Tutto il mio mondo: l'archivio degli articoli...

Non solo musica, o spettacolo in genere. La mia idea è di trasmettere le mie esperienze, che passano anche attraverco differenti forma d'arte, come il cinema, i libri, lo sport, una certa televisione e - perché no? -  anche una visione politica chiara, netta e giusta. E poi, mi è capitato di tutto (sono io).

Johnny Winter live a Bellinzona Il Gazzettino 2003

BellinzonaNOSTRO SERVIZIOHa solo cinquantanove anni ma le devastazioni della vita lo costringono a suonare seduto, con un evidente tremolio nella parte destra del corpo. Ciononostante Johnny Winter è in un momento di assoluto "stato di grazia" artistico. Lo ha dimostrato l' altra sera in piazza Governo, gremita malgrado la pioggia insistente, suonando per oltre un' ora e mezza e fino all' una di notte (dove sono le proteste per il rumore?) come assoluta star di "Piazza Blues", il festival gemellato con "Deltablues" di Rovigo. Lo show svizzero si è concluso ieri sera con Willy De Ville e Solomon Burke, mentre per la manifestazione rovigina l' atto finale è stasera con Matt Siccheri, Otis Taylor e Lucky Peterson. Winter sarà a "Pistoia blues" il 12 luglio e a Salerno il 13.Appena uscito con il doppio cd antologico "Winter Essentials 1960-1967", con brani precedenti alla svolta rock di "Still Alive and Well" ("Jumpin' Jack Flash" e la torrenziale "Rock me Baby") il chitarrista texano offre uno show sì commovente dal punto di vista umano (malgrado da circa due anni abbia intrapreso una svolta salutista) ma assolutamente eccelso da quello artistico. Basta chiudere gli occhi, e pensare che in scena ci sia un ragazzino poco più che ventenne, con una enorme "rabbia" blues da sfogare. Perché l' albino chitarrista e cantante di Beaumont è veramente l' unico, vero bluesman bianco accreditato come tale da tutti i "grandi" del genere. E con merito.La "scaletta" è decisamente classica, con brani come "She Like to Boogie Real Now", "Mona, Not Fade Away", "Johnny Guitar", "Got my Mojo Working", quasi irriconoscibile, "Boogie Real Now", "Sick and Tired", "Blackjack Blues", "Mojo Boogie" ma anche la dylaniana "Highway 61 Revisted". I bis sono un' apoteosi di "slide guitar", che diventa un groove di suoni compatto, magico, stellare. Anche la voce acuta di Winter è cristallina, solo un po' meno potente che in passato, molto emozionale. Bravi infine i musicisti della band, con il cantante e armonicista James Montgomery, l' energico e preciso bassista Scot Spray e l' essenziale batterista Wayne June. Imperdibile.Bruno Marzi

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Jovanotti live e intervista Il Gazzettino 1994

Montichiari(Bs)NOSTRO SERVIZIOSignificativamente, si intitola "Pensiero positivo" il tour di Jovanotti-Lorenzo Cherubini che, iniziato sabato sera nel funzionale palasport di Montichiari, stracolmo di gente, toccherà stasera Udine e domani Verona, con successivi appuntamenti il 25 a Bolzano, il 24 aprile a Belluno, il 25 a Bassano del Grappa, per terminare il 14 maggio a Pavia, sempre nei palasport.Il ricco paese tra Brescia e Mantova, l'altra sera, accoglieva un altro show di prestigio: quello dei Nomadi, sotto una capiente tendone, anch'esso strapieno. La musica, insomma, sembra essere la vera "forza elettorale" capace, in questi tempi, di coagulare grandi folle.Se la band del prematuramente scomparso Augusto Daolio, infatti, da sempre si è trovata schierata a sinistra (vedi: provenienza geografica, problematica sociale dei testi, credo politico) l'ex pupillo di Cecchetto, il ragazzo tutto risate e "... è una figata!", ha preso pesantemente coscienza di come va il Mondo di pari passo con la crescita anagrafica. I suoi slogan, più volte enunciati nel corso di uno show durato più di due ore e mezza (inizia alle 21.30 precise) sono molto chiari, e vengono condivisi da tutto il pubblico: "Ragioniamo con la nostra testa, siamo responsabili dei cambiamenti in corso, no all'intolleranza, sì alla solidarietà".Jovanotti sta con i Progressisti, insomma. Ieri ha trovato il tempo di essere con loro allo show-comizio di piazza San Giovanni, a Roma. I discografici della Polygram, anche loro giovani, fanno buon viso: Il primo album per la loro etichetta, "Lorenzo 1994", veleggia felice verso le trecentomila copie. Un successo clamoroso, di questi tempi. Anche il tour sarà da record: si annunciano "pienoni" un po' ovunque.I tempi di "Jovanotti figlio di p." scandito in coro dai fan di Vasco o di Zucchero sono remoti. Quegli stessi ragazzi, oggi, accorrono ai concerti del rapper più amato. Già, perché non sono solo frotte di ragazzine vocianti l'attuale pubblico di Jovanotti. Ci sono i metallari in libera uscita, ma anche i ragazzi-bene, le famigliole con tanto di bambini. Solo lo sguardo truce e, a volte, la maleducazione del cosiddetto "servizio d'ordine" ci ricordano che siamo a una riunione di massa.Lo show di Lorenzo fila via benissimo. Le "gag" sono innumerevoli. Per "Attaccami la spina" i musicisti (Mike Centonze alla chitarra, Saturnino Celani al basso, Pier Foschi alla batteria, Demo Morselli alla tromba, Nabuk alle tastiere e Naco alle percussioni: tutti ottimi) spuntano dal pavimento, e Jovanotti suona due grandi campane poste sopra la struttura Lahyer. Per "Barabba" compare il grande simbolo "divieto di svastica", e il palco si trasforma in una specie di "campo di concentramento" con lugubri sciabolate di luce."Piove", con "Dobbiamo inventarci qualcosa", "Soleluna" e "Serenata rap", lo vedono suonare la chitarra acustica, mentre "Il ballerino", con l'ottimo Demo Morselli alla tromba, lo impone come improbabile, ma talentuoso "dancer". Luci e ombre, rap e rock, parole e impegno, come per "Mario", ma fa anche capolino la mai scordata discoteca con il finale di "Gente della notte" e "Ciao mamma". E bravo Lorenzo! E' suo il miglior show in giro.Bruno Marzi

