente tendone, anch'esso strapieno. La musica, insomma, sembra essere la vera "forza elettorale" capace, in questi tempi, di coagulare grandi folle.Se la band del prematuramente scomparso Augusto Daolio, infatti, da sempre si è trovata schierata a sinistra (vedi: provenienza geografica, problematica sociale dei testi, credo politico) l'ex pupillo di Cecchetto, il ragazzo tutto risate e "... è una figata!", ha preso pesantemente coscienza di come va il Mondo di pari passo con la crescita anagrafica. I suoi slogan, più volte enunciati nel corso di uno show durato più di due ore e mezza (inizia alle 21.30 precise) sono molto chiari, e vengono condivisi da tutto il pubblico: "Ragioniamo con la nostra testa, siamo responsabili dei cambiamenti in corso, no all'intolleranza, sì alla solidarietà".Jovanotti sta con i Progressisti, insomma. Ieri ha trovato il tempo di essere con loro allo show-comizio di piazza San Giovanni, a Roma. I discografici della Polygram, anche loro giovani, fanno buon viso: Il primo album per la loro etichetta, "Lorenzo 1994", veleggia felice verso le trecentomila copie. Un successo clamoroso, di questi tempi. Anche il tour sarà da record: si annunciano "pienoni" un po' ovunque.I tempi di "Jovanotti figlio di p." scandito in coro dai fan di Vasco o di Zucchero sono remoti. Quegli stessi ragazzi, oggi, accorrono ai concerti del rapper più amato. Già, perché non sono solo frotte di ragazzine vocianti l'attuale pubblico di Jovanotti. Ci sono i metallari in libera uscita, ma anche i ragazzi-bene, le famigliole con tanto di bambini. Solo lo sguardo truce e, a volte, la maleducazione del cosiddetto "servizio d'ordine" ci ricordano che siamo a una riunione di massa.Lo show di Lorenzo fila via benissimo. Le "gag" sono innumerevoli. Per "Attaccami la spina" i musicisti (Mike Centonze alla chitarra, Saturnino Celani al basso, Pier Foschi alla batteria, Demo Morselli alla tromba, Nabuk alle tastiere e Naco alle percussioni: tutti ottimi) spuntano dal pavimento, e Jovanotti suona due grandi campane poste sopra la struttura Lahyer. Per "Barabba" compare il grande simbolo "divieto di svastica", e il palco si trasforma in una specie di "campo di concentramento" con lugubri sciabolate di luce."Piove", con "Dobbiamo inventarci qualcosa", "Soleluna" e "Serenata rap", lo vedono suonare la chitarra acustica, mentre "Il ballerino", con l'ottimo Demo Morselli alla tromba, lo impone come improbabile, ma talentuoso "dancer". Luci e ombre, rap e rock, parole e impegno, come per "Mario", ma fa anche capolino la mai scordata discoteca con il finale di "Gente della notte" e "Ciao mamma". E bravo Lorenzo! E' suo il miglior show in giro.Bruno Marzi

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Jewel intervista Il Gazzettino 1997

