Kyle Eastwood intervista Il Gazzettino 1999

Pubblicato il 15 agosto 2025 alle ore 18:38

Lago Maggiore, agosto
Un ragazzo fortunato, come canta Jovanotti. <Tra i due - ammette sorridendo - per ora la più ricca è mia moglie Laura, che ha fatto per molti anni la top-model, e adesso bada alla famiglia. Abbiamo una figlia di 5 anni, Greylen, e viviamo una bella storia d' amore nella nostra casa di New York>. Lui invece per vivere suona il contrabbasso in un gruppo jazz che sta ottenendo grande successo in giro per il Mondo. D' altronde, la musica è il "male di famiglia". Kyle Eastwood, il figlio 31enne di Clint Eastwood, segue la sua strada di artista, con modestia e perspicacia.
Kyle ha tenuto nei giorni scorsi un unico e applaudito concerto sul lago Maggiore, promettendo di ritornare presto. Alto, capelli biondo-ramati, e bello, possiede lo stesso "sguardo di ghiaccio" del padre, ma lo nasconde dietro l' indubbia timidezza.
<Fare il cantante "pop" per ragazzine tipo Boyzone? Nessuno me l' ha offerto e non mi è mai passato per la mente... >, esordisce ridendo di gusto.
Kyle è simpatico, disponibile, parla volentieri della sua famosa famiglia di artisti, a partire dal suo "ingombrante" ma intelligente padre (69 anni, tre mogli e cinque figli), con cui esordì attore-bambino in "Honky Tonk Man". Padre e figlio anche nella finzione, legati da un destino di musicisti country vagabondi.
- Farà anche lei l' attore, prima o poi? -
<Credo di no. Il cinema non mi interessa, se non come possibilità di realizzare una colonna sonora, cosa che ho già fatto. Penso a un film diretto da mio padre, un "thriller" dai colori forti in cui musica e immagini siano una cosa sola>.
- Come è nata la passione per la musica? -
<Il jazz, è il morbo di famiglia. Papà suona e compone, e a detta degli esperti è molto bravo. Mia sorella Allison canta e fa l' attrice, ed è anche molto bella. Ho cominciato suonando l' organo e la chitarra; poi sono venuto in Europa per perfezionarmi. Ho fatto dischi che vendono bene>.
- Cosa significa avere un padre così famoso? -
<Per me è solo papà, e basta. E' una figura positiva, che dà sicurezza. Di lui ho ricordi di giochi e risate. Poi mi ha ato buoni consigli, e mi ha insegnato i rudimenti del jazz>.
- Essere figli d' arte è un vantaggio o un peso? -
<Per me non è un peso. Non sono in competizione con papà. Il vantaggio è stato quello di partire con una marcia in più rispetto alle persone normali, ma poi ho fatto le mie scelte di vita autonomamente>.
- Sua madre, Maggie, faceva la modella, come sua moglie. Suo padre si è risposato a Las Vegas con una giornalista televisiva, e ha una bimba piccola. Siete rimasti uniti? -
<Moltissimo, anche se, ultimamente, ci vediamo poco. Lui è a Los Angeles, mentre io vivo a New York, che è da sempre la patria del jazz. Ci vogliamo molto bene!>.
- Ci racconti ancora della sua famiglia -
<Dell' infanzia ricordo le capatine dietro alle quinte, dopo i concerti che si svolgevano vicino a casa, a Monterrey, con Miles Davis, Sarah Vaughan, Dave Brubeck e Stan Kenton: nomi "mitici". Non è che li abbia proprio conosciuti, perché ero piccolo, ma ho certamente respirato quell' aria>.
- E l' Italia, a cui suo padre deve il primo successo?
<Non la conosco molto. Le solite cose... Ho visto Pavarotti in televisione, ma non lo conosco personalmente. La scorsa volta ho suonato al Sud, e poi sono passato da Roma, ma solo per poche ore. Voglio tornarci molto presto con mia moglie per una vacanza romantica>.
- E Sergio Leone, Morricone, che hanno "scoperto" papà? -
<Morricone è sempre stato per me un mito. La colonna sonora di "Missing" è un capolavoro; geniali anche quelle dei primi western con mio padre. Di Sergio Leone ho un vago ricordo infantile, ma ho visto i suoi film, e non solo quelli con papà. Mi piace molto "C'era una volta in America". Papà e Sergio sono sempre rimasti amici. Lui ha sofferto moltissimo quando morì>.
- Suo padre ha un film preferito? -
<Tra quelli che ha diretto, sicuramente "Il texano dagli occhi di ghiaccio". "Bird", invece, è un caso a parte, che ha coinvolto tutta la famiglia. Io non ci ho suonato, ma ho vissuto tutta la lavorazione, e la tensione per rendere al meglio la figura del musicista jazz Charlie Parker>.
Kyle sorride, saluta e se ne va, per una tenera telefonata alla moglie lontana. Forse, a differenza di quel "farfallone" di papà, il suo grande amore sarà il solo, per tutta la vita.
Bruno Marzi

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