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Jewel intervista Il Gazzettino 1997

MilanoNOSTRO SERVIZIOE' un freddo gioiello dell' Alaska, con doppio passaporto svizzero; ma è anche un business da otto milioni di dischi venduti all' esordio. Ventuno anni, quarti di nobiltà partecipando ai tour di Neil Young e Dylan, Jewel è già stata in Italia ad aprile per lo show radiofonico "Montecarlo nights" e poi a Mantova per l' apertura del "Festivalbar". A Milano si è esibita per duecento persone stipate nel mitico "Zelig", casa madre dei cabarettisti delle nuove generazioni. Da sola con la chitarra, e con alcuni problemi tecnici che hanno interrotto lo show al primo brano, la bionda e un po' appesantita ragazza statunitense ha raccontato le sue storie musicali semplici, costruite su pochi accordi, ma molto coinvolgenti, grazie anche alla particolare vocalità, che l' avvicina all' amatissima Ricky Lee Jones, come lei stessa ha precisato durante l' incontro pomeridiano."Molti critici frettolosi - ha dichiarato - mi paragonano a Joni Mitchell. Non che non apprezzi e mi ispiri alla grande cantautrice canadese, ma mi sembra un po' riduttivo. Le mie storie rispecchiano la vita dei giovai della mia età, ricca di problemi. L' Alaska, Paese dove ho vissuto una parte della mia vita per poi seguire mia madre a San Diego in California, è una specie di mondo a parte, dove anche i ragazzi non si comportano come i loro coetanei che vivono a mille chilometri di distanza. Io sono cresciuta con quelle sensazioni".Poi Jewel Kilcher ha girato l' America con la sua chitarra in lungo e in largo, forte dell' album "Pieces of You", pubblicato nel '95 e ore riedito dalla Cgd, e di un ampio credito da parte dei discografici, alla ricerca di nuovi talenti."I manager e le Case discografiche, in momenti di crisi come questo, seguono l' onda cercando di proporre "cloni" di artiste di successo. Adesso funzionano le ragazze come me e Fiona Apple... Ma io ho fatto centinaia di concerti per arrivare alla notorietà, e nei momenti duri ho avuto il conforto di maestri come Neil Young, a cui telefono sovente, e Bob Dylan. Quando ho aperto i suoi concerti per lui non era un buon momento; eppure con me è stato prodigo di consigli. Una volta, di fronte a ventimila persone, mi ha detto: "Vai su tranquilla e non farti intimorire: è solo una tappa in più sulla strada del successo!"".Jewel sta scrivendo un libro di poesie: "E' una mia vecchia passione. A differenza delle canzoni, le poesie sono spesso autobiografiche. Mi hanno anche offerto due milioni di dollari per un altro libro. Saranno delle piccole storie che parleranno sia di me sia di altri argomenti". Non paga, Jewel sbarca anche a Hollywood: "Il film si intitola "To Live On" e io sono la protagonista femminile, accanto a Toby McGuire, attore già utilizzato dal regista Ang Lee per "Tempesta di ghiaccio". La storia racconta la vita nelle fredde terre di confine americane nel Secolo scorso. Finito il film, tornerò a pensare al nuovo album, previsto tra un anno. E' difficile mettere assieme le esperienze di una persona che, come me, è cresciuta molto... ".Bruno Marzi

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Jean Michel Jarre intervista Gioia 1997