MilanoNOSTRO SERVIZIOE' un freddo gioiello dell' Alaska, con doppio passaporto svizzero; ma è anche un business da otto milioni di dischi venduti all' esordio. Ventuno anni, quarti di nobiltà partecipando ai tour di Neil Young e Dylan, Jewel è già stata in Italia ad aprile per lo show radiofonico "Montecarlo nights" e poi a Mantova per l' apertura del "Festivalbar". A Milano si è esibita per duecento persone stipate nel mitico "Zelig", casa madre dei cabarettisti delle nuove generazioni. Da sola con la chitarra, e con alcuni problemi tecnici che hanno interrotto lo show al primo brano, la bionda e un po' appesantita ragazza statunitense ha raccontato le sue storie musicali semplici, costruite su pochi accordi, ma molto coinvolgenti, grazie anche alla particolare vocalità, che l' avvicina all' amatissima Ricky Lee Jones, come lei stessa ha precisato durante l' incontro pomeridiano."Molti critici frettolosi - ha dichiarato - mi paragonano a Joni Mitchell. Non che non apprezzi e mi ispiri alla grande cantautrice canadese, ma mi sembra un po' riduttivo. Le mie storie rispecchiano la vita dei giovai della mia età, ricca di problemi. L' Alaska, Paese dove ho vissuto una parte della mia vita per poi seguire mia madre a San Diego in California, è una specie di mondo a parte, dove anche i ragazzi non si comportano come i loro coetanei che vivono a mille chilometri di distanza. Io sono cresciuta con quelle sensazioni".Poi Jewel Kilcher ha girato l' America con la sua chitarra in lungo e in largo, forte dell' album "Pieces of You", pubblicato nel '95 e ore riedito dalla Cgd, e di un ampio credito da parte dei discografici, alla ricerca di nuovi talenti."I manager e le Case discografiche, in momenti di crisi come questo, seguono l' onda cercando di proporre "cloni" di artiste di successo. Adesso funzionano le ragazze come me e Fiona Apple... Ma io ho fatto centinaia di concerti per arrivare alla notorietà, e nei momenti duri ho avuto il conforto di maestri come Neil Young, a cui telefono sovente, e Bob Dylan. Quando ho aperto i suoi concerti per lui non era un buon momento; eppure con me è stato prodigo di consigli. Una volta, di fronte a ventimila persone, mi ha detto: "Vai su tranquilla e non farti intimorire: è solo una tappa in più sulla strada del successo!"".Jewel sta scrivendo un libro di poesie: "E' una mia vecchia passione. A differenza delle canzoni, le poesie sono spesso autobiografiche. Mi hanno anche offerto due milioni di dollari per un altro libro. Saranno delle piccole storie che parleranno sia di me sia di altri argomenti". Non paga, Jewel sbarca anche a Hollywood: "Il film si intitola "To Live On" e io sono la protagonista femminile, accanto a Toby McGuire, attore già utilizzato dal regista Ang Lee per "Tempesta di ghiaccio". La storia racconta la vita nelle fredde terre di confine americane nel Secolo scorso. Finito il film, tornerò a pensare al nuovo album, previsto tra un anno. E' difficile mettere assieme le esperienze di una persona che, come me, è cresciuta molto... ".Bruno Marzi

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Jean Michel Jarre intervista Gioia 1997

