
Bob Geldof, leader dei Boomtown Rats, band inglese che ebbe una sola hit con "I Don't Like Monday" nei primi Ottanta, era all'epoca molto sensibile ai problemi di fame e sottosviluppo in molte parti del Terzo e Quarto mondo. Grazie all'aiuto e alle sovvenzioni di diversi partners, nel 1985 ebbe l'idea di un grande show, anzi due, per raccogliere fondi e portare avanti i suoi ideali. Oltre ai biglietti venduti, i proventi arrivavano da donazioni telefoniche che allora erano molto più complicate di oggi. Nacque così Live Aid, che oggi compie quarant'anni. Grandissimi artisti si esibirono a Wembley e poi a Philadelphia.. Il momento topico - anche per la raccolta fondi - fu con i Queen, come sappiamo anche dal film premio Oscar "Bohemian Rhapsody".
L'evento più spettacolare fu però la doppia esibizione di Phil Collins, che suono a Lonra e poi prese il Concorde per arrivare in tempo al John Kennedy Memorial Stadium nella Città dell'Amore Fraterno. Intendiamoci, ci furono proprio tutti quelli convocati. Penso a Bowie e a Bryan Adams che apriva lo show americano. I Queen arrivarono per ultimi, dato che non si capiva bene l'umore e la salute di Freddie Mercury, che poi eplose nella performance che consciamo bene. Esiste un film facilmente reperibile che svela tutto. Un po' come per Woodstock, la grandezza dell'evento non fu percepita subito.
Io lavoravo già da dieci anni, e vivevo ancora a casa di mia madre, ma per pochissimo tempo. Mi ero organizzato al meglio. Un monitor Sony 20 pollici (il "must" dell'epoca), un registratore Betamax stereo e vivande d' emergenza, senza "rutto libero", se ricordo bene. Un passo indietro. Mi ero attivato per andare di persona a Londra e fare le foto allo show. Il meccanismo era semplice: pagavi 500 dollari che andavano alla causa. Li avevo, ma avrei dovuto organizzarmi da solo, mentre i colleghi di tutto il mondo (sarei stato l'unico italiano) venivano sponsorizzati dalle rispettive Agenzie fotografiche. In pratica, ero certo che mi avrebbero accettato, un po' come successe nel '90 a Berlino per The Wall. Mi arresi alle difficoltà pratiche, insomma, con grande successivo rimpianto ma tant'è. Mi avreste visto assieme agli altri in quella piantana protetta che si vede nei video e nel film.
Non rinunciai a registrare tutto, e ancora oggi conservo molte di quelle cassette, che faticherei a vedere anche recuperando un Betamax. Ma oggi è tutto online.
Lo show fu trasmesso integralmente dalla Rai (era luglio, tempo di repliche) su Raidue e un po' su Raitre. More solito, i nostri brillanti dirigenti televisivi, allora come oggi, non avevano compreso la portata dell'avento, recuperando in fretta e furia delle voci dalla radio. Con molta fortuna e casualità, li raggiunse anche una persona competente, nonché ancora oggi crooner di qualità, come Ronnie Jones. Che mi raccontò: "Ero in Rai, a Roma, assolutamente per caso. Dopo un appuntamento gironzolavo per i corridoi. Fui praticamente catturato e portato in trasmissione".
Nel 1988 passò dall'Italia "Human Rights Now", al Comunale di Torino. Live Aid invece fu replicato nel 1995 in diverse città del Mondo, dando spazio anche a grandi artisti locali.. Questa volta c'ero anch'io, a Roma, in un Circo Massimo che poco alla volta si riempìI. Il significato di Live Aid oggi è estremamente attuale: il Mondo si salva solo dal basso, con atti concreti, sostituendo alle armi cibo e cure mediche. Dillo ai sionisti religiosi, a Putin, a Trump e alle altre merde guerrafondaie in circolazione...
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