Tutto il mio mondo: l'archivio degli articoli...

Non solo musica, o spettacolo in genere. La mia idea è di trasmettere le mie esperienze, che passano anche attraverco differenti forma d'arte, come il cinema, i libri, lo sport, una certa televisione e - perché no? -  anche una visione politica chiara, netta e giusta. E poi, mi è capitato di tutto (sono io).

Kyle Minogue live a Milano Il Gazzettino 2002

MilanoNOSTRO SERVIZIOAlla fine di "Fever", il pluridecorato concerto-musical di Kylie Minogue che l' altra sera ha chiuso il tour europeo con l' unica data italiana, il solo a piangere mesto è stato sicuramente il cassiere del Forum. Non più di 3500 persone hanno assistito allo show "da 4 milioni di sterline" (evitiamo il duplice passaggio lira/euro) e di queste parecchie, sotto la sigla "invitati da Mtv", non erano paganti. Un pubblico "strano", molto glamour, con i veri fan accalcati sotto il palco e gli altri, agghindati alla moda, a far mostra di sè in giro per la grande arena. Magri affari anche per i bagarini che svendevano sottocosto a 15 euro biglietti che costavano da 19 a 56 euro alle biglietterie.Altri biglietti omaggio li ha pretesi lo staff di Dolce e Gabbana i quali, oltre a vestire in maniera molto colorata la "piccola principessa" (è stata lei a ringraziarli dal palco) le hanno allestito una megafesta all' insegna del glamour "trimalcionesco" in uno spazio allestito in via Mecenate. Non a caso i minivip nostrani, eccezion fatta per Vanessa Incontrada, si sono ben guardati dall' assistere allo show del Forum, preferendo prepararsi con cura alla festa, iniziata dopo le 23 e alla quale la 34enne cantante australiana è arrivata su una matronesca lettiga recuperata a Cinecittà.Tornando allo show del Forum, al fresco dell' aria condizionata contro i 30 gradi esterni, va detto che, visto da lontano e senza soffermarsi troppo sui due grandi schermi "Videowall" che lo riprendevano (altri cinque fanno parte della scenografia) lo spettacolo risulta estremamente noioso. Kylie, giustamente dal suo punto di vista, fa della pop music "singhiozzante": un brano "dance", l' altro elettronico, il successivo con l' ausilio di un deejay, quello dopo solo in videoclip per permettere un cambio d' abito. Ovviamente non c'è, per così dire, quella "unità didattica" (visto che siamo sotto esami) che al contrario si percepisce forte nello show di Madonna, o in quello di Cher, ovvero da Céline Dion in versione "crooner", e via dicendo.Non a caso le note che si ascoltano prima della calata del sipario blu che copre la scena sono quelle di "Pop Music" degli "M" (anni Ottanta) e poi parte "Sound of music", interpretata nel '59 da Mary Martin nell' omonimo musical di Broadway e poi ripresa in "Moulin Rouge" dalla stessa Minogue in versione "fatina". Il primo quadro dello show fa riferimento a "Metropolis" di Fritz Lang, con Kylie che arriva in cima alla scala ricoperta da una corazza robotica che poco alla volta si apre, per lasciarla con un "due pezzi" di lamé argentato e stivaloni da moschettiere in tinta.Kylie, più che ballare ( e lo farà per gran parte della serata) si muove a scatti alla maniera del celeberrimo clip di "Can't get you out of my head", che per inciso conclude lo show, e così l' attenzione si rivolge allo strepitoso corpo di ballo (arrivano calandosi dal soffitto come "teste di cuoio") che ad un certo punto dello show, e parliamo dei maschi, sarà messo in scena in reggiseno e tacchi a spillo.I primi piani fotografici lasciano trasparire il viso stanco di un' artista che, preda dello showbusiness, da anni vive freneticamente il suo enorme successo. E così, con brani come "Locomotion", "A day like this" e il finale di "Burning up" e "Better the devil you know", Kylie Minogue ci accompagna in un turbinio di immagini video colorate, balletti sexy o giù di lì, con una prestazione vocale che ci sembra corretta ma non giudicabile, troppo frammezzata da "stacchi" coreografici, "filtri" elettronici e quant' altro. Anche il pubblico, pagante o meno, ha applaudito quasi, come si dice, per "non offendere" o per decretare aprioristicamente un successo fin troppo annunciato.Bruno Marzi