Alla soglia dei cinquant’ anni, o poco meno, sono belli e felici. <Un patto dol diavolo? Se fosse, temo che termini da un giorno all’ altro, e mi arrivi un crollo fisico... >, scherza lui con savoir faire, scuotendo civettuolamente i lunghi capelli neri che gli cadono sulle spalle. Lei, che un po’ gli assomiglia nei gesti e nello sguardo, si è già dileguanta in una stanza vicina.Due artisti originali. Charlotte Rampling e Jean Michel Jarre festeggiano nel ‘97 venti anni di matrimonio, tre figli e la grande sintonia di un rapporto basato su reciproci interessi artistici. Lei è la bellissima e diafana attrice d’ avanguardia resa celebre dal “Portiere di notte” di Liliana Cavani (con Dick Bogarde nei panni dell’ ex nazista), che non ha disdegnato “Yuppi Du” con Celentano, e che si vantava (si fa per dire) di un antico “ménage a trois” con il primo marito e un amico. Lui è il musicista di successo (55 milioni di dischi venduti, e le sue canzoni utilizzate per “spot” pubblicitari e sigle) che ha tracciato la rotta alla moderna musica strumentale “techno” e alla “New age”, figlio di quel Maurice Jarre autore di celebri “colonne sonore”.Jean Michel non si sente figlio d’ arte, però: <Mio padre abbandonò mia madre quando avevo cinque anni. Non era ancora famoso, a quell’ epoca. In effetti, io non ho mai avuto complessi d’ inferiorità o spirito di competizione, nell’ intraprendere questa carriera>. Specialista in grandi “eventi” che uniscono musica, architettura e tecnologia (tra i tanti ricordiamo i concerti a Houston, ai Docks di Londra, alla Défense di Parigi, a Mont Saint-Michel, dove illumina grandi spazi e raduna milioni di persone), Jean Michel ha pubblicato in questi giorni “Oxygène 7-13”, che lui stesso indica come, <... la logica continuazione del discorso artistico del primo “Oxygène” del ‘77>. In questi giorni inizierà il primo vero e proprio tour nei palasport, con tappe annunciate in Italia a fine settembre. <Suonerò dal vivo così come ho fatto su disco, utilizzando i vecchi strumenti di vent’ anni fa, compreso il mitico Moog: non ripeteva mai due volte la stessa sonorità!>. Con lui, in veste di fotografa, consigliera, o solo di moglie (così come durante l’ intervista: ma defilata e muta, in un angolo) ci sarà sempre Lei, elegante e padrona di se’ nei lunghi abiti scuri dal taglio vagamente geomerico.La verità è che Jarre e Charlotte si conobbero proprio durante la gestazione del primo, importante disco del 48enne musicista parigino, e che questo nuovo album nasce da una necessità artistico-sentimentale.<Dietro al mio lavoro - spiega Jarre - c’ è sempre Charlotte. E’ lei che mi ispira e consiglia, anche se non interviene mai in questioni tecniche, naturalmente!>.- Sua moglie ha responsabilità, all’ interno delle tre Società che seguono i suoi interessi economici? -<Assolutamente no. Charlotte non ha confidenza con i numeri, e per lei i soldi sono un mistero... >.- E’ solo moglie e madre, allora? -<No: non è uil tipo, e i figli sono grandi, oramai. Solo che sceglie molto bene le parti che le propongono, e quindi fà film di qualità di cui non si parla molto, ma vanno alle mostre. Dopo “Il portiere di notte” aveva intenzione di chiudere col cinema: questo è vero>.- Come definirebbe la vostra storia, oggi?-<Nata per lo strano parallelismo tra le nostre insolite carriere, e sviluppata attraverso sentimenti profondi>.- I suoi figli hanno interessi musicali?-<David, che ha 19 anni, è coinvolto nell’ hard rock... per meglio dire: è indeciso tra il rock e la “techno”. Ha le idee giustamente confuse e la cosa è fonte di continue discussioni. Comunque ho l’ impressione che lavori sodo e ami la musica. Anche i miei dischi, seppur basati su melodie semplici, sono alla ricerca della migliore tavolozza di colori. Un po’ come Fellini, faccio sempre lo stesso film alla ricerca della perfezione. per il resto, sono contento che mi arrivino più attestazioni di stima dai musicisti “new age”, come dal vostro Robert Miles (italianissimo tastierista bresciano. NdR) che si sono ispirati a me che dai critici... >.- Lei, nel 1981, è stato il primo artista occidentale di fama a suonare in Cina, tra mille peripezie e problemi tecnici. Oggi è “Ambasciatore di Buona Volontà” dell’ Unesco. E’ un ruolo impegnativo? -<E’ un compito serio, che svolgo da anni e che mi onora. Purtroppo oggi è sempre più difficile parlare di pace e propagandare l’ idea della tolleranza... >.- Lei dice che oggi utilizza gli strumenti msicali dei suoi esordi. Ma non è un “maniaco” della tecnologia? -<Io cerco sempre un legame con la creatività, e la mia musica deve esprimere sentimenti ed atmosfere, poco inclini ai perfetti strumenti digitali. Io credo nel cd-rom utilizzato per fare cultura e in Internet come mezzo romantico di libertà. Purtroppo, con il miglioramento della tecnologia, un giorno “La Rete” sarà utilizzata alla pari con il televisore di casa. E’ vero però che il cinema non ha sostituito il teatro, e la televisone non ha ucciso il cinema. I valori artistici non moriranno mai. Per questo amo organizzare “eventi” unici in luoghi molto particolari>.- Ha previsto un mega-show per il capodanno del Duemila? -<Premesso che si tratta solo di una data priva di significato, ho due ipotesi su cui lavorare. La prima è di suonare nel deserto australiano presso la “Pietra sacra” degli aborigeni;la seconda è... di starmene a casa a dormire!>. Piccolo particolare non trascurabile: casa Jarre, nella campagna parigina, è una grande villa che assomiglia più a un castello. Di trentadue che lui ne ha, ovviamente.Bruno Marzi

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"Maniaci sentimentali" intervista Tognazzi-Izzo Il Gazzettino 1994

