Colabrodo Rai FB 2024

Pubblicato il 1 agosto 2025 alle ore 23:33

C'erano una volta i grandi registi Rai, quelli che, con cinque telecamere, facevano "Studio Uno", "Gran Varietà"... "Canzonissima" insomma. Gente come Anton Giulio Majano firmava i grandi sceneggiati. Gente come Vito Molinari che inaugurò la tv nel 1954. Gente così, insomma, ricca di cultura e creatività. Anche a Sanremo, fino a poco prima dei tempi di Antonio Moretti (quello che spostò i fotografi in balconata) si lavorava con cinque camere, poi arrivò la "steady" e diventarono sei... E poi il Tulip: un Dolly più grosso. E poi tutto il resto. Tra i registi più creativi e simpatici metto al primo posto Paolo Beldì, e per affetto tutti quelli del Festivalbar, scelti con intelligenza e coraggio - penso al debutto di Stefano Bianchi - da Vittorio Salvetti. Penso a "Stryx" (c'ero anch'io in studio) di Enzo Trapani, e auna fantasia immensa, la sola novità del chromakey verde e l'abilità organizzativa di Romano Frassa.

Mentre si pranzava, oggi, Raitre mandava un "dietro le quinte" con gli attuali registi televisivi Rai, quasi tutti abbastanza giovani. La creatività ha lasciato il posto al numero di telecamere. Un regista sportivo ha rimarcato che per eventi come l'atletica leggera utilizza "almeno 35 telecamere", affinché non venga tralasciato nulla. In diretta o in replay. Mi torna alla mente quel 1980 e il record del mondo a 2,01 di Sara Simeoni a Brescia. Nemmeno un' Arriflex del Telegiornale. Le uniche immagini sono amatoriali. "Dove c'è grandezza, grande è anche l'errore", diceva Ponzio Pilato a Ben Hur. La Rai non è l'impero romano, anche se a volte vorrebbe assomigliarci.

Ho conferme personali sia in radio sia in tv quando, facendo l'autore per uno speciale sui Pooh, non mi vennero riconosciuti i "diritti" per un'ora di dialoghi (il mio nome è in testa al programma). Eppure anche oggi tutti smaniano per apparire in qualche modo dentro il "giocattolo". Le dichiarazioni dei succitati registi sono a volte imbarazzanti e autocelebrative, quando si capisce benissimo che in sala regìa il comando ce l'ha l'elettronica e le persone specializzate in consolle. I registi "storici", con le debite eccezioni, erano persone alla mano (penso al grande Beppe Recchia). Questi sono un po' patetici. Uno ha dichiarato: "Vorrei fare un programma di musica dal vivo e scegliere io gli artisti". Il programma, non il solo, c'era già e si chiamava "DOC" su Raidue con la regìa di Pino Leoni. Emilio Uberti, Piccio Raffanini e Massimo Mazzanti erano alla regìa di "Mister Fantasy". E via dicendo.

Tenero poi quello che ha dichiarato: "Per essere contento del mio lavoro mi devo emozionare"; o addirittura piangere. Magari è il regista di "Mezzogiorno di Cuoco", e il problema sono le cipolle...

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