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Jovanotti live a 105 Night Il Gazzettino 1994

MilanoNOSTRO SERVIZIOChissà cosa inventerebbe, se fosse anche un vero cantante!", commentano gli addetti ai lavori e gli artisti, a bordoring. Jovanotti continua a "pensare positivo". In attesa di una vera tournée, prevista a marzo, e con un album, "Lorenzo 1994", a 250mila copie vendute, il Nostro si esibisce al Jimmy's di Milano, in diretta per la trasmissione "Night express" di Rete 105; lui, che è nato e vive presso Radio Deejay di Claudio Cecchetto.Il pubblico è composto da fan "doc", che hanno ritirato l'invito in radio. Non si tratta di adolescenti, ma di ultraventenni. Jovanotti è cresciuto con loro, ed è diventato "soggetto politico attivo". Anche Radio Popolare è con lui, tra il pubblico c'è don Gino del carcere giovanile Beccaria, e il Gruppo giornalisti musicali di Milano gli ha assegnato il premio dedicato ufficialmente alla memoria di Augusto Daolio, scomparso leader dei Nomadi.Non basta. Anche il settimanale L'Europeo, lo scorso dicembre, l'ha definito "unico cantante politico" del nostro Paese, e molte delle nuove "posse" nate nei circoli giovanili di tutta Italia lo hanno preso a modello. Cosa ha fatto di tanto importante quel Jovanotti che girava in mutande e che stava pure per diventare genero di Celentano? Si è guardato attorno, ha deciso di cambiare le regole del gioco. Conscio sia dei limiti canori sia dell' enorme talento artistico che gli ha concesso Madre Natura, Lorenzo ha trovato nel rap il migliore sfogo alla sua voglia di fare.D'accordo: vanno bene gli slogan politici, l'impegno sincero, la voglia di contare e la simpatia; ma, fino ad oggi, gli show di Jovanotti, tour con Carboni a parte, non avevano mai brillato per qualità artistica. Oggi, invece, Lorenzo si presenta con un set di musicisti compatto e di gran livello, capitanato dal fido bassista Saturnino, dal chitarrista Michele Centonze, e dal trombettista Demo Morselli, che gli dà pure lezioni di tromba... Ecco, allora, che la musica, una specie di crossover tra hi-pop, rap-reggae e acid-jazz, va via pulito, malgrado le numerose e inutili interruzioni della conduttrice di "105" per le domande del pubblico. Il "Verbo di Lorenzo" lo conosciamo già. "Attaccami la spina" è già un mito, "Penso positivo" dura mezz'ora, "Piove" e "Mario" sono un trionfo. Lui sorridente e con il cappello da baseball ben calcato in testa, se la gode, e sembra non voler finire mai. "... E non mi stanco", "rappa" a mezzanotte inoltrata. Gli amici Biagio Antonacci e Gatto Panceri salgono in scena per improvvisare "Sex machine" di James Brown. Noi, invece, alziamo bandiera bianca.Bruno Marzi

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Johnny Winter live a Bellinzona Il Gazzettino 2003