VercelliNOSTRO SERVIZIOSettecento milioni d'incasso nei primi due giorni di programmazione: un successo "americano" per un film italiano, realizzato con alta artigianalità "Maniaci sentimentali", opera prima di Simona Izzo, attrice, doppiatrice e sceneggiatrice di successo, ha fatto centro, malgrado tutto e tutti. Ha relegato il "moroso" Ricky Tognazzi al solo ruolo di attore, dopo aver condiviso il successo di film come "La scorta"."E' stato il merito di un gruppo di amici che mi ha dato piena disponibilità - ci racconta - e della fiducia che hanno avuto i distributori, nel programmare il film in un weekend "caldo" come quello scorso, ai primi di aprile". In piena bagarre post-Oscar, aggiungiamo noi. "Li abbiamo riuniti tutti al cinema Centrale di Melzo, una ventina di giorni fa, con una copia fresca di stampa... e ci è andata bene!", aggiunge, a fare buon peso, Tognazzi, che del film è anche "economo" della troupe. "Quello che mi metteva fretta perché i costi salivano!", aggiunge Simona.La giovane coppia di cineasti crede fortemente nella Provincia: quella tanto cara a papà Ugo, che la mise alla berlina in storie celeberrime come quella del "Commissario Pepe", film girato tra Vicenza e Treviso e tratto dal libro di Ugo Facco de la Garda, che fu anche direttore del Gazzettino nell'immediato dopoguerra. Eccoli, allora, a Vercelli, come ospiti d'onore di una cinerassegna. Il cinema Italia è gremito: metà cinefili e metà "gossip", curiosi per l'ex signora Venditti, ex compagna di Costanzo, ora amorosa, palesemente ricambiata, del simpatico Ricky. Male dal punto di vista mondano (una coppia normalissima) ma grande successo del film, con sinceri applausi finali."Credo che sia stato capito il nostro sforzo, nel sceneggiare un film vero, per certi versi autobiografico e post femminista, con un gran senso del valore matriarcale, anche se io mi sento più Luca che Mara... ", spiega Simona. Ribatte Ricky: "Anch'io "mi sento abbastanza Luca"... ma meno stronzo!". Tutti assieme, allora, a divertirsi lavorando. Simona: "Tra amici, vere suocere - Pat'O Hara, mamma di Ricky - e veri cani che recitavano, la nostra Blondie, non capivo più quando era il momento di dire "azione!" e quando era quello di andare a casa! Poi c'erano di mezzo tutte le vicende sentimentali - vere! - degli attori, per cui Barbara de Rossi non voleva baciare troppo intensamente Ricky per non ingelosire il vero fidanzato... "."Maniaci sentimentali" è costato poco più di tre miliardi, pubblicità compresa. "Abbiamo girato in otto settimane - "... E due giorni di sforatura!", ribadisce l' "economo" Ricky - utilizzando i nostri soldi, senza l'aiuto economico della televisione, e quelli di mio papà Renato che, come diciamo nell'ambiente del cinema, "ha messo le ruote alla casa"; ha ipotecato la villa, rischiando le pezze al sedere dopo una vita di lavoro e soddisfazioni. Forse è andata bene!".Papà Renato Izzo, famoso attore e regista, è il titolare del Gruppo Trenta, a cui dobbiamo molti tra i più bei doppiaggi del recente cinema. Simona stessa ha prestato voce - e ... lamenti - a molti "premi Oscar", come Jessica Lange, e alla scatenata Madonna di "Body of evidence". La famiglia Izzo comprende quattro sorelle, gemelle a coppie: Simona e Rossella - anche lei doppiatrice e sceneggiatrice - con le più giovani Giuppy - che nel film è l'amante di Ricky, e che ha recitato incinta di tre mesi - e Fiamma Izzo D'Amico, giovane e famosa cantante lirica.Una curiosità. Nei "trailer" televisivi si vede Ricky nella vasca da bagno con Benvenuti, a disquisire sul sogno "omo" di Luca con l'amico. Conclude Tognazzi: "La scena, nel film, non c'è, perché girata all'inizio della produzione, con il primo "set" utile: il bagno. Ci serviva per parlare del film sotto le feste di Natale! Tranquilli: avevamo costumi da bagno "rinforzati"!".Bruno Marzi

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HJF Imola Il Gazzettino 2002

