Le parole sono i tristi macigni della politica

Pubblicato il 3 settembre 2026 alle ore 11:24
Starò molto attento anch'io ad usare le parole, come sempre d'altronde. E come sempre ci sarà chi non capirà il mio, spero nobile, intento, e me le rinfaccerà. Pazienza. Leggo, more solito, sull'app di Rainews il seguente titolo: "Violenta 13enne in negozio: scarcerato dal Gip, la procurra ricorre al riesame". Titolo "sparato" poi derubricato leggendo il pezzo. I fatti dicono che la ragazzina ha ricevuto molestie, sì sgradite e perseguibili, ma di certo non è stata nè violentata nè abusata in alcuna maniera penale. E' stata pesantemente molestata da un quarantaduenne di origine asiatica, gestore del minimarket, che ha ammesso di aver bevuto superalcoolici, non essendo abituato. Ha subìto una trauma, come a quanto pare anche l'uomo accusato. Pare che poco prima avesse importunato anche una cliente quarantenne, che non ha sporto denuncia. Titoloni su giornali e, appunto, siti d'informazione, Nordio che manda gli ispettori a Torino (a fare che?).
Risultato: "dagli al pedofilo" scritto sulla saracinesca abbassata, attività chiusa e presumibilmente dipendenti fermi a casa. Nella sostanza, un episodio che, in altri casi, avrebbe prodotto molto meno clamore, amplificando la visibilità della ragazzina (vox populi... ) e rovinando una persona che, un attimo dopo il fatto, ha dimostrato tutto il contrario di quello di cui viene additato. Il titolo ("violenta") seppure falso è ancora lì come un macigno, alle 10,55 di oggi, giovedì. E penso ai rampolli che, loro sì, hanno violentato ubriacando le amiche di una sera, ma la stanno passando sostanzialmente liscia. Belli bianchi e figli di politici e famosi vari.
Intro obbligatoriamente lunga, ma ora volerò. Le parole, appunto. Dette per ragioni personali le più varie: politiche, d'immagine, scaricabarile. Una delle peggiori, tra le tante, è quella del generale Garofano (ricordo che i militari, quando vanno in pensione, passano di grado in automatico. Colonnello, quindi) che, parlando di Stasi (che odia... Pensava che il caso fosse chiuso, con tutta la polvere sotto i tappettini. E invece... ) cita ancora oggi teoriche e inesistenti immagini porno "raccapriccianti", peraltro mai viste ma solo raccontate da altri. Ricordiamo la melma dei colleghi giornalisti sul "biondino dagli occhi di ghiaccio" e via dicendo. Penso anche alla parola "malore", recentemente tirata fuori per il Dibba sofferente a Cuba (in gamba, bambino!) che credo sia già in volo verso casa. L'associazione tre malore e infarto è ormai consueta, ma in realtà fasulla. Un malore è quando mangi troppo e fai i ruttini, o magari sudi freddo per una piccola congestione. Oggi invece è stato di pre-morte. Cosa sia successo a Di Battista lo spiegherà lui, rimesso in piedi dai bravissimi medici cubani, umiliati dal solito Tajani che ha inviato d'urgenza due luminari italiani a L'Avana senza alcun motivo. Tutta scena, come per l'aereo di stato, forse lo stasso usato per il Gran Mogol a Sanremo o per l'assassino libico rimandato a casa.
Infine, anche se tutti voi potreste continuare all'infinito con le vostre citazioni, c'è l'abuso, translato dagli Usa, del termine "eroe". Anche se il buon Bowie aveva spiegato bene che spesso si è eroi per un solo giorno o anche meno.
Vi saluto ricordando la "malemerita" famiglia Angelucci, procacciatrice di quel che rimane della Stampa italiana tutta a Destra, e i suoi incredibili titoli fascisti e razzisti. Non li legge nessuno ma tanti vorrebbero che se ne parlasse.
Nella foto: verità uso cesso di antica trattoria...

 

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