BellinzonaNOSTRO SERVIZIOHa solo cinquantanove anni ma le devastazioni della vita lo costringono a suonare seduto, con un evidente tremolio nella parte destra del corpo. Ciononostante Johnny Winter è in un momento di assoluto "stato di grazia" artistico. Lo ha dimostrato l' altra sera in piazza Governo, gremita malgrado la pioggia insistente, suonando per oltre un' ora e mezza e fino all' una di notte (dove sono le proteste per il rumore?) come assoluta star di "Piazza Blues", il festival gemellato con "Deltablues" di Rovigo. Lo show svizzero si è concluso ieri sera con Willy De Ville e Solomon Burke, mentre per la manifestazione rovigina l' atto finale è stasera con Matt Siccheri, Otis Taylor e Lucky Peterson. Winter sarà a "Pistoia blues" il 12 luglio e a Salerno il 13.Appena uscito con il doppio cd antologico "Winter Essentials 1960-1967", con brani precedenti alla svolta rock di "Still Alive and Well" ("Jumpin' Jack Flash" e la torrenziale "Rock me Baby") il chitarrista texano offre uno show sì commovente dal punto di vista umano (malgrado da circa due anni abbia intrapreso una svolta salutista) ma assolutamente eccelso da quello artistico. Basta chiudere gli occhi, e pensare che in scena ci sia un ragazzino poco più che ventenne, con una enorme "rabbia" blues da sfogare. Perché l' albino chitarrista e cantante di Beaumont è veramente l' unico, vero bluesman bianco accreditato come tale da tutti i "grandi" del genere. E con merito.La "scaletta" è decisamente classica, con brani come "She Like to Boogie Real Now", "Mona, Not Fade Away", "Johnny Guitar", "Got my Mojo Working", quasi irriconoscibile, "Boogie Real Now", "Sick and Tired", "Blackjack Blues", "Mojo Boogie" ma anche la dylaniana "Highway 61 Revisted". I bis sono un' apoteosi di "slide guitar", che diventa un groove di suoni compatto, magico, stellare. Anche la voce acuta di Winter è cristallina, solo un po' meno potente che in passato, molto emozionale. Bravi infine i musicisti della band, con il cantante e armonicista James Montgomery, l' energico e preciso bassista Scot Spray e l' essenziale batterista Wayne June. Imperdibile.Bruno Marzi

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Jovanotti live e intervista Il Gazzettino 1994

Montichiari(Bs)NOSTRO SERVIZIOSignificativamente, si intitola "Pensiero positivo" il tour di Jovanotti-Lorenzo Cherubini che, iniziato sabato sera nel funzionale palasport di Montichiari, stracolmo di gente, toccherà stasera Udine e domani Verona, con successivi appuntamenti il 25 a Bolzano, il 24 aprile a Belluno, il 25 a Bassano del Grappa, per terminare il 14 maggio a Pavia, sempre nei palasport.Il ricco paese tra Brescia e Mantova, l'altra sera, accoglieva un altro show di prestigio: quello dei Nomadi, sotto una capiente tendone, anch'esso strapieno. La musica, insomma, sembra essere la vera "forza elettorale" capace, in questi tempi, di coagulare grandi folle.Se la band del prematuramente scomparso Augusto Daolio, infatti, da sempre si è trovata schierata a sinistra (vedi: provenienza geografica, problematica sociale dei testi, credo politico) l'ex pupillo di Cecchetto, il ragazzo tutto risate e "... è una figata!", ha preso pesantemente coscienza di come va il Mondo di pari passo con la crescita anagrafica. I suoi slogan, più volte enunciati nel corso di uno show durato più di due ore e mezza (inizia alle 21.30 precise) sono molto chiari, e vengono condivisi da tutto il pubblico: "Ragioniamo con la nostra testa, siamo responsabili dei cambiamenti in corso, no all'intolleranza, sì alla solidarietà".Jovanotti sta con i Progressisti, insomma. Ieri ha trovato il tempo di essere con loro allo show-comizio di piazza San Giovanni, a Roma. I discografici della Polygram, anche loro giovani, fanno buon viso: Il primo album per la loro etichetta, "Lorenzo 1994", veleggia felice verso le trecentomila copie. Un successo clamoroso, di questi tempi. Anche il tour sarà da record: si annunciano "pienoni" un po' ovunque.I tempi di "Jovanotti figlio di p." scandito in coro dai fan di Vasco o di Zucchero sono remoti. Quegli stessi ragazzi, oggi, accorrono ai concerti del rapper più amato. Già, perché non sono solo frotte di ragazzine vocianti l'attuale pubblico di Jovanotti. Ci sono i metallari in libera uscita, ma anche i ragazzi-bene, le famigliole con tanto di bambini. Solo lo sguardo truce e, a volte, la maleducazione del cosiddetto "servizio d'ordine" ci ricordano che siamo a una riunione di massa.Lo show di Lorenzo fila via benissimo. Le "gag" sono innumerevoli. Per "Attaccami la spina" i musicisti (Mike Centonze alla chitarra, Saturnino Celani al basso, Pier Foschi alla batteria, Demo Morselli alla tromba, Nabuk alle tastiere e Naco alle percussioni: tutti ottimi) spuntano dal pavimento, e Jovanotti suona due grandi campane poste sopra la struttura Lahyer. Per "Barabba" compare il grande simbolo "divieto di svastica", e il palco si trasforma in una specie di "campo di concentramento" con lugubri sciabolate di luce."Piove", con "Dobbiamo inventarci qualcosa", "Soleluna" e "Serenata rap", lo vedono suonare la chitarra acustica, mentre "Il ballerino", con l'ottimo Demo Morselli alla tromba, lo impone come improbabile, ma talentuoso "dancer". Luci e ombre, rap e rock, parole e impegno, come per "Mario", ma fa anche capolino la mai scordata discoteca con il finale di "Gente della notte" e "Ciao mamma". E bravo Lorenzo! E' suo il miglior show in giro.Bruno Marzi