MilanoNOSTRO SERVIZIODue "headliner" pesanti come Red Hot Chili Peppers il sabato e Santana la domenica, uniche date italiane, e comprimari di lusso a partire da Garbage, Chemical Brothers, l' altra sera in concerto a Milano, e Muse; tra gli italiani spicca l' unica data estiva degli Articolo 31 (presenti ieri in conferenza stampa. "Siamo emozionati e pronti alla sfida. Quando la gente urla nell' arena, senti un' ondata che ti spinge indietro", commentano), gli Afterhours freschi di cd, Subsonica e Meganoidi. A sentire lo stesso manager Roberto de Luca, il tutto è concepito per "un sabato di rock duro e una domenica più centrata nei gusti". Siamo alla quinta edizione dell' "Heineken Jammin' Festival", all' autodromo "Enzo e Dino Ferrari" di Imola il 15 e il 16 giugno. Biglietti a 28 euro per sera e 48 euro in abbonamento, più prevendita, acquistabili nei normali circuiti da oggi.Con l' apertura dei cancelli alle 11 e l' inizio degli show alle 13.30, ecco il dettaglio dei concerti, premettendo che per entrambi i giorni mancano ancora i nomi dei primi due gruppi "opening act", presumibilmente italiani. Sabato 15 si esibiscono Kane, Meganoidi, Afterhours, Lostprophets, Muse, Red Hot Chili Peppers e a chiudere i Chemical Brothers nella "dance night". Domenica tocca a Cousteau, Manà, Subsonica, Articolo 31, Garbage e Santana. Previsti i soliti spazi di "decantazione ludica" e musica alternativa, gli organizzatori (Clear Channel, Comune di Imola e Heineken) promettono più ampie zone di campeggio, migliore ricezione e logistica per una struttura che già il 14 aprile vedrà l' assalto dei 200mila fanatici della Formula Uno per l' attesissimo "Gran Premio di San Marino".Diciamo che, deluso per non aver portato il festival a tre giornate come previsto ("I Depeche Mode non fanno tour europeo perché la moglie di Martin Gore è molto incinta... ") Roberto De Luca è andato sul sicuro portando artisti assolutamente graditi al pubblico e, cosa che non guasta di questi tempi, grandi venditori di dischi. "I Red Hot Chili Peppers hanno venduto 12 milioni di copie dell' ultimo cd - spiega De Luca - di cui ben 650mila in Italia. Meglio ancora Santana con rispettivamente 25 milioni di dischi nel Mondo e 900mila in Italia. I Red Hot poi faranno la prima apparizione dall' uscita del nuovo album".Sfogliando tra i nomi confermati citiamo gli Afterhours in assoluto stato di grazia con il nuovo cd "Quello che non c'è", mentre, della stessa "piccola grande" Etichetta discografica italiana Mescal, anche i Subsonica vantano grande popolarità. Di casa in Italia Cousteau, sono i Garbage ad offrire la nota di curiosità, grazie ad uno spettacolo nuovo e stimolante. Per i Manà, band sudamericana "politicamente corretta" già sentita in showcase a Milano, si preannuncia un ovvio incontro con Santana per quella "Corazòn espinado" portata al successo da entrambi.Bruno Marzi

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EDITORIALE

Tutti i giovani ragazzi

Ci sono storie che vale la pena di raccontare. Quella di Ian Hunter e Mick Ronson, morto nel '93, che molti conoscono per essere stato uno Spiders from Mars di David Bowie nonché suo arrangiatore fu singolare. Ian Hunter, per contro, è vivo e vegeto alla bella età di 87 anni e ha attraversato indenne anni e rock che definire ruggenti è poco. "All the Young Dudes" fu inciso proprio dai Mott the Hoople nel '72 e divenne un successo planetario. La mano di Bowie, autore del pezzo, realizzato nei suoi studi "Odissey", ha saputo plasmare un brano assolutamente rock, ma ricco di poesia e dal testo molto, diciamo, "educativo"... Si parla di volontà di suicidio a venticinque anni, di ragazze a dir poco allo sbando, e si fatica a trovare il lieto fine. "All the Young Dudes" è anche il titolo di un libro di Ellie Russell in stile fantasy-fanfiction e collegato alla saga di Harry Potter.Il mio racconto invece, più prosaico, riguarda un'avventura parigina del lontanissimo 1974, mese di novembre. Ero ospite di mia zia Anna, che appunto ancora oggi abita a Parigi, e sfogliando "L'officiel des spectacles" (un libriccino settimanale con tutti, ma proprio tutti gli spettacoli in città. Altro che internet...) mi accorsi che all'Olympia ci sarebbe stato lo show dei Mott the Hoople. Era già dopopranzo, e lo spettacolo era pomeridiano. Insomma, schizzai verso il métro e con una serie di cambi e controcambi arrivai al famoso locale di Boulevard des Capucines. Lo show stava finendo. Impietosite le maschere all'ingresso, riuscì ad entrare a scrocco. Giusto il tempo per il finale e i bis, con l'ultimo "All the Young Dudes". Ergo, missione compiuta, tutto sommato. Avevo pensato di organizzarmi per la replica serale, ma accadde l'imponderabile. Nella fretta, e tra un métro e l'altro appunto, persi il portafogli, ritrovandomi solo con un biglietto valido per il ritorno. Tornai a casa e, la mattina dopo, andai all'ambasciata italiana per ottenere un documento provvisorio, sennò non tornavo nemmeno in Madrepatria. Allora usava così al confine, cara Gioggia... Insomma, a volte la sfiga ci vede piùttosto bene, e ti lascia giusto le briciole.

