
Ho appena visto su Sky un film adorabile, "La stanza degli omicidi" ("The Killer Room"), diretto da Nicol Paone con buona scioltezza e con Uma Thurman (in ottima forma, direi), Samuel Jackson e Joe Manganiello (il marito di Sofia Vergara, per il gossip). Una commedia gioiosamente noir. Un riciclatore di denaro nero che parla Yddish si mette d'accordo con una gallerista brava ma sfigata e un po' fuori di testa per riciclare denaro illecito con finte vendite di quadri. Le "opere d'arte" le fa un sicario "buono" che alla fine ci prende gusto (con l'arte... ) e per una serie di strampalate coincidenze diventa famoso. Per liberarsi da una famiglia di delinquenti russi che li ricatta, il Trio improbabile escogita una serie di trovate degne dei film comici degli anni Sessanta, un po' Mel Brooks e un po' Woody Allen. Si ride insomma, più che sorridere.
La vera trovata del film, girato in una New York modaiola e straricca di collezionisti d'arte improbabili (o probabili?) è la presa in giro, puntuale e circosatanziata, del mercato dell'arte moderna, la cui visione grottesca non sembra poi così campata in aria, e molto legata alla speculazione.
Molto bravi anche i caratteristi che cesellano nei loro ruoli le stramberie di un mondo assurdo quanto realistico. Pensiamo alla recente vendita della banana di Cattelan, con l'acquirente che, in pieno delirio narcisistico, l'ha mangiata per diventare anch'egli arte. Quando penso a certe mie foto, e a quelle di bravi colleghi, per dirla con Jovanotti, mi sento un piccolo Raffaello. "Sazio". Ah, nel film compare Maya Hawke, nel ruolo di una pittrice. Core de mamma e papà ovviamente.
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