c'era una volta... e ogni tanto c'è ancora Il Gazzetttino 2004

Pubblicato il 25 agosto 2025 alle ore 15:01

 

Voghera(Pv)
NOSTRO SERVIZIO
I mitici Yes “bastonati”, musicalmente, dalla PFM? La storia si ripete. Nel 1971 Di Cioccio e Soci fecero vedere i sorci verdi alla band inglese come “ospiti” dello show al “Nuovo” di Milano. L’ altra sera, al primo “Voghera Prog Festival”, davanti a quattromila fan entusiasti, è successo quello che è successo, e la nostra cara Premiata Forneria Marconi ha dimostrato una volta di più di meritare il posto d’ eccellenza che il rock mondiale le ha assegnato a metà degli anni Settanta. Un vero trionfo, sottolineato da una “scaletta ridotta” a un’ora e tre quarti, che aveva in “Maestro della voce” il brano più recente. E questo malgrado il fatto che proprio l’ altro ieri la band abbia terminato i missaggi del nuovo album, in uscita autunnale.
Serata dolce, un po’ di zanzare al tramonto, la zona della “bassa” lombarda è storicamente la culla del rock, appunto, storico e dei suoi cultori. Si uniscono così l’ organizzazione del “Thunder Road” di Codevilla, storico locale di genere, e l’ attivismo del “Camelot Club”, sancta sanctorum italiano del sound anni Settanta. Iniziano alle 19.30 i campani Malaavia, che hanno come ospite d’ onore per la presentazione dell’ album “Danze d’ incenso” il mitico ex tastierista delle Orme Tony Pagliuca. Il finale è un omaggio alla grande band veneziana con “Sguardo verso il cielo”.
La PFM sale in scena poco dopo le 20.30. Nei camerini, ricavati dalle strutture dell’ ex caserma di Cavalleria, trasformate in museo per le scuole, si scherza sulle scenografie gonfiabili degli Yes. “Sembrano preservativi”, diranno poi al pubblico. Altra nota ilare: le stanze della PFM sono nella parte museale dedicata ai “fossili” (altre risate) mentre gli Yes sono ospitati dai “rettili e invertebrati”. Le cose si fanno serie quando la band sale in scena. E’ tutto perfetto. I “ragazzi” hanno un’ energia incredibile. E non è solo l’ eterno Franz a saltare e correre su e giù. Mussida suona da par suo, e nell’ introduzione di “Promenade”, su testo di Sinfield, è addiritura divino. La mezz’ ora finale poi è su livelli tecnici e interpretativi altissimi. Non solo pratica manuale, quella si sa, ma anche voglia giovanile di stupirsi.
E gli Yes? Vecchi marpioni: è la prima definizione che ci viene in mente. Il tour in formazione storica per i 35 anni di carriera è troppo celebrativo. Intendiamoci: certi “tocchi” di Steve Howe sono geniali, e le tastiere suonate da Rick Wakeman sono sempre molto espressive. Il “treno” ritmico di Alan White e Chris Squire però ci è sembrato troppo scolastico, il solito compitino insomma, mentre ci sarebbe da dire sul punto di arrivo della delicatissima vocalità di Jon Anderson. Non a caso un brano di effetto e strappa applausi come “All Good People” appare subito al secondo posto della “scaletta” vogherese. In realtà, se tre anni fa, con il tour orchestrale, gli Yes avevano perso un’occasione, dimostrando già allora la tendenda all’ autocelebrazione reverenziale, in questa circostanza ne abbiamo avuto piena conferma. Se non ci sarà un’ impennata creativa, insomma, i vecchi miti del prog inglese sono pronti per Las Vegas. Lieti peraltro di essere smentiti da chi vorrà invece applaudirli il 7 luglio a Brescia. E la PFM? Per loro, oggi come allora, il futuro è “suonare suonare”, con il sorriso sulle labbra e magìa sulle dita.
Bruno Marzi

 

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.