Alla soglia dei cinquant’ anni, o poco meno, sono belli e felici. <Un patto dol diavolo? Se fosse, temo che termini da un giorno all’ altro, e mi arrivi un crollo fisico... >, scherza lui con savoir faire, scuotendo civettuolamente i lunghi capelli neri che gli cadono sulle spalle. Lei, che un po’ gli assomiglia nei gesti e nello sguardo, si è già dileguanta in una stanza vicina.Due artisti originali. Charlotte Rampling e Jean Michel Jarre festeggiano nel ‘97 venti anni di matrimonio, tre figli e la grande sintonia di un rapporto basato su reciproci interessi artistici. Lei è la bellissima e diafana attrice d’ avanguardia resa celebre dal “Portiere di notte” di Liliana Cavani (con Dick Bogarde nei panni dell’ ex nazista), che non ha disdegnato “Yuppi Du” con Celentano, e che si vantava (si fa per dire) di un antico “ménage a trois” con il primo marito e un amico. Lui è il musicista di successo (55 milioni di dischi venduti, e le sue canzoni utilizzate per “spot” pubblicitari e sigle) che ha tracciato la rotta alla moderna musica strumentale “techno” e alla “New age”, figlio di quel Maurice Jarre autore di celebri “colonne sonore”.Jean Michel non si sente figlio d’ arte, però: <Mio padre abbandonò mia madre quando avevo cinque anni. Non era ancora famoso, a quell’ epoca. In effetti, io non ho mai avuto complessi d’ inferiorità o spirito di competizione, nell’ intraprendere questa carriera>. Specialista in grandi “eventi” che uniscono musica, architettura e tecnologia (tra i tanti ricordiamo i concerti a Houston, ai Docks di Londra, alla Défense di Parigi, a Mont Saint-Michel, dove illumina grandi spazi e raduna milioni di persone), Jean Michel ha pubblicato in questi giorni “Oxygène 7-13”, che lui stesso indica come, <... la logica continuazione del discorso artistico del primo “Oxygène” del ‘77>. In questi giorni inizierà il primo vero e proprio tour nei palasport, con tappe annunciate in Italia a fine settembre. <Suonerò dal vivo così come ho fatto su disco, utilizzando i vecchi strumenti di vent’ anni fa, compreso il mitico Moog: non ripeteva mai due volte la stessa sonorità!>. Con lui, in veste di fotografa, consigliera, o solo di moglie (così come durante l’ intervista: ma defilata e muta, in un angolo) ci sarà sempre Lei, elegante e padrona di se’ nei lunghi abiti scuri dal taglio vagamente geomerico.La verità è che Jarre e Charlotte si conobbero proprio durante la gestazione del primo, importante disco del 48enne musicista parigino, e che questo nuovo album nasce da una necessità artistico-sentimentale.<Dietro al mio lavoro - spiega Jarre - c’ è sempre Charlotte. E’ lei che mi ispira e consiglia, anche se non interviene mai in questioni tecniche, naturalmente!>.- Sua moglie ha responsabilità, all’ interno delle tre Società che seguono i suoi interessi economici? -<Assolutamente no. Charlotte non ha confidenza con i numeri, e per lei i soldi sono un mistero... >.- E’ solo moglie e madre, allora? -<No: non è uil tipo, e i figli sono grandi, oramai. Solo che sceglie molto bene le parti che le propongono, e quindi fà film di qualità di cui non si parla molto, ma vanno alle mostre. Dopo “Il portiere di notte” aveva intenzione di chiudere col cinema: questo è vero>.- Come definirebbe la vostra storia, oggi?-<Nata per lo strano parallelismo tra le nostre insolite carriere, e sviluppata attraverso sentimenti profondi>.- I suoi figli hanno interessi musicali?-<David, che ha 19 anni, è coinvolto nell’ hard rock... per meglio dire: è indeciso tra il rock e la “techno”. Ha le idee giustamente confuse e la cosa è fonte di continue discussioni. Comunque ho l’ impressione che lavori sodo e ami la musica. Anche i miei dischi, seppur basati su melodie semplici, sono alla ricerca della migliore tavolozza di colori. Un po’ come Fellini, faccio sempre lo stesso film alla ricerca della perfezione. per il resto, sono contento che mi arrivino più attestazioni di stima dai musicisti “new age”, come dal vostro Robert Miles (italianissimo tastierista bresciano. NdR) che si sono ispirati a me che dai critici... >.- Lei, nel 1981, è stato il primo artista occidentale di fama a suonare in Cina, tra mille peripezie e problemi tecnici. Oggi è “Ambasciatore di Buona Volontà” dell’ Unesco. E’ un ruolo impegnativo? -<E’ un compito serio, che svolgo da anni e che mi onora. Purtroppo oggi è sempre più difficile parlare di pace e propagandare l’ idea della tolleranza... >.- Lei dice che oggi utilizza gli strumenti msicali dei suoi esordi. Ma non è un “maniaco” della tecnologia? -<Io cerco sempre un legame con la creatività, e la mia musica deve esprimere sentimenti ed atmosfere, poco inclini ai perfetti strumenti digitali. Io credo nel cd-rom utilizzato per fare cultura e in Internet come mezzo romantico di libertà. Purtroppo, con il miglioramento della tecnologia, un giorno “La Rete” sarà utilizzata alla pari con il televisore di casa. E’ vero però che il cinema non ha sostituito il teatro, e la televisone non ha ucciso il cinema. I valori artistici non moriranno mai. Per questo amo organizzare “eventi” unici in luoghi molto particolari>.- Ha previsto un mega-show per il capodanno del Duemila? -<Premesso che si tratta solo di una data priva di significato, ho due ipotesi su cui lavorare. La prima è di suonare nel deserto australiano presso la “Pietra sacra” degli aborigeni;la seconda è... di starmene a casa a dormire!>. Piccolo particolare non trascurabile: casa Jarre, nella campagna parigina, è una grande villa che assomiglia più a un castello. Di trentadue che lui ne ha, ovviamente.Bruno Marzi