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Jewel intervista Il Gazzettino 1997

MilanoNOSTRO SERVIZIOE' un freddo gioiello dell' Alaska, con doppio passaporto svizzero; ma è anche un business da otto milioni di dischi venduti all' esordio. Ventuno anni, quarti di nobiltà partecipando ai tour di Neil Young e Dylan, Jewel è già stata in Italia ad aprile per lo show radiofonico "Montecarlo nights" e poi a Mantova per l' apertura del "Festivalbar". A Milano si è esibita per duecento persone stipate nel mitico "Zelig", casa madre dei cabarettisti delle nuove generazioni. Da sola con la chitarra, e con alcuni problemi tecnici che hanno interrotto lo show al primo brano, la bionda e un po' appesantita ragazza statunitense ha raccontato le sue storie musicali semplici, costruite su pochi accordi, ma molto coinvolgenti, grazie anche alla particolare vocalità, che l' avvicina all' amatissima Ricky Lee Jones, come lei stessa ha precisato durante l' incontro pomeridiano."Molti critici frettolosi - ha dichiarato - mi paragonano a Joni Mitchell. Non che non apprezzi e mi ispiri alla grande cantautrice canadese, ma mi sembra un po' riduttivo. Le mie storie rispecchiano la vita dei giovai della mia età, ricca di problemi. L' Alaska, Paese dove ho vissuto una parte della mia vita per poi seguire mia madre a San Diego in California, è una specie di mondo a parte, dove anche i ragazzi non si comportano come i loro coetanei che vivono a mille chilometri di distanza. Io sono cresciuta con quelle sensazioni".Poi Jewel Kilcher ha girato l' America con la sua chitarra in lungo e in largo, forte dell' album "Pieces of You", pubblicato nel '95 e ore riedito dalla Cgd, e di un ampio credito da parte dei discografici, alla ricerca di nuovi talenti."I manager e le Case discografiche, in momenti di crisi come questo, seguono l' onda cercando di proporre "cloni" di artiste di successo. Adesso funzionano le ragazze come me e Fiona Apple... Ma io ho fatto centinaia di concerti per arrivare alla notorietà, e nei momenti duri ho avuto il conforto di maestri come Neil Young, a cui telefono sovente, e Bob Dylan. Quando ho aperto i suoi concerti per lui non era un buon momento; eppure con me è stato prodigo di consigli. Una volta, di fronte a ventimila persone, mi ha detto: "Vai su tranquilla e non farti intimorire: è solo una tappa in più sulla strada del successo!"".Jewel sta scrivendo un libro di poesie: "E' una mia vecchia passione. A differenza delle canzoni, le poesie sono spesso autobiografiche. Mi hanno anche offerto due milioni di dollari per un altro libro. Saranno delle piccole storie che parleranno sia di me sia di altri argomenti". Non paga, Jewel sbarca anche a Hollywood: "Il film si intitola "To Live On" e io sono la protagonista femminile, accanto a Toby McGuire, attore già utilizzato dal regista Ang Lee per "Tempesta di ghiaccio". La storia racconta la vita nelle fredde terre di confine americane nel Secolo scorso. Finito il film, tornerò a pensare al nuovo album, previsto tra un anno. E' difficile mettere assieme le esperienze di una persona che, come me, è cresciuta molto... ".Bruno Marzi

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Jean Michel Jarre intervista Gioia 1997

