
In Francia, lei inglese di nascita e cultura, Jane Birkin - attrice, regista, cantante con recenti successi all’ “Olympia”, dove ha registrato un album “live” - è diventata anche una beniamina della televisione. Le sue apparizioni in programmi d’ attualità, quasi sempre per motivi legati a disagi sociali o proteste contro i potentati economici, la vedono disinvolta e a proprio agio, battagliera e sicura. Quanto distano, e le mancano, quegli anni Sessanta in cui era paladina della trasgressione, Musa per artisti e disinibito mito sessuale per i giovanissimi?
<Sinceramente non so. Di certo ero diversa io, vogliosa di assomigliare a Jane Shrimpton, con i lunghi capelli sulle spalle, e i completini “mini” alla moda, ed erano altri i tempi, pieni di tensioni e speranze. Oggi vado in giro come capita... E parlo. Se tutti dicessero veramente quello che pensano sulle cose che non vanno, il mondo sarebbe migliore>, commenta.
E spiega le radici del suo idealismo: <Se un Paese produttore di petrolio viola i diritti dell’ uomo, è giusto comperare le materie prime da un’ altra parte. Se una grande multinazionale dell’ abbigliamento usa i bambini come manodopera o una catena di fast-food disbosca le foreste per fare allevamenti bovini siamo liberi di boicottarli. Poi ci sono gli animali uccisi per fare pellicce, i diritti degli immigrati. Se solo volessimo, potremmo fare tanto di più!>.
Per ricordare il suo pigmalione e grande amore Serge Gainsbourg (la Mercury pubblica tre cd a tema: cantautore, jazz e pop) Jane è fuggita per 48 ore dal “set” del nuovo film di James Ivory per volare in Italia; giusto il tempo di essere ospite di Paolo Limiti in televisione e presenziare ad un dibattito, nell’ àmbito del “Salone della Musica” di Torino.
Il prossimo 14 dicembre Jane Birkin compirà cinquant’ anni, portati con grande leggerezza e stile, che traspare nettamente malgrado, o forse grazie alla sua attuale “divisa”: scarpe da ginnastica, jeans, un maglioncino nero con ampia scollatura a “v”, da cui si intravede la sfida di quel piccolo seno che, più che provocante, negli anni Sessanta fu quasi un fatto rivoluzionario. Un fisico ancora asciutto e una bellezza oltre le mode, Jane ha trovato tempo e modo per essere felicemente madre tre volte. Kate, 31 anni, è figlia del primo marito John Barry, il compositore delle musiche di “007”, sposato a 19 anni; Charlotte, 26 anni e grande attrice, è nata dalla lunga relazione con Serge Gainsbourg; Baby Lou, 15 anni, arriva dal secondo matrimonio con il regista Jacques Doillon. Kate l’ ha resa nonna dieci anni fa (<Una sensazione bellissima e gratificante>) mentre Charlotte ha partorito a giugno Ben, frutto della relazione con l’ attore Yves Attal. Oggi Jane è una dolcissima “matriarca”, insomma, che ha scelto una solitudine sentimentale “attiva” di impegni e lavoro, continuando sia l’ attività di attrice e regista sia quella di cantante “sui generis”. Perchè è della Jane Birkin protagonista, nel ‘69, dell’ esplicita “Je t’ aime. Moi non plus”, che Gainsboug aveva inizialmente scritto per Brigitte Bardot, sua vecchia fiamma, così come Cathèrine Deneuve, che le cronache hanno ricordo ancora oggi. Sesso esplicito in un disco? Un testo “scandaloso” su una musica dolcissima? Oggi quella poetica trasgressione farebbe sorridere. Allora portò a sequestri e denunce a non finire.
<Brigitte - spiega Jane - chiese a Serge di non pubblicare la sua versione del brano, già registrata e pronta per le stampe. Lui, che era un gran signore, acconsentì senza discutere, e malgrado si capisse che, così facendo, avrebbe rinunciato a un sicuro successo mondiale... >.
- La Bardot ebbe remore morali? -
<No, non credo. Non che io sappia, comunque. La verità è che in quel periodo stava con Gunther Sachs, e lui, un tipo focoso e gelosissimo, non l’ avrebbe presa molto bene>.
- Cos’ lei la sostituì... -
<Non subito. Avevo conosciuto Serge poco tempo prima, nel corso di alcuni provini per un film inglese, intitolato “Slogan”. Lui si sentiva a disagio, perchè non parlava bene inglese, e io non parlavo francese. Insomma, cominciammo a frequantarci, e lui scrisse per me “Jane B.”, tratta dai “Préludes” di Chopin>.
- Lei faceva già la cantante? -
<Beh, sì. Dopo il primo incontro, Serge venne a vedermi in un concerto al teatro Bataclàn di Parigi, rimanendone entusiasta! Mi scongiurò di non cambiare la maniera di cantare, con una voce quasi da ragazzo, anche negli “acuti”, e di muovere le mani e gesticolare>.
