
Roma, ottobre.
Lo "sciupafemmine" della canzone italiana ha messo la testa a posto. Luca Barbarossa, cantautore romano 38enne, vincitore a Sanremo nel '92 con "Portami a ballare", brano dedicato alla madre, e che prima ancora faceva impazzire le ragazzine ai tempi di "Roma spogliata" e "Via Margutta", dopo aver sposato Ingrid, una ragazza franco-spagnola conosciuta a Parigi l' anno scorso, da pochi giorni è papà di Valerio, un bellissimo bambino che lo sta facendo letteralmente impazzire di gioia..
<E' una sensazione stupenda - commenta - e che mi sta cambiando profondamente dentro. E' tutto avvenuto così in fretta: Ingrid, il matrimonio, il figlio... E, dato che è il mio mestiere, ci metto anche la soddisfazione per il nuovo disco, che credo sia il più bello della mia carriera!>.
Il disco si intitola "Musica e parole" e contiene anche un duetto tra Luca e la cantante italo-canadese Tina Arena per "Segnali di fumo". Nei giorni scorsi, i Due hanno fatto coppia in numerose trasmissioni televisive, proprio mentre Luca restava attaccato al telefonino in attesa di buone notizie dal reparto maternità.
<Tina, che è di origini siciliane, ha cantato benissimo in italiano. Ci siamo incontrati tramite la Casa discografica. Io avevo pensato subito a lei, anche perché vive a Parigi, dove lavora il mio produttore Romano Musumarra, un musicista bravissimo, nonché autore dei primi successi di Cèline Dion. Eravamo in contatto per la colonna sonora di un documentario su Roma e poi per il mio album, e così ci è venuta l' idea di Tina, che stava già lavorando con lui>.
- E poi c'è stato un vero colpo di fulmine... -
<A Parigi ho trovato anche Ingrid, mezza francese e mezza spagnola e con il temperamento di entrambi i caratteri. Ci siamo conosciuti assolutamente per caso, e la "scintilla" è scattata immediatamente. Lei è entrata nella mia vita al momento giusto, essendo anche continua fonte d' ispirazione per la mia musica>.
- E' vero, allora, che, come si dice, ha messo la testa a posto in fatto di ragazze? -
<Beh... Sì, credo che Ingrid sia veramente la persona giusta. D' altronde, è un momento in cui mi guardo dentro, e scopro le novità in me stesso. Mi accorgo con piacere che la maturazione personale si accompagna a quella artistica>.
- Le nuove canzoni, allora, parlano d' amore? -
<Ovviamente sì, come sempre. Il primo brano, "Come si dice ti amo", racconta proprio del mio incontro con Ingrid. Lei parlava solo francese e io rispondevo in inglese... >.
- Lei però si distingue per mettere nei suoi testi anche la denuncia sociale, come in "L' amore rubato", che fece "scandalo" a Sanremo perché raccontava una violenza -
<Se cose vanno bene dal punto di vista personale e dei sentimenti, e appunto numerose sono le canzoni d' amore nel disco, il discorso è diverso per quanto riguarda il mondo che ci circonda, le speranze, le ideologie smarrite>.
- Cosa vuol dire? -
<Che ho un po' paura per il mondo che mio figlio dovrà affrontare, e anche questa è una sensazione nuova, che racconto in "Domani", canzone che dedico volentieri non solo a Valerio ma a tutti i giovani che si affacciano alla vita con grandi speranze e poche sicurezze>.
- Qual' è la sua ricetta in proposito? -
<A volte, anche una canzone che faccia pensare può servire. Io cerco di fare la mia parte con modestia. Solo da un piccolo contributo personale nelle avversità di tutti i giorni, nei rapporti personali, si trova la maniera di migliorare le cose, visto che per il resto la situazione è confusa... >.
- "Musica e parole" parla della vita quotidiana? -
<Anche quando si parte dall' amore, poi si arriva alla vita. Le 11 canzoni dell' album sono state scremate da una trentina iniziali, messe assieme nel mio studio, il "Matrioska" di Roma, e poi registrate al "Rock studio". Sono 11 lettere, telefonate o conversazioni nei confronti di un interlocutore che mi auguro stia a sentire>.
- C'è una canzone preferita? -
<Non riesco a scegliere. Ancora adesso, riascoltando il disco, ci scopro sempre qualcosa di nuovo. Forse prediligo "Foglia su foglia", il brano che chiude il disco, che è liberamente tratto da "Transitorietà", una poesia di Herman Hesse. L' inizio è identico, poi ci metto la mia visione personale. Poi c'è "Italiani d' America", che in questi tempi di intolleranza e razzismo strisciante ci ricorda il nostro passato di emigranti Alcune canzoni sono state presentate in anteprima, nel corso dei 32 concerti che ho tenuto quest' estate. Ho la fortuna di avere un pubblico fedele che mi segue sempre. Ricomincerò a suonare a novembre>.
- Tornerebbe al Festival di Sanremo? -
<Perché no? Non quest' anno, forse, perché ho già progetti precisi, e vorrei stare un po' in famiglia. Il Festival mi ha dato la notorietà e la possibilità di raccontare le mie storie. Il che non è poco>.
- Progetti immediati? -
<Quello di curarmi una caviglia "scassata" che mi impedisce di giocare a pallone con la Nazionale cantanti. Loro fanno finta di niente, ma sentono la mancanza del "bomber"... Sono quello che ha fatto più gol!>.
Bruno Marzi
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