Alla soglia dei cinquant’ anni, o poco meno, sono belli e felici. <Un patto dol diavolo? Se fosse, temo che termini da un giorno all’ altro, e mi arrivi un crollo fisico... >, scherza lui con savoir faire, scuotendo civettuolamente i lunghi capelli neri che gli cadono sulle spalle. Lei, che un po’ gli assomiglia nei gesti e nello sguardo, si è già dileguanta in una stanza vicina.Due artisti originali. Charlotte Rampling e Jean Michel Jarre festeggiano nel ‘97 venti anni di matrimonio, tre figli e la grande sintonia di un rapporto basato su reciproci interessi artistici. Lei è la bellissima e diafana attrice d’ avanguardia resa celebre dal “Portiere di notte” di Liliana Cavani (con Dick Bogarde nei panni dell’ ex nazista), che non ha disdegnato “Yuppi Du” con Celentano, e che si vantava (si fa per dire) di un antico “ménage a trois” con il primo marito e un amico. Lui è il musicista di successo (55 milioni di dischi venduti, e le sue canzoni utilizzate per “spot” pubblicitari e sigle) che ha tracciato la rotta alla moderna musica strumentale “techno” e alla “New age”, figlio di quel Maurice Jarre autore di celebri “colonne sonore”.Jean Michel non si sente figlio d’ arte, però: <Mio padre abbandonò mia madre quando avevo cinque anni. Non era ancora famoso, a quell’ epoca. In effetti, io non ho mai avuto complessi d’ inferiorità o spirito di competizione, nell’ intraprendere questa carriera>. Specialista in grandi “eventi” che uniscono musica, architettura e tecnologia (tra i tanti ricordiamo i concerti a Houston, ai Docks di Londra, alla Défense di Parigi, a Mont Saint-Michel, dove illumina grandi spazi e raduna milioni di persone), Jean Michel ha pubblicato in questi giorni “Oxygène 7-13”, che lui stesso indica come, <... la logica continuazione del discorso artistico del primo “Oxygène” del ‘77>. In questi giorni inizierà il primo vero e proprio tour nei palasport, con tappe annunciate in Italia a fine settembre. <Suonerò dal vivo così come ho fatto su disco, utilizzando i vecchi strumenti di vent’ anni fa, compreso il mitico Moog: non ripeteva mai due volte la stessa sonorità!>. Con lui, in veste di fotografa, consigliera, o solo di moglie (così come durante l’ intervista: ma defilata e muta, in un angolo) ci sarà sempre Lei, elegante e padrona di se’ nei lunghi abiti scuri dal taglio vagamente geomerico.La verità è che Jarre e Charlotte si conobbero proprio durante la gestazione del primo, importante disco del 48enne musicista parigino, e che questo nuovo album nasce da una necessità artistico-sentimentale.<Dietro al mio lavoro - spiega Jarre - c’ è sempre Charlotte. E’ lei che mi ispira e consiglia, anche se non interviene mai in questioni tecniche, naturalmente!>.- Sua moglie ha responsabilità, all’ interno delle tre Società che seguono i suoi interessi economici? -<Assolutamente no. Charlotte non ha confidenza con i numeri, e per lei i soldi sono un mistero... >.- E’ solo moglie e madre, allora? -<No: non è uil tipo, e i figli sono grandi, oramai. Solo che sceglie molto bene le parti che le propongono, e quindi fà film di qualità di cui non si parla molto, ma vanno alle mostre. Dopo “Il portiere di notte” aveva intenzione di chiudere col cinema: questo è vero>.- Come definirebbe la vostra storia, oggi?-<Nata per lo strano parallelismo tra le nostre insolite carriere, e sviluppata attraverso sentimenti profondi>.- I suoi figli hanno interessi musicali?-<David, che ha 19 anni, è coinvolto nell’ hard rock... per meglio dire: è indeciso tra il rock e la “techno”. Ha le idee giustamente confuse e la cosa è fonte di continue discussioni. Comunque ho l’ impressione che lavori sodo e ami la musica. Anche i miei dischi, seppur basati su melodie semplici, sono alla ricerca della migliore tavolozza di colori. Un po’ come Fellini, faccio sempre lo stesso film alla ricerca della perfezione. per il resto, sono contento che mi arrivino più attestazioni di stima dai musicisti “new age”, come dal vostro Robert Miles (italianissimo tastierista bresciano. NdR) che si sono ispirati a me che dai critici... >.- Lei, nel 1981, è stato il primo artista occidentale di fama a suonare in Cina, tra mille peripezie e problemi tecnici. Oggi è “Ambasciatore di Buona Volontà” dell’ Unesco. E’ un ruolo impegnativo? -<E’ un compito serio, che svolgo da anni e che mi onora. Purtroppo oggi è sempre più difficile parlare di pace e propagandare l’ idea della tolleranza... >.- Lei dice che oggi utilizza gli strumenti msicali dei suoi esordi. Ma non è un “maniaco” della tecnologia? -<Io cerco sempre un legame con la creatività, e la mia musica deve esprimere sentimenti ed atmosfere, poco inclini ai perfetti strumenti digitali. Io credo nel cd-rom utilizzato per fare cultura e in Internet come mezzo romantico di libertà. Purtroppo, con il miglioramento della tecnologia, un giorno “La Rete” sarà utilizzata alla pari con il televisore di casa. E’ vero però che il cinema non ha sostituito il teatro, e la televisone non ha ucciso il cinema. I valori artistici non moriranno mai. Per questo amo organizzare “eventi” unici in luoghi molto particolari>.- Ha previsto un mega-show per il capodanno del Duemila? -<Premesso che si tratta solo di una data priva di significato, ho due ipotesi su cui lavorare. La prima è di suonare nel deserto australiano presso la “Pietra sacra” degli aborigeni;la seconda è... di starmene a casa a dormire!>. Piccolo particolare non trascurabile: casa Jarre, nella campagna parigina, è una grande villa che assomiglia più a un castello. Di trentadue che lui ne ha, ovviamente.Bruno Marzi

