Aleandro Baldi intervista Il Gazzettino 1994

Pubblicato il 6 agosto 2025 alle ore 15:12

Milano
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Un Festival "miracolato" ha regalato alla discografia italiana una serie di inattese soddisfazioni di vendita. Non solo le due "compilation" vanno via come il pane, ma anche molti, tra gli artisti esibitisi all'Ariston la settimana scorsa, stanno funzionando: la Bertè, Graziani, i Baraonna, Giorgia, Laura Pausini, Gerardina Trovato, Giorgio Faletti.
Non è da meno Aleandro Baldi, il vincitore con "Passerà", che ha già una prenotazione di oltre 120mila copie per l'album "Ti chiedo onestà". Trentacinque anni, nato a Greve in Chianti, Baldi - il cui cognome paterno è Civai - rappresenterà{ l'Italia all'Eurofestival, in programma nel mese di maggio a Dublino. Nel frattempo, e in attesa del tour di aprile, esce per i tipi della Longanesi "Dentro", il libro-biografia scritto con il giornalista Rai Marcello Lazzerini.
"E' un ritratto del mondo in cui sono nato e vivo - spiega Aleandro - che è un insieme di popolare e poetico. Nasce da esperienze diverse, specchio di una società{ diversa da quella che relega i non vedenti come baricentro di un sistema che li ha reclusi. Baldi parla svelto, attento a pesare il significato delle parole. †La vittoria al festival è una cosa importante, ma bisogna mettere in conto che potrebbero arrivare anche momenti di transito, senza ispirazione creativa. Io voglio piacere alla gente, e quindi non scrivo canzoni a tempo di record. Le canzoni nascono in tranquillità, per una "magìa" interiore, quasi mistica".
"I problemi nascono quando la necessità di fare canzoni originali cozza contro l'esigenza di fare fatturato, da parte dell'industria discografica. Da parte degli autori, ci vuole la condizione psicologica giusta... ". Giancarlo Bigazzi, il mega-produttore di tanti successi, annuisce: "Il segreto di Aleandro sta nella sua sincerità{, nella forza e creatività che gli viene dalla sua storia, dalla vita di paese da cui trae ispirazione".
Baldi non crede nel pietismo come molla per la sua vittoria al festival: "Chi mette in ballo il pietismo, ha bisogno di essere compatito. I non vedenti, artisticamente, sono un mondo variegato; ci sono io, ma c'è anche Bocelli, che ha un'estrazione culturale ed economica diversa dalla mia... Di comune, oltre alla mancanza della vista, c'è il grande amore per la musica, e una certa sensibilità{, che in futuro, facendo violenza alla mia grande timidezza, potrebbe farmi tentare la carta del successo all'estero".
Bruno Marzi

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