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Oggi alle 18 presso la Fnac di Verona le Cherry Lips in "set" acustico presenteranno il loro primo, omonimo album ufficiale distribuito da Venus. Si tratta di dieci brani di rock duro, ben suonato e caratterizzato dalla particolare voce della cantante e autrice Stefania Parks, ventunenne figlia dello scrittore inglese Tim Parks, noto autore e traduttore in Italia dal 1981. Le quattro ragazze veronesi (in realtà la chitarrista è di Trento) finaliste al recente "Cornetto Free Audition" inizano il 9 novembre dallo Stonehenge di Arcole (Vr) un intenso tour che, oltre alle numerose date in Triveneto, le porterà in giro per lo Stivale, con tappa obbligata al "Mei", il Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, il 29 novembre.
Come nella migliore tradizione, la band è nata nel 2005 per iniziativa di Stefania e Karima, compagne di scuola al liceo scientifico. "Stefi", voce e chitarra, Karima, basso, Elisa chitarra, e Serena, batteria, sono un esempio controcorrente di band rock genuina (molti i brani in inglese nel disco ma anche una cover importante come "Girls Just Wanna Have Fun" di Cyndi Lauper). "Nel nostro dna ci sono Aerosmith, Ac/Dc e via dicendo - spiega Stefania - e il momento del concerto è quello in cui verifichiamo il lavoro fatto. In Italia c'è ormai un solco profondo tra la musica "vera" e un mondo discografico che è molto lontano dal vero pubblico dei concerti. Lo capiamo ogni volta che saliamo sul palco".
E continua: "Basta andare su YouTube o My Space per trovare artisti di talento pressoché sconosciuti. Molti di questi, e lo sappiamo perché è capitato anche a noi, hanno ricevuto una serie di "no grazie" dalle Case discografiche più importanti, per poi magari essere riscoperti dalla Rete e messi sotto contratto. Il guaio maggiore però deriva dalla pletora di programmi televisivi e concorsini, come "Amici" per esempio ma anche "X Factor" con Giusy Ferreri, che grazie alla moda "R&B" ha rovinato almeno un paio di generazioni di cantanti; in particolare le ragazze".
Stefania chiarisce tecnicamente il concetto: "Tutto questo svolazzare di voci che si appoggiano sul soul non è solo monotono e monocorde ma anche sgradevole. Se ci fai caso cantano tutti uguale, magari anche un po' stonati ma alla ricerca di un certo timbro di voce. Non sanno che gente come Whitney Houston, ma anche una bravissima come Laura Pausini, a una certa vocalità ci è arrivata d' istinto, per cultura e forma mentale… ".
Bruno Marzi
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