
Ovvero carnevalate gastronomiche e giuste osservazioni. Nel recente post sui costi stellari dei prodotti distribuiti da Eataly ho fatto alcune precisazioni troppo generiche sulle origini del riso Carnaroli, e il mio amico Marcello, che è di Asigliano Vercellese (quel paese-isola che in un certo periodo dll'anno è completamente circodato dall'acqua) mi ha giustamente corretto. Fermo restando che la riseria "Re Carlo" produce vero ed eccellente Carnaroli.
Sull'origine, il Carnaroli non è stato inventato ma ibridato, selezionato insomma. Sulla primogenitura, invece, forse ho quasi ragione. Wikipedia e simili parlano di un'ibridazione nata a Paullo, vicino a MIlano, tra il 1939 e il 1945. Il nome potrebbe essere quello di un contadino oppure l'omaggio a un ministro fassista del periodo. In verità il Marce mi parla di una prima ibridazione attorno al 1914 proprio dalle sue parti, ma non ancora con un nome ufficiale. Anzi, con un'altra denominazione prestigiosa.
Il problema reale è però un altro. I coltivatori conoscono perfettamente il numero di "giornate" coltivate con il vero Carnaroli. Il guaio è che il prodotto in vendita è in quantità enormemente superiori... Spacciato spesso come "biologico" quando, mi ricorda sempre il mio amico, il riso biologico in realtà non esiste. Ci furono servizi televisivi al riguardo alcuni anni fa, su tenute del novarese che nascondevano agli ispettori i diserbanti - peraltro oggi leciti - e però ottenevano poi una quantità di prodotto "fasulla", pari a quello ufficialmente trattato.
Quello che invece è vero e reale, è che l'ibridazione e la ricerca continuano. Attualmente la cugina di Marcello (paesi piccoli, parenti tanti) ha ripreso la produzione di famiglia del famoso ed eccezionale "Maratelli", del cav. Mario Maratelli (ibridato guarda caso nel 1914) che giustamente costa qualcosa di più, e che forse Farinetti venderebbe con pagamenti in bitcoin.
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