
Sassuolo, luglio.
Sono tornati da pochi giorni, ma vorrebbero già ripartire. Di certo, dal punto di vista umano hanno ricevuto molto di più di quello che hanno dato. Paolo Belli, l' ex cantante dei Ladri di Biciclette con la faccia da buono, assieme agli amici Nomadi ha messo in piedi un "carrozzone" musicale che, oltre ai necessari aiuti materiali (ma anche strumenti musicali e giocattoli), ha portato conforto ai profughi kossovari di Tirana e del campo italiano di Elbasan. Sono stati tre giorni di comunione umana con chi non ha più nulla, nel segno di quel "italiani, brava gente" che supera i luoghi comuni e ci conforta come popolo comunque ricco di umanità e ideali.
Con i musicisti e i loro accompagnatori, per l' Associazione "Rock no War", fondata due anni fa dallo stesso Belli, e per il Centro di aiuti del "Cefa", c' era anche padre Sebastiano, dei Francescani di Sassuolo, veri organizzatori dei camion di aiuti che dall' Emilia partono settimanalmente verso l' ex Yugoslavia, ma anche via aerea per i bambini del Ghana.
<I bambini sono bambini dappertutto - spiega Belli - ed è inumano che debbano soffrire per le colpe degli adulti. Noi andiamo dovunque, e come possiamo. La nostra Associazione è nata dalla volontà di fare qualcosa, di aggiungere una goccia al mare di chi fa volontariato. Molto ha già fatto la Nazionale cantanti, e molto fanno anche anonimamente tanti divi della canzone. Non dobbiamo mai dimenticarci di essere dei fortunati... >.
- Come è nato il viaggio in Albania? -
<Da mesi mandiamo aiuti laggiù, grazie allo stupendo lavoro dei Francescani di Sassuolo e all' aiuto di tanti amici; da mia cognata che una volta ha svuotato il suo negozio di abbigliamento per mandare aiuti, ai tanti che mi fermano per strada mettendomi in mano dei soldi, anche dieci milioni alla volta, convinti della serietà di "Rock no War" e dell' assoluta buonafede di chi ci opera. Così abbiamo pensato che forse era il caso di andare laggiù di persona per confortare quella gente. Molti sono i giovani, e per loro la musica è una cosa importante. Volevamo portare qualche ora di normalità nel mezzo della follìa>.
- Avete avuto molte difficoltà? -
<Nulla, in confronto a quello che patiscono laggiù. I Nomadi, da sempre sensibilissimi verso le sofferenze altrui, hanno accettato subito; doveva essere con noi anche Jovanotti, ma poi ha dovuto dedicarsi al disco "benefico" con Ligabue e Pelù, ma va bene lo stesso. Lui è uno che ha sempre fatto molto per gli altri... >.
- Chi vi ha aiutato? -
<Tutte le strutture e le Associazioni interessate, compreso l' Alto commissariato dell' Onu, che ha permesso un volo non strettamente necessario in una zona che era ancora di guerra. Daniele Silvestri, per esempio, ha speso di tasca sua 5 milioni in giocattoli. Io ho procurato strumenti musicali, corde di ricambio per chitarre e bassi, ma anche per i violini dell' orchestra sinfonica. I militari ci hanno seguito negli spostamenti. Per fare poco più di 60 chilometri ci sono volute 9 ore all' andata e altrettante al ritorno, per paura delle mine e dei cecchini... >.
- E gli albanesi? -
<Cordialissimi. Vedono negli italiani i veri salvatori. E' stato così dappertutto. Anche tedeschi e francesi, per esempio, sono ben organizzati ed efficienti, ma i nostri campi sono preferiti per quell' umanità in più che i nostri volontari si portano sempre appresso. Poi abbiamo scoperto che il Sindaco di Tirana è un grandissimo fan dei Nomadi... E' proprio vero: la musica supera confini e barriere ideologiche in maniera a volte impensabile>.
- Cosa avete fatto, una volta arrivati? -
<Abbiamo scaricato e distribuito gli aiuti nel campo italiano di Elbasan, dove si ètenuto il primo concerto davanti alle 2mila persone ospitate laggiù. Poi, la sera dopo, abbiamo suonato a Tirana davanti a 20mila persone: kossovari, albanesi e italiani. E' stato emozionante, anche per gente come i Nomadi, ma anche il sottoscritto, abituata a suonare davanti a gente entusiasta. Qualsiasi canzone facessimo, era sempre un boato, un trionfo. Suonavamo sul palco attrezzato sopra un camion. A Tirana si sono esibiti anche musicisti albanesi e Kossovari: rock, folk, classici. E' stato un vero e proprio piccolo festival!>.
- Come avete trovato i profughi? -
<Provati; in condizioni spesso al limite della tollerabilità, ma sempre con grande dignità, specialmente negli sguardi degli anziani e dei bambini, che hanno sofferto moltissimo. Ho visto scene strazianti, e ascoltato racconti di violenze inaudite. Tu arrivi lì e ti senti da schifo... Ma non vorresti più andare via!>.
- Tornerete, quindi? -
<Di sicuro! E vogliamo anche voi amici giornalisti. Ci hanno fatto mille richieste ma hanno diecimila necessità. Tutti vedono l' Italia come il miraggio della felicità. Aiutarli è quasi un obbligo!>.
Per chi volesse farlo concretamente: "Sos Balcani", c/c 504040 presso la Banca Popolare Etica (abi 5018 cab 12100). "Rock no War", c/c 37000 presso Rolo (abi 3556 cab 66761); oppure il "sito" Internet "www.paolobelli.it", dal quale si può accedere alla "mappa" del Volontariato italiano nel Mondo. Oppure andando a trovare Belli, che ha un disco nuovo, "A me mi piace... il blues", di cui per coerenza non ci ha voluto parlare in questa circostanza, o i Nomadi durante la loro lunga tournée estiva.
Bruno Marzi
Aggiungi commento
Commenti