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Arriva in scena vestita di un abito a forma di cono, fatto di carta bianca, che perde strati, e muta colore, ogni volta che la Nostra decide di cambiare look. Arriva camminando "alla giapponese", con passetti velocissimi. Si agita in maniera scoordinata, al punto che, dopo "Human behaviour", brano che apre lo show, durante "Atlantic" Bjork va a sbattere, ci pare, contro il flauto di Dan Lipman, procurandosi una vistosa ferita in fronte, che le sanguinerà per un paio di canzoni, costringendola al "cerottone", dopo che uno spettatore in prima fila le aveva offerto i suoi "fazzolettini". Un gelido fascino.
Un migliaio di persone, l'altra sera al City Square, strapieno, ha applaudito il ritorno di Bjork in Italia, a tre anni di distanza dagli ultimi concerti con i Sugarcubes. Molti gli stranieri, in primis i nordici, con gran sfoggio di "modelle" dal capello biondo e dagli occhi azzurri, lo show della cantante e musicista islandese, un po' troppo in bilico tra il suono techno-dance e il "pop" evoluto, è durato poco meno di un'ora e un quarto, per un repertorio di dodici canzoni, tra le quali alcune assolutamente inedite. In tutta onestà, ci ha deluso alquanto.
D'altronde, dell'album "Debut", di grande successo, Bjork parla di “ …una specie di "compilation", dei "greatest hits" composti negli ultimi dieci anni! Ho canzoni per tre dischi, e altre le ho buttate via, ma non so quando le metter• su disco; non prima della primavera del '95”. Bjork Gudsmundottir, islandese attorno ai trent'anni (“Ma già a undici ero famosa nel mio Paese!”, commenta) ha parlato con i giornalisti di tutto un po'. Cortese, ma distaccata, è apparsa ai più un poco saccente, distante; al punto di rifiutare la partecipazione, come attrice, all'importante film "Tank girl", ispirato a un fumetto, “per non togliere troppo tempo alla musica”. Noblesse oblige.
Dei Sugarcubes, la band degli esordi, parla di “… una grande famiglia che non si è mai sciolta. Prima o poi, faremo ancora dischi, ma non è la cosa più importante. Poi, in quella band, io al massimo scrivevo i testi… Il mio gruppo di amici + nato quando eravamo adolescenti, e ci consideravamo una specie di "terroristi" ecologici che pruomovevano l'etnìa islandese, per difenderci dall'invasione inglese. Voglio dire: piuttosto che scimmiottare il sound inglese, tanto vale sentire gli originali e fare qualcosa di nuovo!”.
Dell'Italia, Bjork non conosce molto: “Amo la musica di Nino Rota: Dalla? Non lo conoscevo. Ad Ascoli è venuto a salutarmi e mi ha regalato il suo ultimo cd, che sto sentendo. E' interessante, ma non capisco le parole e, mi dicono, per lui sono importanti… Io, invece, dò molta importanza all'elettronica. Forse perché mi piace lavorare da sola, e i computer sono molto comodi… “. Della partecipazione al Festivalbar, ad Ascoli Piceno, dove Bjork è arrivata con il figlioletto, la ragazza islandese ha un ricordo particolare: “Quella piazza… Antichissima e tutta illuminata, e con il grande palco! Una sensazione stranissima: Come se un ufo atterrasse in Vaticano!”.
Bruno Marzi
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