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Madonna come Dorian Grey e il suo ritratto. O quasi. Perché i suoi cinquant' anni da icona pop, pur sfavillanti, sono altresì usurati da una vita vissuta intensamente. Anzi da diverse vite: giovane ballerina a suo tempo scartata anche da una selezione Rai, cantante pop beatificata da Jellybeam Benitez ai tempi di "Like a Virgin", trasgressiva "mangiatrice d' uomini", attrice di scarso talento ("Evita" e "Ragazze vincenti" a parte) musa di stilisti (Dolce e Gabbana) e "Ragazza copertina" in genere. E poi finalmente icona pop-gay assoluta. Per sempre. E lei che si impegna al massimo per non deludere i fan, magrissima e con il trucco pesante sul viso, e le gambe serrate da quei cerottoni sportivi che abbiamo visto a Pechino anche sui nostri atleti (Idem).
E così Madonna, per far dimenticare alcune canzoni non proprio cantate in concerto (più che playback, uso accorto delle coriste e dei "protools" musicali) ma decisamente ballate e coreografate al meglio, alla fine, nel caldo catino dell' Olimpico, manda un saluto al Papa (che ovviamente non vedeva l'ora… ) su "Like a Virgin" facendo presente che anche lei si sente "figlia di DIo". Un remake, se si vuole della Patti Smith settantottina che a Venezia celebrava Papa Luciani. Vaglielo a spiegare, al teologo e teosofo Ratzinger, che la Material Girl pazza per la Quabbala, o Cabala, di tradizione ebraica in realtà tifa per il Vaticano.
E' un mondo così, quello di Madonna, in cui ai concerti si arriva il giorno prima con aereo privato Falcon 2000; che altri aerei privati e ben 60 stanze nel lussuoso Grand Hotel di via Veneto attendono lei e il suo entourage, dopo che proprio i suoi artisti e collaboratori si erano lamentati per un trattamento "da serie B" in albergacci ed Economy, al punto di paventare l' ammutinamento.
E invece la ciurma si stringe serrata attorno alla Ciccone, che regge bene il grande baraccone che la circonda; cocciutamente e con tigna da ventenne vogliosa di arrivare. Eccola allora circondata dai "suoi" musicisti, dai "suoi" ballerini e dai "suoi" fan. Solo suoi, in maniera addirittura viscerale. Occorre spendere una parola di ammirazione per il grande pubblico gay che l' ha seguita anche nella notte romana; un pubblico che al sessanta, settanta per cento dava contributo ai famosi Sessantamila presenti. A volte chiassosi (specialmente le trans) a volte riservati (le coppiette di entrambi i sessi quasi in pellegrinaggio e felici di vedere la "loro" Madonna) ma entusiasti e generosi.
Entusiasti negli applausi, nelle telefonate in diretta agli amici per dire "ci sono" (Vodafone in tilt nell' area dello stadio) e nei soldi spesi. Per il biglietto (dai 60 euro in sù fino al box riservato con poltroncine al mixer) e per i gadget ufficiali (40 euro una canotta con scritto "Hard Candy". L' ha comprata una collega… ) e ovviamente per treni, aerei, alberghi e, per alcuni forse non più ricchi ma più fanatici, per un rincorrere la loro beniamina in tutte, ma proprio tutte le otto date europee. Se lo ricordi, signora Ciccone, che non sono i deejay alla moda che fanno i suoi dischi sempre un po' uguali a decretare la sua immortalità. Ma quei ragazzi un po' più uguali degli altri e di tutte le età.
Bruno Marzi
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