
Non avendo di meglio da fare, il quotidiano Libero e la correa, tra l'altro napoletana, Barbara D'Urso ci hanno proposto un supplì di luoghi comuni spacciati per difesa dalla mercificazione delle donne. Trattasi di un cartellone pubblicitario che a Napoli, zona Posillipo, mostrava il deretano di belle ragazze fasciato in leggins di tutti i colori. Che dire, che fare? C'è di mezzo il mare? Io ricordo i bambini neonati che gridavano Fozza Itaia! nelle prima campagna del neonato partito di Berlusconi. E poi il suo faccione sorridente. C'era chi diceva - non io per carità - "guarda quello, ha la faccia come il culo. Con tutti i soldi che ha si mette in politica... ". Aveva le sue ragioni, il giovane Silvio. Allora, che differenza c'è? E che, poverelli, quelli della ditta in questione vendono... leggins! Hanno pensato a una cosa simpatica ("Il marchio è scritto dietro... ") e noi ci vediamo sempre il porciume... Pare invece che proprio le signore, sia quelle inquadrate sia quelle che politicamente difendono i diritti delle donne, abbiano tralasciato sulle prudérie e, per così dire, considerato l'insieme. Golfo di Napoli compreso. Due cose belle insomma. Io ricordo che nel 1971, diciassettenne, avevo incollato sulla cassa della batteria la famosa "Chi mi ama mi segua", considerata un'opera d'arte; al pari dei ciapét della giovane Hunziker per una pubblicità di slip. Insomma... Per una categoria però invoco i calci in culo, con leggins o normali pantaloni e ambosessi: i no vax...
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