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L' artigianato di eccellenza? Il vanto dell' italica ingegnosita? Ultimamente sta in galera. Detta così, l' espressione suona un po' forte, ma di fatto mai come ora l' alternativa all' inutilità rieducativa del carcere, a parlamo anche di detenuti a "fine pena: mai" o per reati gravi, va ricercata sì nel lavoro, ma di qualità assoluta. Dopo l' esempio dei panettoni fatti nel carcere di Padova e considerati "i migliori d' Italia" e un Massimo Priviero a cantare per e con i carcerati di Bollate l' anno scorso, ecco che nelle Case di reclusione del Nordest si tagliano e si cuciono capi che vanno dritti dritti nelle migliori boutique di abbigliamento casual-chic e nelle gr4andi catene di distribuzione. In particolare a Verona e alla Giudecca, le detenute sono state per così dire assunte, e certamente retribuite nella coperativa che produce da oltre un anno la linea di abbigliamento "Codice a sbarre".
La testimonial, molto coinvolta emotivamente, è Gianna Nannini, che ha accettato volentieri di partecipare alla sfilata che nei giorni scorsi si è tenuta a Milano per presentare la nuova collezione autunno-inverno 2008/2009. Modelle e modelli professionisti si sono mescolati a giovani ragazzi; tra il pubblico parenti delle stiliste-carcerate e rappresentanze ufficiali delle carceri, appunto, di Verona, Venezia, Bollate e Milano (da anni le "sartine" recluse di San Vittore producono i costumi di scena delle "veline" di "Striscia la Notizia").
Quello di "Codice a sbarre", va detto, non è un esperimento ministeriale ma un vero e proprio business ( i modelli presentati sono originali e la qualità è alta) nato nel carcere di Billiemme a Vercelli, per iniziativa di cinque detenute, unitamente alla cooperativa assistenziale Onlus che le segue da anni. Oggi il tutto ha una struttura professionale, con tanto di amministratore delegato e spazi promozionali per una linea di abbigliamento che non poteva che chiamarsi Jailwear. Di fatto, le cinque signore-stiliste-carcerate (due erano presenti, e fotografabili, alla presentazone nel locale Ondanomala) e con loro centinaia di detenute negli Istituti coinvolti, una volta uscite avranno non solo un gruzzolo da parte ma anche un lavoro stabile e di prestigio.
Gianna Nannini è certamente la cantante più amata dalle carcerate. "Questo amore è una camera a gas… ", da "Fotoromanza" è una specie di inno ufficioso. Prova ne è che nel 2002 non esitò ad esibirsi nel carcere della Giudecca; e così, rispondendo alla lettera della stilista-detenuta Nicoletta, per prima cosa è andata a trovare le "ragazze" di Vercelli, aderendo immediatamente e disinteressatamente all' iniziativa, mettendoci faccia e ovviamente musica.
E poi non ha esitato a fare anche lei da modella informale, in un finale di sfilata che, secondo la migliore tradizione delle "passerelle" milanesi, è terminata con una foto di gruppo generale: stiliste, modelli, parenti e amici, e pure qualche amabile secondina, con il sorriso sulle labbra. Oltre, ovviamente, alle Istituzioni carcerarie e politiche locali, vercellesi e venete, in parata. Occhio alla griffe, insomma. E alla borsa. Ma solo perché i prezzi non sono proprio popolari ma "di mercato".
Bruno Marzi
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