
La morte, a soli 76 anni, di Ozzy Osbourne non era del tutto inattesa. Tantissimi problemi, e comunque quella voglia di salutare tutti un'ultima volta, nella sua Birmingham, lo scorso 5 luglio. Io posso raccontare il "mio" Ozzy, visto innumerevoli volte, intervistato e addirittura omaggiato, in Svizzera, di una torta con tanto di pipistrello stilizzato sopra. Andammo io e Mimmo. Credo che fosse Losanna. La foto, per fortuna c'è. Ozzy stava per sposare la sua manager, che poco fa ha annunciato la sua scomparsa.
Il leader dei Black Sabbath è stato una travolgente, geniale novità all'inizio degli anni Ottanta. Una potenza di fuoco enorme, che bissò anche con la sua band da solista e la chitarra di Randy Rhoads, mancato giovanissimo.
La sua è la storia del rock che, a differenza di altri "esagerati" come il tastierista degli Atomic Rooster Vincent Crane o Randy California, o Jeff Beck, per fare un esempio, ha avuto dalla vita una cambiale a più lunga scadenza. E' triste però pensare che ci lasci qualcuno che ha condiviso un bel pezzo di strada artistica con noi. Triste come per Freddie Mercury, come per Ivan Graziani, Mango, Jannacci, De Andrè, Battiato. E tanti altri. E' forse anche per questi motivi che, professionalmente e umanamente, mi sento così contano da quello che si ascolta oggi.
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