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EDITORIALE

Dylan is Dylan?...

Un famoso brano del 1974 di Michel Delpech (noto in Italia come "L'isola di Wight" dei Dik Dik) faceva così: "Wight is Wight, Dylan is Dylan; Wight is Wight, viva Donovan"... Eccetera. Concordo su Donovan Leich, vero mito che ho conosciuto e intervistato. Come i miei più affezionati sanno, ho anche intervistato Bob Dylan, quando nel 1984, a maggio, fece un doppio show all'Arena di Verona con Carlos Santana. Il rarissimo appuntamento con la stampa fu nella vicina Sirmione. Aggiungo, a fare buon peso, che non mi è dispiaciuto il film biopic incentrato sugli inizi e l'amore con Joan Baez.

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Garlasco a Ignoto X: Taccia per cortesia, avvocato!

Praticamente in tempo reale. L'avvocato Taccia è ospite da Pino Rinaldi. Maleducatamente, secondo me, non si limita a rispondere alle domande ma inizia, in pieno stile Cataliotti, una serie di filippiche assurde che non smontano nulla delle prove - bisogna iniziare a chiamarle cosi' - che il buon Pino propone con cortesia. Spara anche stupidaggini sulle immagini porno di Stasi dicendo che "le ho viste". Risposta piccata della mitica avv. Aldovandi, ovviously. Tra l'altro, la Taccia si presenta con un collare in oro degno di un rapper di borgata con le sue iniziali in stampatello belle grandi. Credo che ormai la difesa Sempio sia presa alle strette dalla richiesta di rinvio a giudizio che arriverà molto presto, e nulla osterà malgrado la convinzione della difesa che ci sia sovrapposizione con la prossima richiesta di revisione per Stasi. Malgrado tutto, rimango della mia idea - in attesa di conferme e "intasamento al secondo piano" della Procura di Pavia - che Sempio fosse certamente sul teatro del delitto e in una posizione non secondaria; ma non da solo... Insomma, Angela Taccia non è un cattivo avvocato, e tiene al proprio cliente, pure troppo. Non è nemmeno una principessa del Foro, e non a caso il professor Cataliotti, specializzato in casi umani per esempio con le "D'accordooo???", si sta smarcando verso una strategia più contenitiva.

