
Può capitare che una mini serie tv che in quattro puntate racconta un complesso giallo tratto dall'omonimo libro possa essere decisamente migliore del libro stesso. Robert Galbraith, nom de plume della pluricelebrata e ricchissima K.J. Rowling di Harry Potter, questa volta ha scritto in maniera poco liquida e troppo enfatica. Spiego. "Un cuore nero inchiosto" è il sesto libro della saga di Cormoran Strike (che spero eterna) e Robin Ellacott; ossia l'investigatore senza una gamba con il nome inventato dal padre vecchia rockstar e la bella socia romantica uniti dalla sagacia e da un amore tira e molla. E' il penultimo edito (non ho ancora letto "Sepolcro in agguato". In realtà per sbaglio l'avevo iniziato e mi sembra di nuovo con il ritmo giusto) e narra una storia che si sviluppa attorno a una novella grafica dark-comica. Il problema è che la Rowling, forse per annettersi un pubblico adolescenziale nuovo, riempie oltre cento pagine di schermate prese da chat dei personaggi, con nickname, falsi siti, odiatori seriali e tutto quello che funziona oggi tra i giovani. Il risultato grafico, e la scioltezza della narrazione, sono però pessimi. Non dico che il libro sia brutto in senso canonico, ma con cento e passa pagine in più che ho saltato a piè pari, senza per questo perdere le coordinate del racconto. Lo consiglio anche a voi.
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