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"Maniaci sentimentali" intervista Tognazzi-Izzo Il Gazzettino 1994

VercelliNOSTRO SERVIZIOSettecento milioni d'incasso nei primi due giorni di programmazione: un successo "americano" per un film italiano, realizzato con alta artigianalità "Maniaci sentimentali", opera prima di Simona Izzo, attrice, doppiatrice e sceneggiatrice di successo, ha fatto centro, malgrado tutto e tutti. Ha relegato il "moroso" Ricky Tognazzi al solo ruolo di attore, dopo aver condiviso il successo di film come "La scorta"."E' stato il merito di un gruppo di amici che mi ha dato piena disponibilità - ci racconta - e della fiducia che hanno avuto i distributori, nel programmare il film in un weekend "caldo" come quello scorso, ai primi di aprile". In piena bagarre post-Oscar, aggiungiamo noi. "Li abbiamo riuniti tutti al cinema Centrale di Melzo, una ventina di giorni fa, con una copia fresca di stampa... e ci è andata bene!", aggiunge, a fare buon peso, Tognazzi, che del film è anche "economo" della troupe. "Quello che mi metteva fretta perché i costi salivano!", aggiunge Simona.La giovane coppia di cineasti crede fortemente nella Provincia: quella tanto cara a papà Ugo, che la mise alla berlina in storie celeberrime come quella del "Commissario Pepe", film girato tra Vicenza e Treviso e tratto dal libro di Ugo Facco de la Garda, che fu anche direttore del Gazzettino nell'immediato dopoguerra. Eccoli, allora, a Vercelli, come ospiti d'onore di una cinerassegna. Il cinema Italia è gremito: metà cinefili e metà "gossip", curiosi per l'ex signora Venditti, ex compagna di Costanzo, ora amorosa, palesemente ricambiata, del simpatico Ricky. Male dal punto di vista mondano (una coppia normalissima) ma grande successo del film, con sinceri applausi finali."Credo che sia stato capito il nostro sforzo, nel sceneggiare un film vero, per certi versi autobiografico e post femminista, con un gran senso del valore matriarcale, anche se io mi sento più Luca che Mara... ", spiega Simona. Ribatte Ricky: "Anch'io "mi sento abbastanza Luca"... ma meno stronzo!". Tutti assieme, allora, a divertirsi lavorando. Simona: "Tra amici, vere suocere - Pat'O Hara, mamma di Ricky - e veri cani che recitavano, la nostra Blondie, non capivo più quando era il momento di dire "azione!" e quando era quello di andare a casa! Poi c'erano di mezzo tutte le vicende sentimentali - vere! - degli attori, per cui Barbara de Rossi non voleva baciare troppo intensamente Ricky per non ingelosire il vero fidanzato... "."Maniaci sentimentali" è costato poco più di tre miliardi, pubblicità compresa. "Abbiamo girato in otto settimane - "... E due giorni di sforatura!", ribadisce l' "economo" Ricky - utilizzando i nostri soldi, senza l'aiuto economico della televisione, e quelli di mio papà Renato che, come diciamo nell'ambiente del cinema, "ha messo le ruote alla casa"; ha ipotecato la villa, rischiando le pezze al sedere dopo una vita di lavoro e soddisfazioni. Forse è andata bene!".Papà Renato Izzo, famoso attore e regista, è il titolare del Gruppo Trenta, a cui dobbiamo molti tra i più bei doppiaggi del recente cinema. Simona stessa ha prestato voce - e ... lamenti - a molti "premi Oscar", come Jessica Lange, e alla scatenata Madonna di "Body of evidence". La famiglia Izzo comprende quattro sorelle, gemelle a coppie: Simona e Rossella - anche lei doppiatrice e sceneggiatrice - con le più giovani Giuppy - che nel film è l'amante di Ricky, e che ha recitato incinta di tre mesi - e Fiamma Izzo D'Amico, giovane e famosa cantante lirica.Una curiosità. Nei "trailer" televisivi si vede Ricky nella vasca da bagno con Benvenuti, a disquisire sul sogno "omo" di Luca con l'amico. Conclude Tognazzi: "La scena, nel film, non c'è, perché girata all'inizio della produzione, con il primo "set" utile: il bagno. Ci serviva per parlare del film sotto le feste di Natale! Tranquilli: avevamo costumi da bagno "rinforzati"!".Bruno Marzi

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HJF Imola Il Gazzettino 2002