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Garlasco: quella Capra di Proraso della pagina Fanatica

Nell'esegesi televisiva più recente che riguarda le vicende di Garlasco c'è una new entry che si sta distinguendo su varie reti, ma preferibilmente in Rai. E'il caporedattore di Fanpage (biocott!) che io chiamo Proraso, per via della cura maniacale per la propria barbetta caprina. E la citazione del mefitico Capra non è casuale perché pare che lo schiumoso barbuto - al secolo Capecelatro - sia un suo malcelato fan. Non c'è limite all'orrido, e alla voglia di protagonismo per personaggi che con semplici concetti come Verità e Dignità hanno ben poco a che fare. Per fortuna che siamo alle battute cruciali e... "Dura minga, non può durare"...

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Il sogno dorato di Enrico Rovelli

Fino a sabato 31 ottobre, dalle 10 alle 19, lo Spazio Missoni, in via Solferino 9 a Milano, ospita la bellissima mostra di Enrico Rovelli "La trama dello stupore". Andate a vederla se siete da quelle parti. Tra l'altro, il posto è molto bello e non è detto che anch'io rompa le balle alla Maison per la mia mostra sulle "Donne Rock"... Enrico, 82 anni portati alla grande, è il famoso manager di tantissimi artisti italiani (Vasco, Venditti, Patty Pravo, Pino Daniele e tantissimi altri. Ma proprio tanti) che devono a lui non solo successo e denaro, ma anche una partecipazione umana ed emotiva sincera e assoluta. I detrattori ricorderanno la faccenda di "Anna Bolena", cioè l'accusa di essere un informatore dei Servizi segreti sui gruppi anarchici ai quali aderì sedicenne. Accuse che ha ampiamente rimandato al mittente con spiegazioni che io stesso conosco bene e assolutamente valide. Enrico non ha mai tradito veramente i suoi compagni ma ha sfruttato una certa dabbenaggine dei Servizi per la sua attività in àmbito musicale.

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Garlasco: il "Male Nero" di Andrea Sempio

Personalmente, credo di essere un persona complicata ma anche molto semplice nel distinguere le varie tonalità di grigio e colore. Un po' come l'indicazione medica e pratica di vestirsi a strati seguendo la metereologia. I video di Andrea Sempio mostrati ieri sera da Milo Infante a "Verità nascoste", e ripresi stamattina da tutti, sono la conseguenza logica di una devianza mentale evidente nell'ex venditore di telefonini. Attenzione: nulla a che vedere con un' "incapacità di intendere e di volere" spendibile in Aula, ma esattamente il contrario. Una lucidità criminale che, per assurdo, prescinde anche dall'effettiva esecuzione delittuosa. Io sono ancora convinto che Sempio fosse certamente e senza ombra di dubbio sulla scena del delitto e abbia contribuito in diverse maniere, ma che non fosse solo. Le evidenze della presenza di più persone sono state goffamente ma efficacemente "scolorite" nelle maniere che sappiamo, scivolate sul sangue di un carabiniere comprese.Mettiamo un punto fermo sulle ultime notizie. Andrea Sempio è una persona profondamente nera nel cuore, razzista non solo con le donne e ignorante (credendo invece di essere furbo). Un ragazzo problematico con una famiglia "distratta" e che, essendo figlio unico, l'ha sempre protetto abbondantemente oltre il lecito e il penale. Un ragazzo che vinceva la solitudine esistenziale personale con il krav maga, cioè con un'arte marziale che in realtà non lo è, essendo stata creata dal Mossad come arma letale a mani libere. Il cuore nero di Andrea si esplicita in quello che dice, che non è in sintonia nemmeno con i giovani fascistoidi più esecrabili. Il Male Puro è qualcosa di diverso. E ha un suo fascino perverso. Nei video presentati da Infante, oltre all'autocompiacimento, compare uno sguardo affabulatorio con sorrisino che vuole essere affascinante, e come sempre nella storia delle persone malvagie, ha la capacità di creare ingenui seguaci. Mi vengono sempre in mente i film che vivisezionano i serial killer e la loro presunta normalità (uno splendido Tony Curtis ne' "Lo strangolatore di Boston").Mi spiace per gli avvocati che lo difendono, sestogradisti nell'insinuazione del "ragionevole dubbio". Compresa l'occhialuta Taccia che mi fa tenerezza, a volte. Mi spiace anche per i vari esperti che lo sostengono, spesso ed evidentemente in imbarazzo con se stessi e la loro esegesi. Al contrario, non ho alcuna pietà per i vari Capra attorno alla famiglia Poggi, che prima o poi esploderanno. Come dice l'avvocato De Rensis, "affollando il secondo piano della Procura di Pavia".