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La Loro Vercelli...

... O il posto che preferite e amate. E' uguaglio... Pochi minuti fa, con malcelato dispiacere, ho abbandonato il gruppo FB "La Nostra Vercelli (La nosa Varsej)", stanco di non trovarci più nulla che non sia la celebrazione della Giunta comunale, delle opere e dei giorni, e ovviamente dei miracoli. Pensavo fosse una maniera per avere informazioni e mantenere un legame, ma ne esco profondamente deluso, nonché confermato nelle mie ormai certezze sul lecchismo utilitaristico, il decadimento sociale e umano della città in cui sono nato e per la quale auspico sempre il meglio. E chi mi conosce lo sa. Detesto il leccaculismo, le bugie e la volgarità (questi gruppi parlano sempre di "rispetto nei modi e nel linguaggio", invano. Oggi un tizio fascio-sionista mi ha dato della "zecca rossa"). Vedo però che ormai prende sempre più piede un senso di impunità che intristisce e delude. Contenti loro...Vercelli è un posto come tanti in Italia, con gente perbene, storia, tradizioni, cultura, una bella struttura medioevale. E' un posto dove in tempi non sospetti (elezioni comunali due anni fa) Vannacci con la Lega ha preso cinquecento preferenze e il sindaco è un ex assessore socialista ultra ottantenne che si è candidato con Fardelli di Taglia. "Da indipendente", per carità, come il "compagno avvocato della città" al comizio di Peppone in "Don Camillo". E' una città che sventola le proprie glorie (Piola e la Pro Vercelli - ma il Comune osteggia la nuova proprietà olandese - la scherma, i tesori del Duomo e un castello in pieno centro) ma poi le manda in rovina. E' la città che, grazie a certi proprietari terrieri latifondisti, negli anni Venti foraggiò Mussolini e il fascismo. Una città piemontese, insomma: falsa e cortese. Ma è comunque "le plat pays qui est le mien".Per fortuna le persone perbene (e cari amici) sono ancora in maggioranza, ma non detengono il Potere che, in una maniera o nell'altra, si preserva nelle solite maniere.Io vi parlo di queste minimalia nel mentre che il cuore mi è triste per la perdita di un caro amico come Don Mazzi da una parte e per gli ottantaquattro inutili marocchini morti in una vicenda oscurissima e pilotata, che fa inorridire. Se Atene piange, insomma, Sparta non ride. Ma noi tirem innanz...

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Ostrega che prete!

Una quindicina di anni fa Don Antonio Mazzi da Verona, asceso al suo dio oggi a quasi 97 anni, mi raccontava che un suo amico cardiologo si era accorto di un infarto "silente" che il fondatore di Exodus aveva subìto quasi senza accorgersene. Il Don gli raccontò i sintomi nel backstage dei Pooh e il luminare lo convocò - fortunatamente - la mattina dopo in clinica, rilevando i marker della crisi cardiaca. Questo era l'uomo "tremendo" come egli stesso si definiva. Appassionato di musica classica e con studi di violino (ma l'IA di Google non lo sa) prima in giro per il mondo e poi nella cascina di Parco Lambro il prete apparentemente iconoclasta si è votato non solo alla catechesi dei giovani che il suo Vescovo gli aveva imposto intuendo le sue capacità, ma al salvataggio di innumerevoli vite dalla droga e dalla depressione. E quando non andava bene, era il primo a soffrirne. Aiutato da moltissimi, molto meno dalle istituzioni, la scelta del Lambro coincise con una naturale bonifica dallo spaccio e dalle numerose minacce personali. Fu anche personaggio televisivo molto amato, ma sempre con il fine ultimo dei suoi ragazzi. Saranno altri a raccontarvi molte cose. Io ho scelto una mia immagine, tra le tante, assieme ai suoi ragazzi e ai tanti amici nel prato della Comunità, mentre sul palco la musica dell'amica Valentina Gautier e dei Nomadi rallegrava la giornata ma non faceva smettere di pensare.

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Nostalghia: malattia senile della compagnia...