MilanoNOSTRO SERVIZIODue "headliner" pesanti come Red Hot Chili Peppers il sabato e Santana la domenica, uniche date italiane, e comprimari di lusso a partire da Garbage, Chemical Brothers, l' altra sera in concerto a Milano, e Muse; tra gli italiani spicca l' unica data estiva degli Articolo 31 (presenti ieri in conferenza stampa. "Siamo emozionati e pronti alla sfida. Quando la gente urla nell' arena, senti un' ondata che ti spinge indietro", commentano), gli Afterhours freschi di cd, Subsonica e Meganoidi. A sentire lo stesso manager Roberto de Luca, il tutto è concepito per "un sabato di rock duro e una domenica più centrata nei gusti". Siamo alla quinta edizione dell' "Heineken Jammin' Festival", all' autodromo "Enzo e Dino Ferrari" di Imola il 15 e il 16 giugno. Biglietti a 28 euro per sera e 48 euro in abbonamento, più prevendita, acquistabili nei normali circuiti da oggi.Con l' apertura dei cancelli alle 11 e l' inizio degli show alle 13.30, ecco il dettaglio dei concerti, premettendo che per entrambi i giorni mancano ancora i nomi dei primi due gruppi "opening act", presumibilmente italiani. Sabato 15 si esibiscono Kane, Meganoidi, Afterhours, Lostprophets, Muse, Red Hot Chili Peppers e a chiudere i Chemical Brothers nella "dance night". Domenica tocca a Cousteau, Manà, Subsonica, Articolo 31, Garbage e Santana. Previsti i soliti spazi di "decantazione ludica" e musica alternativa, gli organizzatori (Clear Channel, Comune di Imola e Heineken) promettono più ampie zone di campeggio, migliore ricezione e logistica per una struttura che già il 14 aprile vedrà l' assalto dei 200mila fanatici della Formula Uno per l' attesissimo "Gran Premio di San Marino".Diciamo che, deluso per non aver portato il festival a tre giornate come previsto ("I Depeche Mode non fanno tour europeo perché la moglie di Martin Gore è molto incinta... ") Roberto De Luca è andato sul sicuro portando artisti assolutamente graditi al pubblico e, cosa che non guasta di questi tempi, grandi venditori di dischi. "I Red Hot Chili Peppers hanno venduto 12 milioni di copie dell' ultimo cd - spiega De Luca - di cui ben 650mila in Italia. Meglio ancora Santana con rispettivamente 25 milioni di dischi nel Mondo e 900mila in Italia. I Red Hot poi faranno la prima apparizione dall' uscita del nuovo album".Sfogliando tra i nomi confermati citiamo gli Afterhours in assoluto stato di grazia con il nuovo cd "Quello che non c'è", mentre, della stessa "piccola grande" Etichetta discografica italiana Mescal, anche i Subsonica vantano grande popolarità. Di casa in Italia Cousteau, sono i Garbage ad offrire la nota di curiosità, grazie ad uno spettacolo nuovo e stimolante. Per i Manà, band sudamericana "politicamente corretta" già sentita in showcase a Milano, si preannuncia un ovvio incontro con Santana per quella "Corazòn espinado" portata al successo da entrambi.Bruno Marzi

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EDITORIALE

Garlaschiadi: ultimo (o penultimo) atto

Comunque, ci siamo. Siamo ai salti e ai lanci finali, e la gara è ancora aperta e circoscritta. Salto in alto e salto in lungo, ma in primis il getto del peso. Gli allenatori hanno portato avanti le rispettive tattiche ma non sempre hanno fatto il bene degli atleti, anche perché il doping, quello vero e massiccio, pare abbia una sua parte nella storia. Fine anteprima, come nei peggiori talk show.Tra oggi e domani a Pavia, gli inquirenti sentiranno le gemelle Paola e Stefania Cappa (una è pure avvocato e madre. L'altra... Boh... ), per la terza volta Marco Poggi e infine, però alla stessa ora e nello stesso luogo, l'inquisito e a dir poco problematico Andrea Sempio. A poche ore dalla chiusura ufficiale delle indagini e con pochi dubbi sulle dinamiche. Dando però un'ultima occasione ai protagonisti di fare un salto più in alto o più in lungo, ma soprattutto togliersi un peso. Un gruppo di amici un po' "cazzoni avariati" (cit. Noto Film) nella prima gioventù, che secondo me da quasi diciannove anni sconta una mega cambiale con il Destino e il Fato.Io l'ho scritto in diverse circostanze mesi fa, ma il "trappolone" della Procura pavese ormai non farà sconti. Sinceramente, non penso che Sempio sia il vero assassino. Comunque era certamente presente sulla scena del delitto, ha certamente aiutato e coperto, per essere cauti. Le figure degli altri interrogandi di oggi (le gemelle) e domani (gli amiconi) sono oltremodo sbiadite, corrotte non solo dal tempo trascorso ma da una catena di eventi che in futuro vedrà responsabilità accertate ed errori e mancanze investigative portati alla luce. Niente di nuovo, tutto già detto.Però, però... Oggi e domani ci sono le Garlaschiadi, e i protagonisti in pedana non avranno più scuse, reticenze, coperture. Saranno loro a decidere il proprio destino, a scindere la fantasia dalla realtà e le fascinazioni dalle responsabilità. Niente più famigliari accondiscendenti, avvocati dediti allo showbiz, esperti-parenti e amici degli amici, funzionari dello Stato distratti e faciloni, ad essere gentili. Di fronte avranno solo serissimi e scafati inquirenti che una ne fanno (Sempio solo colpevole) e cento ne pensano (cosa cazzo è successo quella disgraziata mattina?).Tutti i dubbi (dov'era Marco Poggi in realtà?) e le perplessità (il testimone inattendibile e la Cappa in bicicletta nera) arrivano anch'essi al pettine come i famosi nodi, e fanno un po' male. Mi attendo una rivoluzione copernicana. In tanti ci siamo fatti un film simile su tante cose, a partire dal perché un ragazzo palesemente innocente sia stato immolato - è il caso di dirlo - all'interno di una visione tanto cinica quanto impunita.Ricordiamo sempre le vittime. Chiara Poggi è stata brutalmente uccisa perché qualcuno mal sopportava la sua integrità morale, difesa a oltranza in varie forme. Accusata di essere una ragazza moderna e disinibita col fidanzato, ma irreprensibile, fino a prova contraria, nei confronti del paesello che la circondava. Con genitori non all'altezza dei problemi, forse. Stasi è una vittima altrettanto grave, perché a lui la vita l'hanno tolta lasciandogliela, mettendolo in carcere, facendo soffrire l'ottima famiglia (il padre alla fine crollò. La madre è una roccia) e impedendogli per adesso di avere quelle soddisfazioni personali ed economiche per le quali aveva tanto studiato, e proprio con la sua Chiara. Non ultimo, il futuro negato ad entrambi di esplorare una vita insieme; cosa sulla quale stavano lavorando seriamente e che trovo forse la privazione più grave. Il tutto in un contorno di nani e ballerine, oratori e santuari, droga (di sicuro) e sesso facile per alcuni. E, ovviamente, in un contesto in cui molti sapevano ma hanno taciuto a lungo. Buona epifania laica