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Eugenio, l'amico per tutte le stagioni...

A corollario delle sue attuali avventure danzerecce, su RaiNews (credo ripresa dal Fatto Quotidiano) è presente una intervista-monologo di Eugenio Finardi, nella quale racconta con chiarezza cose che ho sempre saputo da quarsanta, cinquant'anni ma che ho sempre tenuto per me. Si chiama "rispetto" per le umane vicende, debolezze, disgrazie e arte varia di uno dei maggiori talenti sia rock sia musicali a tutto tondo dell'italica avventura. E questo malgrado che, allora, scrivessi per settimanali "leggeri" anche se professionali, per bieche ragioni alimentari. Un po' quello che sta facendo Eughenés ballerino. Per inciso, a Eugenio voglio molto bene, e da circa cinquant'anni, appunto. Da quella prima volta che gli feci delle foto live di buona qualità (sono modesto... ) al punto che Gianni Sassi della Cramps me le comprò per la stratosferica cifra, allora, di centocinquanta mila lire più iva. Dove sono? Gli voglio bene perché, droga a parte (mai toccata e nemmeno pensata), mi riconosco in molte cose: la gentilezza, l'educazione, il talento, il rock, il rispetto dei sentimenti, la forza di reagire. E in quella madre americana cantante lirica (nel suo caso) e insegnante (nel mio. Musicista anch'essa ma insopportabile) vicina e lontana.Eccolo qui allora, con qualche anno più di me (74) e la voglia di riprogettarsi anche ballando per (spero) un mare di soldi. Eugenio è un bravo amministratore di se stesso e dei suoi affetti, e credo che abbia pensato al fatto che da anni non si vendono più dischi, malgrado la grande qualità e varietà della sua produzione negli ultimi anni. Malgrado i tanti concerti che lo vedono sempre amatissimo da folle di ogni età che capiscono la grammatica visuale della sua eterna "Musica ribelle".Anche se dentro di noi ci "rimettiamo a lottare" ogni giorno e a ogni Lula, si può dire che abbiamo già dato in abbondanza, e quindi vedo con tenerezza e rispetto il Finardi danzereccio (e lo invidio per la mia scherma, che riprenderò) in eccellente forma fisica. Un giuvinòt... Penso a Keith RIchards e mi viene un sorriso. Storie diverse ovviamente, ma una splendida grinta da consapevoli sopravvissuti.Però, è sulle cose che ha detto che voglio chiudere. E posso ricordarmi di quella intervista - una delle tante - alla Fonit-Cetra nell'86, credo, nella quale, da amico, mi raccontava della sua permanenza a Boston (la città di mamma Eloïse Degenring) per rimettersi in carreggiata ("Dolce Italia") per poi riprendersi del tutto in Canada presso una seria comunità ("Il vento di Elora"). Chiacchierammo per quasi un'ora, e per questo mi è rimasta impressa negli anni. Ho conosciuto la sua "prima" Patrizia (nome ricorrente nei suoi amori) poi mancata ancora giovane. Ho abbracciato (anzi mi ha abbraciato) la piccola Elettra nel backstage del tearto Civico di Vercelli. Eugenio è molto orgoglioso di questa figlia diversa che ha saputo crearsi un'indipendenza di vita e autonomia invidiabile. Tralascio le altre cose che so. Penso invece all'artista unico, non solo dolce ma anche scontroso a volte, se ci fanno girare i cabasisi. Ricordo i tanti amici che ha avuto. Penso ai musicisti, sempre eccellenti, e ricordo solo il compianto Stefanino Cerri. Penso a un manager che come lui aveva conosciuto la debolezza. Angelo Carrara lo supportò in tante maniere, e per produrgli un disco in un momento negativo impegnò anche una casa in montagna... Storie epiche, vere, ma non da sopravvissuti. Da combattenti, con una storia ancora lunga e spero divertente davanti. Vai Eugenio! Noi ci siamo...

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