
Stimolato dai molti, recenti post di amici e colleghi, mi sono scervellato per trovare la giusta chiosa a una situazione brutta, che da una parte sfrutta economicamente i giovani che vanno ai concerti e dall'altra non offre assolutamente nulla di artistico.
Le persone sul palcoscenico - più o meno rapper, più o meno tatuati, e le sgallettate perennemente con la mercanzia all'aria - non sono nient'altro che figuranti, riempitivi, marionette alla moda. Attorno si crea un mastodontico nulla, cattedrali costosissime che vivono poche ore, e i giovani, che non hanno la benché minima autostima e autocritica, spendono soldi e tempo per farsi un selfie con dietro il palco. "Io c'ero", insomma, è condizione necessaria e sufficiente. Molte agenzie di management, impresari, multinazionali dell'intrattenimento, hanno colto l'occasione per recuperae quanto perso nella lunga pausa per il covid. L' hanno fatto però nella maniera più banale. non rispettando i veri artisti ma tuffandosi sui poco costosi figuranti.
Il vento però è cambiato. e un po' come Mary Poppins, ha portato via anche i "tutto esaurito", gli stadi pieni del nulla, e via dicendo. Solo Vasco fa pieni veri, ma lui è mitologico e come tale prescinde da mode, uscite discografice e... culi all'aria. Nel salutarrvi, vi ricordo cosa fosse a Cinecittà il ruolo nobile dei figuranti. Erano i borgatari del Quartaro, nel primo Dopoguerra che avevano la fortuna di tirare su qualche soldo e il "cestino" del pranzo, avendo la faccia giusta e vestendosi da antico romano, egizio e apparendo anche solo per un attimo nei "kolossal" girati nella campagna romana. Fotogramma in Cinemascope che rimaneva indelebile nella memoria di generazioni di parenti e amici. "Il nonno ha fatto Ben-Hur", e via dicendo.
L'attuale crisi di ritorno, e i molti concerti estivi che si annunciano troppo cari, forse permetteranno al mondo della vera musica di riprendere in mano le redini.
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