Springsteen live a Genova Il Gazzettino 1999

Pubblicato il 7 agosto 2025 alle ore 20:36

Genova
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Si intasano i caselli quando il Popolo del week-end "mordi e fuggi" incontra il Popolo del Boss. E lui attende per mezz' ora i suoi fan bloccati. Vietato perdersi l' imperioso "attacco" di "My love will not let you down" che apre le ostilità, o le robuste note di "Promised land" che la segue. Uno show di Springsteen con la E-Street Band è come un pranzo di nozze, dove si va per gustare "un po' di tutto" ma con moderazione, e poi ci si abbuffa, stravolti e felici. Anche il Boss è un "ingordo", al punto di stare bene in scena solo tra i vecchi amici, e parenti vari in gita-premio di tre giorni alla "pensione" Villa d' Este di Cernobbio.
Tutto da copione, venerdì sera nello stadio "Ferraris" di Marassi, incastonato tra scempi edilizi e il carcere della città; rosso manufatto "mundial" oggi simbolo di tolleranza tra la gente del rock e quella del calcio, con un "grazie" particolare degli organizzatori al presidente del Genoa, l' ex calciatore e deputato Mauro, La squadra gioca oggi in casa per l' ultima di campionato nelle migliori condizioni possibili, con un prato perfetto e zero danni alle cose. Unico compromesso accettato da Springsteen è stato quello di una limitata agibilità della struttura, 35mila persone, con un singolare "effetto mezzo pieno- mezzo vuoto" nell' insieme (solo 4mila i biglietti invenduti, con quelli di tribuna, i primi a sparire, a quasi 100mila lire in prevendita).
E i "vip"? Roberto Bettega, presidente della Juventus, si è dimostrato veramente un superfan del Boss. Dopo essersi visto i concerti primaverili nei palasport (tutti quanti) ha portato con lui famiglia e amici (molti calciatori e alcuni dei Moratti). Abbiamo visto anche la bianca chioma di Franco Mussida. Il chitarrista della Pfm si è dichiarato "entusiasta per la compattezza del suono, complice un batterista eccezionale!". Nell' insieme, il pubblico di Marassi era giocoforza "adulto", vuoi per la forte spesa di biglietto e trasferta (i costi di produzione per un solo show sono molto alti) vuoi per la concomitanza con l' ultimo giorno di scuola e gli scrutini.
Tutti in pista, comunque. "Scaletta" completamente stravolta rispetto solo allo show tedesco di due giorni prima. Bruce, capelli di nuovo lunghi come ai bei tempi e camicia color carta da zucchero con le maniche arrotolate d' ordinanza, come promesso mesi fa è tornato nella sua amatissima Italia, in gran forma e, appunto, con famiglia al seguito: la moglie Patti Scialfa sul palco, cori e chitarra come sempre, con figli, baby sitter, mamma Adele e zia a fare il tifo sul lato sinistro del palco, e poi in scena a ballare un' improvvisata tarantella, accompagnate , come ha detto Bruce scherzando, dai "Tre Fisarmonicisti" 8e non i Tre Tenori) Bittan, Tallente e Lofgren.
Succede anche questo in una calda notte genovese di canti e balli collettivi. Anche l' ortodossia di un suono sempre fedele a sè stesso si concede fughe folk e momenti introspettivi. Ventidue canzoni in tutto, per due ore e cinquanta minuti esatti passate in scena senza risparmio. Terzo brano, "Two hearts" serve a "scaldare" bene la band, mentre "Darkness in the edge of town" è il primo "rito" di canto collettivo, con "Darlington county" e "Mansion on the hill" che precedono la sempre più bisbigliata e struggente "The river", con tutto lo stadio a sussurrare con Bruce il ritornello. Lo show, prosegue con "Youngadown", "Murder incorporated", "Badlands"e "Out in the street"; si volge verso il finale con "10th avenue freeze out", "Loose ends", "You cant' look... ", "Working on the highway" e una bellissima versione di "The ghost of Tom Joad". Preceduta da una efficace "Jungleland", il Boss tocca il vertice artistico e comunicativo con il lungo soliloquio "rap-non rap" di "Light of the day" che precede i bis. "Bobby Jean", "Hungry heart", "Born to run" e "Thunder road" fanno tremare Marassi. L' inedita "... Land of hope and dream" viene cantata, una strofa a testa, da tutti i musicisti. Un ultimo saluto, e un "arrivederci". Prima o poi, da qualche parte.
Bruno Marzi


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