
Ho fatto un sogno apparentemente strano e perdurante, di quelli che ti svegli e vai a fare pipì, poi ti riaddormenti e proseguono. E' un sogno che parla di amore e modestia, anche se per certi versi potrebbe sembrare immodesto. E' un sogno sportivo. Sono con la Nazionale in partenza per le Olimpiadi di Los Angeles (non so quali) e ci accompagna il maestro Gianni Muzio, che responsabile della Nazionale Italiana di spada lo è stato veramente e a lungo. Dopo un ultimo allenamento (mi vedo in pedana: cosa che non accadeva da tempo, sogni o non sogni) ci raduniamo in aeroporto ma per qualche ragione non partiamo e dormiamo in un hotel-camerata tutti assieme. Pipì e poi ancora una partenza, ma in treno per raggiungere un aeroporto all'estero. Vi evito le chiacchierate coi colleghi e altro. Sapevo di avere una grande responsabilità. Nella gara a squadre avrei chiuso io cercando di "spiazzare" l'avversario in maniera originale e veloce. Cosa che, nella realtà e molti anni fa, mi è spesso riuscita (evito i tecnicismi). Insomma, un sogno creativo ma non del tutto sereno. Il sogno si conclude e a Los Angeles non ci arrivo. Mi limito allora a ricordare quando nel 2000 l'amico Alfredo "Alfio" Rota mi mostrò il borsone trolley ufficiale e mi regalo un cappellino "Italia" che ho ancora da qualche parte. Ricordo ai disattenti che poi vinse l'oro a Sydney...
Il subconscio mi ha detto quello che avrebbe potuto essere in altre circostanze e condizioni nel Multiverso, dove magari avrei incontrato gli eroi Marvel... Fino ad ora (ma nutro speranze e buona salute) la mia esistenza, come quella di molti, ha subìto le scelte del destino, e in particolare l'impossibilità. all'età giusta, di fare veramente sport. I motivi sono quelli comuni alle persone normali: studio, lavoro, affetti e ovviamente talento. Nel mio caso, smisi attorno ai 15 anni per riprendere a 25, prima del militare, e poi andare avanti oltre i cinquanta. Sempre nei ritagli di tempo da un lavoro estenuante, con la compagnia di buoni amici, in uno spirito dopolavoristico e mai in un vero peso-forma.
Insomma, non ho mai avuto la soddisfazione di potere nemmeno lontanamente avvicinare i miei limiti, e capire dove mi avrebbero portato. E' un ragionamento auto-psicanalitico, che forse mi accumuna a tante persone, e per quasto motivo ve lo riporto. Non è un fatto triste, perché la vita ti porta altre cose, ed è un coacervo di illusioni e disillusioni, di onestà e... Ventotene. Dedico questo post ai tanti che si sono trovati nella mia situazione.
Piccola aggiunta. La mia ultima gara di Coppa del Mondo fu il 20 aprile (giorno del mio compleanno) del 2000 ad Heidenheim: anche quella volta, sfiga nera. La sera prima, durante il viaggio, dapprima presi una multa tra la Svizzera e la Germania per un piccolo eccesso di velocità. L'auto-civetta mi fermò e per fortuna avevo i marchi che accettarono, facendomi pagare il minimo (circa 200mila lire). Poi, in Germania, mi fermai a un autogrill, bruttissimo, per mangiare wurlstel e patatine, senza accorgermi dell'aglio che c'era dentro. Stetti male tutta la notte, ma tirai lo stesso con un mal di testa atroce. Un assalto però lo vinsi comunque. Avevo 46 anni.
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