
Me lo ricordavo, ma ho anche controllato: in latino si dice così. I romani, e non solo loro ma anche gli egizi, conoscevano l'elettricità. Allo stesso tempo, il "De bello gallico" (una delle poche cose che ricodo a memoria dai confusi anni classici) inizia così (e non ve lo traduco).
"Gallia est ommis divisa in partes tres; quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani; tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur...". Segue un'interessante serie di informazioni, tipo enciclopedia, attaverso le quali Gaio Julio Caesar (definito oggi "storico e dittatore") descrive la struttura geografica, politica ed economica delle terre che si apprestava a conquistare con una campagna militare. E che cazzarola c'entra con le auto elettriche?
Lungimiranza, preparazione e conoscenza prima di affrontare l'ignoto. Una lezione di modestia e cultura che i capi dell'Automotive non conoscono.
Oggi "Fuori Tg" di Raitre, programma a volte lezioso a volte di buon approfondimento, parlava a livello industriale ed economico dell'evoluzione elettrica nell'automotive e dei problemi che ne sono derivati. Pur tra parole gentili e analisi arzigogolate, ne viene fuori un'immagine farsesca se non fosse tragica dell'industria mondiale dell'automobile. L'apparizione della Tesla Model S nel giugno del 2012, macchina elettrica perfetta e di alta gamma, non smosse più di tanto le idee dei capi delle maggiori Marche europee e americane, che invece foraggiarono la disinformazione sia sui Media sia nei Social. I cinesi, more solito, invece si dettero subito da fare. In realtà Marchionne e Soci, pensavano ai dividendi per gli azionisti e ai loro stipendi, e di certo non al futuro.
Oggi, marzo 2025, la situazione non è molto dissimile. Le Case non hanno recepito certi chiari messaggi. I giovani prendono sempre meno la patente, perché socializzano sempre meno, per assurdo, a causa proprio dei Social. La prima auto non è quindi concepita come atto di libertà. Gli adulti sono conservatori, spesso per ignoranza, e non hanno spinto l'Industria su nuove strade, preferendo costosi Suv (americanate) e auto ibride, con le quali devi comunque andare al distrbutore. Aggiungo, per quanto riguarda l'Italia, il cinico atteggiamenteo di Stellantis, e la sua catena di produzione minimale (ci provano ancora con la nuova Panda, la 500 e la Seicento e la Jeep "europeizzate", cioè con motori di bassa cilindrata).
E l'elettrico? Alla fine, tutti si sono dati una mossa, in assoluto ritardo e con poche capacità autonome. Parlo in particolare di elettronica e batterie, legate a fabbriche in divenire o acquisti cinesi. Giustamente, le maestranze rimaste protestano e temono, non senza ragione, di arrivare alla pensione con la Cassa Integrazione. Ecco a che punto siamo ridotti.
Tutto questo si evince bene dal servizio di Raitre. Mancano però le soluzioni a breve termine. Più chiaramente, i modelli elettrici di Bmw, Mercedes e Audi et similia sono molto costosi e ancora pieni di problemi: PSA si è mossa un po' meglio, ma sostanzialmente ha adattato i modelli già in produzione alle batterie. Sempre a costi assolutamente o relativamente alti, mentre la Model 3 di Tesla oggi costa circa 39.000 più eventuali incentivi. Sui fogli di economia si intuisce il terrore dei Marchi per l'arrivo dei cinesi che, avendo capacità economiche notevoli, inizialmente sconteranno i ricarichi alla dogana, mentre stanno nascendo le fabbriche in Europa, cioé senza dazi. D'altronde, perché prendere eventualmente macchine più costose e più brutte se la BYD Dolphin (o come si chiamerà in Europa. Arriva a maggio) costerà circa 12.500 euro? Foto di un'auto elettrica attorno al 1840
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