Chi mi conosce sa che ho profondo rispetto per Ricky Gianco, che considero uno dei geni assoluti della musica popolare italiana. Sua, per esempio, è quella "Pugni chiusi" poi diventata inno dei Ribelli di Demetrio. Nel 1978, ero giovane, ho avuto il piacere - e un po' l'onore - di vivere la bella stagione dell' "Ultima Spiaggia" di Ricky e Nanni RIcordi. Con appunto Gianco, i Manfredi Bros., Jannacci, Cattaneo, Lolli e via dicendo. Da una parte del cortile loro e dall'altra la "Cramps" di Gianni Sassi, con Finardi e gli Area e la musica sperimentale internazionale, da Walter Marchetti a John Cage. E proprio in quell'Anno di Grazia  Settantotto Gianco concepi "Arcimboldo"; un vero capolavoro autorale. La canzone più iconoclasta era "Compagno sì, compagno no, compagno un caz.": provocazione da Sinistra alla Sinistra (e fonte d'ispirazione implicita per gli Eliii de' "La terra dei cachi"). Da ascoltare e immaginare. E oggi?

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Giù le mani da (quella) Costa Merlata

Notizia ripresa grazie all'amico e sodale Claudio Vino. Conosco benissimo la zona in cui Bill Gates, recente proprietario del gruppo Four Seasons, vorrebbe installare un mega resort con la complicità di un gruppo immobiliare israeliano; cosa che di per sè mi crea un immediato irsutismo e altre voglie insane. Lo conosco perché da molti anni è la meta preferita delle nostre vacanze. Innumerevoli e limpide calette, gente amichevole e affitti onesti. E molto altro ancora. Costa Merlata, a sud del porticciolo di Villanova, recentemente riattrezzato, è una località nata da un gruppo di amici pugliesi che, negli anni Sessanta, costruì una serie di villette, poi diventate un vero villaggio, non necessariamente a scopo di lucro bensì per belle vacanze. Gates e la sua banda di sionisti sta subendo un deciso stop dalla benemerita (forse anche quella con la "B" maiuscola) Regione Puglia che, da Vendola in poi, su certe questioni vede bene e lungo.La contrada Mogale è appunto a metà strada tra la fine di Villanova e Costa Merlata. Nell'immagine ripresa da qualche mappa si vede bene. Una grande distesa verde tra i due paesini, che contano già strutture turistiche diffuse ma discrete. Gates vorrebbe in pratica insistere sull'unica zona non ancora toccata da nulla. Agricola e marina. In realtà però avrebbe altre opportunità che non vuole sfruttare, o che non gli vanno a genio. Sulla destra infatti, si vede un piccolo aeroporto turistico dismesso (ve ne ho già parlato) del quale è rimasta solo la pista di circa un chilometro, con possibilità di allungarsi verso l'interno, vista una zona di casette abbandonate da decenni, mentre davanti è ormai ai minimi termini un campeggio già in auge ma adesso ristretto e solo stagionale. Un vero peccato. Se il progetto insistesse da quel lato, per dire, nessuno avrebbe niente da obiettare, anche perché sarebbe un'intelligente riqualificazione. Nella piazzetta di Costa Merlata, praticamente sul mare, c'è anche un hotel abbandonato da decenni che, mi dicono, si presta a volte a strani giri... In più, nella zona, splendida, dove negli anni Settanta era sorta una discoteca molto à la page praticamente su uno scoglio tra due spiaggette, oggi c'è un pretenzioso hotel-spa creato da un facoltoso svizzero. Insomma, ci sarebbe trippa per gatti senza fare cazzate. Troppo semplice.Ergo, concordo con chi si incazza. Giù le mani da una zona splendida e incontaminata. Quattro stagioni sono troppe

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Francia - Inghilterra: scapoli contro ammogliati

Nel ricordo di un super match come il famoso Italia - Germania 4:3, la partita per il terzo e quarto posto del Mondiale di calcio più brutto di sempre è parsa veramente sia ua fiera delle vanità sia una sceneggiata assolutamente di infimo livello. L'ho vista per caso, dopo un paio di bei telefilm e nel mentre lavoravo al computer. Non riesco a svolgere un'analisi tecnica, perché questo calcio alla "viva il parroco" mi preclude considerazioni sensate, perdipiù a quest'ora. Continuo a pensare che la vituperata serie C - attuale - della mia Pro Vercelli sia molto, ma molto più divertente.

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