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Garlasco e Sempiomaniac: il diario del seduttore sfigato

Ho resistito per giorni, tralasciando le mirabolanti sceneggiate garlaschesi, però quando è troppo è troppo... Stamane "Mattino Cinque" e "Storie Italiane" hanno dovuto giocoforza occuparsi degli sviluppi legati ad Andrea Sempio e alla lettura degli oltre tremilacinquecento "pensieri stupendi" postati da Andreas - nom de plume - su un sito di cui io, anima pura, non sapevo neanche l'esistenza e dedicato all'arte della seduzione. Beh, non proprio. Piuttosto un coacervo di frustrati e, in certi casi, malati di mente che avrebbero da tempo essere stati ben attenzionati dalle Autorità.Federica Panicucci, a "Mattino Cinque", ha prodotto i post pesantissimi di Sempio che, cito a caso, spiegava che stuprare è un atto liberatorio che fa bene alla specie e alle mamme (???) e di cercare in proposito indicazioni nel dark web, che sembrava frequentare con assiduità. Poi ricordava, presentandosi al resto del gregge, che lui non sfogava la sua aggressività timida sulle donne ma su se stesso, quando - lo dice lui - si tagliuzzava e aveva problemi di droga. Ne è uscito un affresco a tinte fosche (come direbbe il generale "raccapriccianti"). Un bel pezzo di cronaca narrata con puntualità, nell'attesa dell'interrogatorio di mercoledì mattina in Procura a Pavia.Per contro "Storie Italiane" ha visto una evidentemente imbarazzata Eleonora Daniele reggere un canovaccio frusto e frustrante portato avanti dai soliti noti Cassese, Garofano e Compagnia danzante. Compagnia che da tempo ha oltrepassato il limite della decenza. La Daniele ha riportato solo, forse per imposizione redazionale, le trascrizioni dei post non sessuofobi e alienanti, evidentemente patologici. In uno Sempio confessa la sua verginità a 22 anni e il poco interesse per l'amore fisico. Garofano ha dato il meglio di sè dicendo che i post sono "quelli normali di un ragazzo di quella età". Normali? Poi, ad un certo punto, riferendosi sostanzialmente alle nuove indagini e all'incidente probatorio, ha definito il tutto come "forzature". La supponenza e la presunzione veramente ignorante di quest'uomo è un'offesa all'Arma. Cassese non è stato da meno, glissando su verbali monchi, indagini fallaci, bugie e quant'altro, e ovviamente citando come colpevole - più volte - quel bravo carabiniere di Marchetto, che a mio giudizio appartiene alla categoria dei "mazziati" senza colpa. Entrambi, generale e colonnello per grazia ricevuta, sono evidentemente alle corde, nell'attesa, a bocce ferme, di essere a loro volta giudicati nel merito; aspetto del quale si rendono ben conto.In conclusione, ricordo con orgoglio e saggezza gli anni della mia, di adolescenza, e quell'autunno in cui, poco più che quindicenne, conobbi il vero sesso e l'amore pulito per le ragazzze. Per fortuna, direi... Anche all'epoca c'erano problemi, in quel 1969, ma la vita ti aiutava e gli amici non erano la brutta copia di esseri umani annoiati. Sarà che per me il seduttore rimane quello spiegato bene, grazie alla filosofia, del danese Søren Kierkegaard. Tant'è che lo portai con me pure alla Maturità classica.

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Quello che (non) passa il convento

Finisce Sinner, e casualmente salta fuori ol concertone-one-one del Primo Maggio. C'è una band che dovrebbe fare rock con il bassista che canta. Canta? Mia moglie esce con un: "Ma è afono e stonato?". Preciso che la Ade, a suo tempo, ha ascoltato roba buonissima. Per dire, eravamo assieme a Berlino per "The Wall" il 21 luglio 1990. E pure la sera prima alla prova generale. A volte canticchia "Giggi" D'Alessio ma la perdono... Insomma: centro pieno. Poi appare la mia amica Arisa, supermagra e fa un po' impressione. Di seguito, una tizia che gracida con un'espressione da suicidio, ma ancora più triste. Basta, cambio canale e scendo a fare altro.

