Garbo intevista e disco Il Gazzettino 2008

Pubblicato il 16 luglio 2025 alle ore 23:28

Milano
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Una provocazione? "Privatizzare la musica", parola di Garbo, l' aristocratico cantante-musicista-performer (vero nome Renato Abate, 50 anni, milanese trapiantato nel comasco) che pubblica venerdì 5 il nuovo cd "Come il vetro" (Discipline-Mescal-Venus) in completa autoproduzione e, come ci spiega "in assoluta coerenza artistica". L' album è stato presentato alla Fnac di Milano, mentre nello store veronese Garbo si recherà l' 8 ottobre per uno showcase, nell' attesa di intraprendere un vero e proprio tour. Ricordiamo che, sempre per "Discipline" (l' etichetta-laboratorio fondata dallo stesso Garbo e che contamina pop, rock e jazz) Luca Urbani, Hellzapop e Teo saranno a Verona al teatro Alcione il 24 ottobre.
A dicembre poi uscirà un doppio cd a prezzo speciale "Congarbo", vero tributo degli artisti italiani "di tendenza" al loro indiscusso maestro e anticipatore. E ancora, la Polygram ristampa due dischi della fine anni Ottanta, "Il fiume" e "Manifesti", ormai introvabili su vinile. L' impressione è insomma quella di una vera e propria "Garbo-manìa", che comprenderà anche passaggi televisivi a "Scalo 76" e All Music, tanto per iniziare.
Allora, perché privatizzare la musica? "Perché la discografia non c'è più. Oggi non accetterei mai una proposta da una Major, ma nemmeno le cosiddette "indie", indipendenti, in realtà poi lo sono veramente. Non è un problema di soldi, insomma. E' un' industria che si è destrutturata. La necessità culturale di avere e fare musica c'è e ci sarà sempre, anche se passerà per canali differenti. Di più, anche la Siae, in quest' ottica, diventa inutile. Quello che conta sono le emozioni che la musica sa dare, l' espressione artistica di chi la crea e la fa. Sono conclusioni che, nell' àmbito di una più ampia disillusione e pessimismo su questa Società, non mi impediscono, dopo sedici album pubblicati, di guardare avanti con ottimismo".
Famoso per i grandi successi pop degli anni Ottanta ("Quanti anni hai?", "A Berlino va bene", "Generazione", "Radioclima") e la frequentazione dei piani alti delle classifiche, con partecipazioni a raffica al Festivalbar e un Sanremo con "Premio della Critica", Garbo ha scelto volontariamente una strada non commerciale, collaborando negli anni con artisti di varia estrazione, senza però dimenticare mai la canzone (più che altro vestita di elettronica). Due anni fa rischiò la vita per un ictus, da cui si è perfettamente ripreso, guadagnandoci in ironia.
"Nell' album - spiega - c'è la canzone che mi ha regalato Tao, "Voglio morire giovane" (bella la versione radioedit. Ndr) che, oltre le scaramanzie, per esempio dice alla fine: "Voglio morire di sabato". E' ovvio il riferimento all' attualità e a un certo senso di autodistruzione che già i Boomtown Rats cantavano in "I Don't Like Monday". In generale, "Come il vetro" è un disco registrato in maniera emozionale, molto elettronico in certi punti, molto meno in altri". Le collaborazioni sono prestigiose e di nicchia allo stesso tempo. Già detto di Tao, ecco l' attrice e performer Elisabetta Fadini (anche diplomata in Belle Arti a Verona) recitare in "Voglio tutto", mentre Luca Urbani dei Soerba con Alberto Styloo è entrato addirittura in società con Garbo in "Discipline".
E ancora, ecco Angelo Bellandi degli Ovophonic e Andrea Soldani dei Derivando collaborare in un disco "cantautorale e collettivo" allo stesso tempo. Non manca la cover di prestigio, destrutturata da Garbo al punto da renderla quasi irriconoscibile. Si tratta di "Baby, I Love You", hit delle Ronettes, ma anche di Aretha Franklin negli anni Sessanta, ripresa però dalla versione firmata dal Phil Spector per i Ramones. "Una scelta - conclude Garbo - ancora una volta emozionale, nel ricordo della musica che, ascoltata da ragazzo, mi ha segnato artisticamente".
Bruno Marzi

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