- Il nome di Jane Birkin, però, era gia famoso: figlia dell’ attrice di prosa Judy Campbell... -
<Grazie a “Blow up” di Antognoni. Avevo esordito dapprima in teatro, a 17 anni, e poi al cinema in “The Knack” di Richard Leister (il regista di “A hard day’s night”, noto da noi come “I Beatles tutti per uno”Ndr) e mi ero poi trasferita in Francia dopo il fallimento del mio matrimonio. Era il peeriodo pre Sessantotto, e io ero a Parigi con un genio come Serge!>.
- Ci racconta come nacque la sua versione di “Je t’ aime. Moi non plus”? -
<Registrammo a Marbella, in un grande e luminoso studio. Chissà perchè ancora oggi tutti pensano che fosse un posto buio e scuro... Serge stava in una poccola cabina e io in un’ altra. Era preoccupato per l’ “acuto” del ritornello. Cantai solo due volte e fu sufficiente. Se si fa attenzione, però, nel disco si capisce che sono state messe assieme due parti, e c’è una piccola pausa. Non l’ avevamo fatto apposta! Allora non esistevano studi digitali, eccetera eccetera>.
- Vi rendeste conto di aver fatto qualcosa, per certi versi, “rivoluzionario”, per la morale dell’ epoca? -
<Lo capimmo quando la canzone fu censurata in Inghilterra, Spagna, Italia e Sudamerica, dove c’ era un commercio clandestino, con il disco confezionato nelle buste di Maria Callas! Perfino il Papa la mise all’ indice... La canzone, secondo me, non ebbe successo solo per i gemiti e il linguaggio assolutamente nuovo. La musica di Serge era molto bella e “giusta”>.
- Chi era Gainsbourg? -
<Un artista assoluto. L’ alcool ci divideva, e fu il problema che, dopo 12 anni, portò alla fine il nostro rapporto. Passato il rancore per un sentimento finito, rimase l’ amicizia, il rispetto e la complicità artistica, che è continuata sino alla sua morte. Era incontentabile e perfezionista. E iconoclasta. Quando fece una versione “reggae” della “Marsigliese”, i fascisti vennero al concerto per minacciarlo. Volevano tirargli le bombe! Poi, quando, da solo, intonò “Allons enfants... “ si misero sull’ “attenti”... >.
- E’ orgogliosa di vostra figlia Charlotte? -
<Moltissimo! E’ una grande attrice, profonda. Ha il dono di avere una tale verità in quello che fa, che non si può non rimanerne colpiti. Sono stata io a spingerla a recitare, quando aveva 12 anni. La stessa cosa è successa per la più piccola, Baby Lou, che ha 15 anni, e quest’ anno ha esordito con il padre come regista in “La groupie”>.
- Ci racconti l’ esordio di Charlotte -
<Anche in quella circostanza il film, che si intitola “La pirate”, era diretto da Jacques Doillon, che avevo sposato dopo la fine dell’ amore con Serge. Insomma, c’ era un “casting” per trovare un ragazzo un po’ introverso, che doveva recitare una parte impegnativa. Mi sono detta: “Se andasse bene anche una ragazza, ce l’ ho in casa!”>.
- Lei come reagì? -
<Dubbiosa, all’ inizio. Quando mi informarono che erano rimasti in due per la parte, lei e un ragazzo, non le dissi niente, anche perchè stava per iniziare la scuola e non volevo metterla in confusione. Così le lasciai il copione con la parte nella sua stanza. lei lo lesse e ne fu entusiasta!>.
- Come reagì il padre? -
<Serge non era molto contento, perchè la “ferita” tra noi era ancora aperta, e Charlotte avrebbe esordito sul set con il patrigno. da persona intelligente qual’ era, però, non frappose ostacoli, naturalmente>.
- Dal suo racconto ne esce la figura di una donna appagata. E’ veramente così?-
<Di certo sono felice per i miei figli, per i miei nipoti, e per le scelte di vita che faccio. Artisticamente, devo tutto a Gainsbourg. Ancora oggi ricordo di quando diceva che la musica non era vera arte, e la faceva un po’ così, come dipingere o recitare. Era un modesto, e da lui ho appreso come non sopravalutare quello che si fa. Per il resto, so che è naif essere un idealista oggi, ma credo che sia giusto>.
- E’ cambiata molto la morale, da quando Jane Birkin e Serge Gainsbourg facevano scandalo? -
<Totalmente. Pensi solo che quando uscì “Blow up” fu vietatissimo, e si parlò di nudi scandalosi, e tutto il resto. Oggi è normale vedere lo stesso film in televisione, alle otto di sera e con i figli piccoli. Gli scandali sono ben altri!>.
BRUNO MARZI
Nella foto: Jean Birkin al meglio...
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