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Chernobyl è (anche) in provincia di Pavia e sopra Garlasco

Scusate il titolo "chiassoso" e solo apparentemente fuorviante, che spiegherò velocemente. In questi giorni si ricorda che quarant'anni fa uno dei "noccioli" dei reattori di Chernobyl fuse letteralmente, mentre gli altri tre, del tipo RBMK-1000 (il quinto e sesto in costruzione) per fortuna - si fa per dire - non furono interessati dal disastro. l'incidente avvvenne nella notte del 26 aprile 1986, ma l'Unione Sovietica - more solito - secretò la notizia per alcuni giorni, malgrado le indiscrezioni che comunque fuoriuscirono come le nuvole radioattive che invasero tutta l'Europa, su su fino alla Norvegia. Non c'era Internet e nemmeno i telefonini. A parlare era la Tass o i Servizi Segreti.La nuvola radioattiva raggiunse l'Italia nel weekend. Io ero a Chiavari a giocare una partita di baseball sotto una leggera pioggia. Giornataccia anche perché,a causa del campo da calcio pelato e in terra battuta, come ricevitore presi una pallina in faccia durante il riscaldamento, con successivo pronto soccorso e occhio da pugile suonato. Ergo: ricordo tutto perfettamente.Il disastro della centrale nel Nord dell'Ucraina coinvolse subito Bielorussia, Russia e in generale i Paesi dell'Est, per poi proseguire in Europa, seguendo semplicemente il vento. Nell'area di Chernobyl furono evacuate nella notte quattrocentomila abitanti. I primi tentativi eroici di fermare l'incendio provocarono vittime a breve e lungo termine. Si calcola che nell'immediatezza circa novemila persone morirono in pochi giorni o pochi mesi, mentre i danni sanitari a lungo termine sono ancora in atto, per non parlare delle gravidanze interrotte o "mostruose" e i mille altri rivoli di una tragedia annunciata. Non a caso l'attuale contenitore del nucleo fuso si chiama "sarcofago".I reattori sovietici erano già allora obsoleti ma sicuri, ovviamente fino ad un certo punto. Perché allora la citazione di Garlasco (promozionale... ) e quindi di tutta l'Italia? Il motivo forzoso in realtà è semplice e molto serio. In molti - un po' come per il Ponte sullo Stretto che, se ci fosse veramente volontà e maestranze, carpentieri cinesi e bergamaschi, costruirebbero in un paio d'anni.... Ehhhh!! - tornano a parlare di nucleare in Italia, mentre si fatica ancora a smaltire il materiale fissile di Trino, Saluggia, Caorso e Garigliano.A questi signori ricordo alcune cose semplici. Se si decidesse domani di iniziare i lavori, occorrerebbero circa vent'anni per l'operatività (io ne avrei 92) ma non con la Terza Generazione che dà ancora parecchi problemi ai francesi. E a proposito della Francia, ricordo che Superpénix, la mega centrale di Lione a 105 chilometri dall'Italia, è stata smantellata proprio per la sua pericolosità e per le proteste non solo ambientaliste. Se fosse accaduto un incidente (e il rischio c'era) tutto il Nord Italia, la Svizzera e ovviamente la Francia avrebbe avuto danni pesantissimi, tipo bomba atomica nelle vicinanze e notte radioattiva in generale.I tifosi del nucleare in Italia, che in visita a Chernobyl non ci sono mai andati, sanno benissimo che l'Italia, con la Germania per esempio, è uno dei Paesi più attrezzati al Mondo per fonti alternative, dal fotovoltaico all'eolico, ricordando lo smantellamento dell'idraulico alpino e appenninico nel Secolo scorso. Non funziona più la filastrocca della scarsa redditività. More solito, il problema è solo di ignoranza politica, mancanza di visione e di resistenza alla novità in generale. Ci sono altre mille spegazioni ma le risparmio. Insomma,dobbiamo ritenerci fortunati se possiamo limitarci a dipanare i Misteri Eleusini di Garlasco e non l'Armageddon nucleare "per sbaglio" sotto casa.

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Alex Schwazer: il Motore del Duemila

