
Milano. Dicembre.
Giovanna Mezzogiorno dice "No, grazie" a Pippo Baudo che la voleva al suo fianco sul palco del prossimo Festival di Sanremo, in programma dal 5 al 9 marzo 2002. La figlia del grande Vittorio Mezzogiorno, indimenticabile protagonista della "Piovra", dopo il successo de' "L'ultimo bacio", protagonista in questi giorni con Angela Molina di "Malefemmine" e prossima interprete della giornalista Ilaria Alpi per "Il più crudele dei giorni", decide di non accettare l' esplicito invito di Superpippo, il più ambito da grandi star e subrettine della tivù.
"E' una situazione che mi angoscia fortemente e mi provoca un filo di ansia - ci spiega la bella 27enne attrice - perché l' invito di Baudo, che è un grandissimo professionista, è di quelli difficili da rifiutare. Non voglio passare per una snob, e so quanto voglia dire per un' attrice quella passerella. Le donne del Festival sono belle, ambite, eleganti… ".
Perché ha deciso di non accettare?
"Perché proprio in quel periodo sarò in Marocco per le riprese del film sugli ultimi giorni di Ilaria Alpi e, dato che l' impegno per il Festival non è di quelli che durano poche sere ma ti consumano la vita… ".
La Rai dice che, visto che si tratta di una sua co- produzione, potrebbe intervenire per una sospensione delle riprese del film…
"In quel caso sono io che mi opporrei. I motivi sono sostanzialmente due. Per prima cosa, a causa della situazione di guerra, è stato molto difficile trovare una "location" tranquilla dove girare senza patemi d' animo, e non è certo il caso di modificare i tempi di lavorazione. In più, per rispetto nei confronti della storia, io non me la sento di passare di colpo da un ambiente all' altro. Se sono "immersa" in un ruolo così difficile e delicato, non posso rischiare di rovinare tutto distraendomi con un altro impegno così pesante come il Festival. E poi c'è anche una specie di impegno morale nei confronti dei genitori di Ilaria Alpi, che ho conosciuto e che hanno voluto regalarmi un paio di orecchini della figlia che erano il suo portafortuna".
Nessun ripensamento dell' ultima ora?
"Lo ritengo difficile. Ripeto che la cosa mi provoca molta angoscia, perché capisco l' onore che mi viene fatto. Mi sono consultata con amici, e ho chiesto anche un parere "tecnico" a Fiorello, il quale mi ha spiegato la difficoltà e il peso di quel ruolo, che ti mette per un mese al centro dell' attenzione generale".
Nell' attesa di uscire a primavera con "Aphrodite", co-produzione italo-argentina da un romanzo di Isabel Allende che dovrebbe esordire al Festival di Cannes, la bella e dolce Giovanna è nei cinema con "Malefemmine", un film di Fabio Conversi che la vede protagonista nel ruolo di Francesca, giovane attrice di "soap" ingiustamente carcerata, assieme ad una bravissima Angela Molina che interpreta Nunzia, donna di un "boss" malavitoso con la quale condivide la carcerazione.
Non si tratta del "solito" film sulla prigione, ma di una storia serena e forte, di amicizia e dignità, nata dalla vera e brutta esperienza di Gioia Scola, co-sceneggiatrice del film assieme ad Anna Pavignano. Le scene che coinvolgono direttamente Giovanna e Angela sono molto intense ed emozionanti. Un bel film, insomma.
"Per entrare nel ruolo di Francesca - spiega Giovanna - non ho visitato carceri e conosciuto persone che avessero fatto quell' esperienza, eccezion fatta per Gioia Scola. Così ho mantenuto quello "stupore" tipico di chi, e penso a chiunque di noi messo per caso o per colpa in una posizione insostenibile, si trovasse da un momento all'altro nella situazione della protagonista".
Qualcuno ha detto che il film non rispecchia la realtà del carcere; ne dà una visione troppo "addolcita". E' la stessa Gioia Scola, nella realtà "vittima" delle circostanze e incarcerata a Pozzuoli, a rispondere alla domanda di "Stop".
"Non è vero. Certamente una terrorista nel carcere di Opera o Bergamo vive una situazione differente… La nostra storia racconta di donne del Sud, persone che hanno la sola sfortuna di conoscere un uomo a 12, 13 anni, sposarlo e poi condividerne la carriera nella delinquenza senza avere possibilità di scelta. Probabilmente è successo così anche alle mogli di Riina o Cutolo…".
"Nelle prigioni femminili - conclude Giovanna Mezzogiorno - le donne si "tengono su" proprio non rinunciando ai piccoli vezzi: pettinandosi, curando l' aspetto in generale, facendosi mandare da casa vestiti e cosmetici, rimanendo così donne vere anche in situazioni disperate. Questo è un film che non giudica nessuno, ma che vuole toccare il cuore delle persone".
Bruno Marzi
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