
"Il successo, specialmente se improvviso ed esagerato come è capitato a me, può veramente dare alla testa e allontanare dalla realtà. Fortunatamente, nel mio caso, ho avuto il carattere e la fermezza per non farmi prendere dall’ ingranaggio". Parola di Antonino, vincitore dell’ edizione 2005 di “Amici”, che in questi giorni, ospite anche del programma di Raidue “Scalo 76”, è impegnato nella promozione del suo secondo album “Nero indelebile”, realizzato con la produzione del grande Mario Lavezzi. Si tratta di un disco difficile, “adulto”, nella scia del genere che proprio Zucchero “Sugar” Fornaciari ha sdoganato. La musica “Nera” americana cantata però in italiano e in maniera più leggera, più “pop”. In questi Antonino gira l’ Italia assieme a un chitarrista per presentare le nuove canzoni al pubblico delle radio private e nelle catene di megastore come Fnac e Feltrinelli.
Proprio Lavezzi, con Teo Teocoli impegnato a Milano nella rinascita del mitico cabaret “Derby”, ricorda il suo incontro con il quasi 25enne, li compirà il 9 marzo, cantante di Foggia.
In realtà fu un mancato incontro, perché non me lo facevano nemmeno vedere; figuriamoci parlare! Era ovviamente il giorno della finale di “Amici” e tutti erano un po’ su di giri. Poi ci siamo sentiti con tranquillità e abbiamo cominciato a lavorare assieme".
Dopo la presenza di Antonino come ospite di Gigi D’ Alessio proprio nel 2005,quest’ anno pensavate di andare al Festival di Sanremo con uno dei nuovi brani?
"No. Quest’ anno non abbiamo presentato una canzone, mentre l’ anno scorso non siamo stati presi. Forse è meglio così perché nel frattempo Antonino è maturato molto, grazie anche a una serie di concerti estivi di grande successo e alla maggiore esperienza".
Perché, dopo personaggi come la Vanoni, Loredana Berté, la Mannoia e collaborazioni con tutti i più grandi artisti italiani, a partire da Mina e Celentano, hai scelto Antonino?
"Perché mi piace l’ artista e la persona. Mi dà retta, e assieme abbiamo studiato un avvicinamento a tappe al successo vero; una maturazione di cui questo nuovo album è un momento importante".
Parliamo con Lavezzi e Antonino negli uffici milanesi del produttore e musicista che sia affaccia su piazzetta Liberty, in pieno centro. Molti ricorderanno Mario Lavezzi agli esordi come chitarrista dei Camaleonti, poi con i Flora Fauna e Cemento e Il Volo, e successivamente con una brillante cerriera da solista e una lunga collaborazione con Mogol, anche come insegnate alla sua scuola, il “CET”. In un piccolo ma attrezzato studio di registrazione sono nati i “provini” di tanti classici della musica leggera italiana come “E la luna bussò” e “In alto mare”, proprio per la Berté. Oggi ci lavora il giovane ragazzo pugliese.
Antonino, com’è Lavezzi?
"Un grande musicista e una persona simpatica. Siamo andati subito d’ accordo perché entrambi amiamo lavorare molto e seriamente. Finora i suoi consigli sono sempre stati quelli giusti".
E tu, come sei cambiato dai tempi di “Amici”?
"Come persona, sono rimasto la stessa. Fortunatamente, perché se “Amici”, con la sua lunga esposizione televisiva, può essere una grande opportunità, allo stesso tempo può far perdere, appunto, il contatto con la realtà che sta fuori, con la vita di tutti i giorni".
Ci racconti chi è Antonino?
"Sono un ragazzo di 25 anni (vero nome Antonio Spadaccino. Ndr) con qualche chilo di troppo, ma mi piaccio così (Sorride. Ndr) e di certo non mi metterò mai a dieta, perché secondo me diventerei triste e canterei male… Non so se è proprio una teoria scientifica la mia, ma comunque mi va bene così".
In famiglia la musica è sempre stata al centro di tutto
"Verissimo! Sono cresciuto ascoltando i Grandi della musica mondiale come Otis Redding e Aretha Franklin, ma anche i cantautori italiani e i nostri grandi interpreti. Papà Raffaele mi ha trasmesso la passione. La più grande di tutti, però, rimane Tina".
Tina?
"Tina Turner, ovviamente! La mia voce da “nero bianco” è basata sulla sua maniera di interpretare. La prima canzone che ricordo di aver cantato da bambino è stata “Proud Mary”. E facevo anche i movimenti di ballo!".
La tua famiglia ti ha supportato in questa passione?
"Sì, al cento per cento. In casa siamo in quattro: papà Raffaele appunto, mamma e mio fratello Archimede, che ha 32 anni e lavora nella tabaccheria di famiglia".
Quando hai deciso di fare sul serio con la musica?
"Nel 2000. Ho fatto tutti concorsi canori che c’ erano nella mia zona, e poi a livello nazionale. Tante promesse e complimenti, ma l’ occasione vera è arrivata con “Amici”".
Dove, per vincere, hai dovuto pure ballare…
"Sì, ma è meglio lasciar perdere. Lavezzi, in proposito, mi fa sempre delle battutacce. Diciamo che avere nel sangue la musica aiuta anche a muoversi con una certa grazia".
A proposito di grazia e “grazie”: fidanzate?
"In questo momento mi sto guardando attorno. Sai: il fascino del musicista… L’ altra sera Mario Lavezzi mi ha invitato a suonare al “Derby”, e devo dire che, alla fine, ero al centro dell’ interesse di diverse signorine molto belle".
Sogni da realizzare?
"Vivere di musica, ovviamente. Forse imparare a suonare uno strumento. In questo disco molte canzoni portano la mia firma, ma musicalmente sono state sviluppate con Daniele Di Gregorio, che è un grande musicista, un amico e capisce al volo ogni mio respiro".
La cosa che ti piace fare di più, in questo momento?
"I concerti. Cantare davanti al pubblico. E’ un’ esperienza magic. Io sono un timido, ma proprio tanto! Quando salgo sul palco però mi trasformo e offro tutto me stesso, e qualcosa in più! Come raccontavo prima, a otto anni cntavo “Proud Mary” di Tina immaginandomi di essere su un palcoscenico. Ecco: non mi immaginerei mai in un altro posto. Credo di essere nato per il grande privilegio di fare questo bellissimo mestiere!".
Bruno Marzi
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