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C' era anche Teresa de Sio, l' altra sera sul palco del teatro Smeraldo, "esaurito" da tempo, a festeggiare Roberto Vecchioni, il Professore del cantautorato italiano che con il "Di Rabbia e di Stelle" tour 2008, dal titolo del recente e fortunato album, sta facendo il pieno un po' dappertutto. Sono tre ore di spettacolo che Roberto porta all' Auditorium Santa Chiara di Trento domani, martedì 12, e al Toniolo di Mestre il 13. Tre ore di musica e parole, proiettate sul grande fondale bianco a commento delle canzoni più importanti. Tre ore di autoanalisi per un uomo dai mille interessi e mille talenti, che racconta dei suoi problemi, del momento, felicemente superato, di disagi famigliari, della paura di perdere persone care, con la politica che, dice, "per una volta tanto aspetta il suo turno".
In platea c'è un pubblico maturo, attento, affezionato, compresi un sorridente Enzo Iacchetti e un cordiale Presidentissimo, nel senso dell' Inter squadra del cuore, Moratti. Roberto inizia con "L' ultimo spettacolo" ("Ma non sarà mai l' ultimo. Forse il penultimo o il terzultimo, ma l' ultimo non arriverà mai!") cantata davanti al sipario chiuso, augurando "Buon concerto a tutti!". "Tu quanto tempo hai" annuncia appunto il nuovo cd di inediti, che ha riproposto un Vecchioni ben vivo artisticamente, sempre vicino ai suoi temi preferiti, l' amore e la poesia. Ricordiamo anche la recente pubblicazione di "Di sogni e d' amore. Poesie 1960- 1964" (Frassinelli) giusto in tema.
La scaletta comprende 24 brani, con i bis immancabili di "Figlia" ("Mia moglie sta sempre sveglia ad aspettarla la notte. Non so neanche dove vada. Io sono per la parità dei sessi: lei sta sveglia di notte e io di giorno… ") "Samarcanda" e "Luci a San Siro". Nel mezzo però lo show si sviluppa attorno a un rigore stilistico ancora più marcato grazie alla presenza in scena di Lucio Fabbri, che ha prodotto il recente album di Roberto, e che dal vivo, con il suo polistrumentismo di altissimo livello, sa essere un collante sonoro solidissimo.
Ogni canzone è un quadro, dicevamo, e anche la sua traduzione di "Vincent" di Don McLean è ormai diventato un suo "classico" al cento per cento. Teresa De Sio arriva per "Il violinista sul tetto", che peraltro la vede protagonista anche sull' album come ospite "di lusso e fortemente voluta". Alla fine del brano, mentre Lucio Fabbri ci dà dentro, appunto, sul violino, con Teresa improvvisa un giro di ballo sul proscenio. Ed è sempre Teresa, che potrebbe essere presente anche in una delle date Trivenete di questi giorni, a chiudere la prima parte dello show con "Quando turnammo a nascere", in bilico tra tammuriata e taranta.
"Questi fantasmi apre la seconda parte, e poi arriva la presentazione dei sei musicisti, tra i quali oltre a fabbri spiccano i nomi del chitarrista Michele Ascolese e del bassista Dino D'Autorio. gente che ha fatto la storia del pop-rock cantautorale italiano dagli anni Settanta ad oggi. Ed è un piacere vederli ed ascoltarli, con il magrissimo Vecchioni al centro con l' immancabile camicia bianca, nel finale obbligato di "Stranamore", "Sogna ragazzo sogna" e "Milady". Foraggio per l' anima.
Bruno Marzi
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