Così festeggio anche i cinquant'anni giusti (marzo 1976) dalla pubblicazione di "Automobili": il terzo album della trilogia di Lucio Dalla nato dalla partnership con Roversi ai testi. Amo moltissimo questo album ("Nuvolari", "Intervista con l'Avvocato"... ) che coincise anche con la mia prima copertina di Ciao 2001 (foto realizzata al Teatro Civico di Vercelli). La canzone parla di un motore del futuro (sembra prefigurare quello a idrogeno) che non fa male, consuma pochissimo e ha una grande potenza. L'attualità sul quarantunenne Alex Schwazer, che in Germania vince e fa il record italiano (battuto di due minuti... ) sulla maratona di marcia (prossima distanza olimpica al posto della 50 km.) mi provoca una logica liaison - non amorosa - con la vicenda umana e sportiva di un atleta infinito che - lo scrivo adesso - andrà a Los Angeles 2028 e vincerà l'Oro olimpico a vent'anni di distanza dal primo, e con in mezzo la vergogna correa del mondo dello Sport che lo accusò ben oltre le sue colpe, mentre la Giustizia civile lo ha assolto.Anche se su dimensioni ovviamente diverse, accumuno Alex a Yannik, nato a pochi chilometri di distanza. Riassumo. Alex si auto accusò di doping dopo un controllo, pur non avendo mai gareggiato da dopato. All'epoca un carattere non leonino e una forte depressione gli aveva fatto credere che i recenti risultati altalenanti non fossero dovuti a un periodo negativo ma al fatto che tutti (TUTTI!) i suoi maggiori avversari si drogassero, con l'oscuro placet delle Federazioni, a partire da quella russa. E così si gettò in una pazza e per certi versi ridicola avventura, da solo, andando in Turchia. Se ne pentì subito e, ripeto, non gareggiò mai da dopato. Aveva però assaltato il Castello dell'Ignominia, e così la Wada a teleguida russa e cinese (all'epoca) reagì come sappiamo, incastrandolo subdolamente due volte. Alex spiega tutto nel bel libro "Dopo il traguardo", che vi consiglio. Sapete il resto e l'amicizia con Sandro Donati, entrambi impegnati in una feroce lotta al doping di Stato. Piace l'appoggio del presidente Fidal attuale, Stefano Mei, uomo vero di sport e fatica.Il caso di Sinner, benché totalmente agli antipodi, la dice comunque lunga sulla stupidità della Giustizia sportiva, che da una parte ammette l'innocenza di Yannik per un contatto indiretto con una pomata e dall'altra lo costringe a un patteggiamento con sospensione di tre mesi che gli fece perdere di fatto la posizione di Numero Uno al Mondo, e saltare importanti e redditizi tornei.Permettetemi di affermare con forza che in entrambi i casi si tratta di una prova di resilienza e coraggio, e di intima onestà. Motori limpidi del Duemila, o poco prima. Farò sempre il tifo per questi due grandi atleti. E chi è senza peccato...

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The Untouchables

Gli intoccabili. Prendo spunto dal fenomenale film dell'87, diretto da Brian De Palma e pluripremiato agli Oscar, per commentare - a modo mio, come ormai saprete. Ho le spalle larghe e la coscienza pulita - l'evento massmediatico più tristemente irrilevante legato al 25 aprile. Qualunque cosa succeda, il popolo ebraico ha sempre ragione. L'enorme senso di colpa delle Nazioni nei confronti di tutto quello che è successo di brutale e inumano nel Secolo scorso si trascina, trasformandosi in una assuefatta giustificazione a latere. Non si capisce mai se è solo per il succitato senso di colpa, per il peso economico e sociale di questa Comunità in diaspora, o forse perché hanno le prove sull'esistenza degli alieni. Mah... Fatto sta che lo schifo e il senso di orrore legato alle truppe sioniste e assassine di Netanyahu e Soci (col Trumpone evidentemente sotto ricatto per misteriose ragioni) sembra scivolare via in troppe coscienze "civili" e, more solito, le vite di persone diverse in àmbiti diversi assumono pesi differenti, fino a divenire a Gaza e in Libano carne da macello. Non so perché, ma mi viene in mente la piuma che doveva rappresentare la nuova vita del Faraone defunto, pesata e soppesata a monito di integrità.Ieri un momento altamente provocatorio della sedicente "Brigata ebraica" (come da foto) con bandiere di Israele, vessilli vari, inneggiamenti allo Scià Reza Palawi (figlio o padre?) e pure a Berlusconi buonanima, che ha spaccato, riuscendoci per un po', l'allegro e pacifico corteo dei Centomila milanesi che festeggiavano il 25 Aprile. Mi ha rattristato - li conosco e mi stanno simpatici - vedere i City Angels, meritori in altre circostanze, messi lì come improbabile servizio d'ordine, con la Polizia che sostanzialmente non interveniva. I TG, per onestà, semel in anno hanno fatto vedere tutto. E non c'è niente da capire.Chi sono allora questi delle "Brigate Ebraiche" intoccabili e gloriose? Ovviamente oggi sono solo militanti sionisti destrorsi e peggio. Figuranti tristi e prezzolati in qualche modo. All'epoca, lo dice la storia, furono un gruppo militare ebraico - non partigiano - collegato alle Forze Armate inglesi (un po' come gli aviatori polacchi o le truppe francesi, per capirci) che effettivamente, nell'ultimo periodo della Guerra di Liberazione, si unirono agli altri soggetti militari alleati in operazioni contro il nazifascismo in Centro e Norditalia. La loro attività è confusa. Si parla anche di esecuzioni sommarie di militari tedeschi senza processo. Forse si poteva capire (non giustificare in alcun modo) viste le notizie che arrivavano allora dai campi di sterminio.Questo, per concludere, è lo stato dell'arte. Vergogna per quei politici che hanno fatto spallucce, per la Gioggia che more solito ha aizzato parlando di "clima d'odio" e via discorrendo. Che andasse a contare i morti a Gaza, tanto per capirci.

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