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Stasera a Torino, dopodomani, lunedì al Palaverde di Treviso, Bryan Adams (ospite il catanese Brando) sta trionfalmente percorrendo la Penisola in un tour pressoché "sold-out". Dopo l'esordio di Bolzano, il 14, e il "tutto esaurito" anche al Forum di Assago (12mila persone. Un totale di 70mila presenze possibili nelle nove date) lunedì toccherà al Palaverde di Treviso. I biglietti sono esauriti e verranno cambiati solo i voucher acquistati in prevendita. Rimangono alcune centinaia di biglietti su Firenze (il 19), Acireale (il 22), Napoli (il 23) e Roma (il 25 aprile). Nulla da fare per il 20, a Bologna. Per informazioni: 02\76009400.
Il musicista canadese bazzica il nostro Paese da una decina d'anni, ma mai con grande successo. L'avvisaglia del giusto cambiamento - Adams è forse il miglior cantautore pop-rock in circolazione - si è avuta con la colonna sonora del "Robin Hood" di Kevin Costner, il grande pubblico al Palatrussardi, e la bella performance al Festivalbar '92, nella data di apertura ad Ascoli. Attualmente in auge con un'altra colonna sonora, "All for love", per "I tre moschettieri", cantata con Rod Stewart e Sting, Adams è in testa alle classifiche di vendita italiane con "So far, so good", album-raccolta con il meglio di quindici anni di più che onorata carriera.
All'appuntamento con i giornalisti, al Capolinea, locale jazz in cui ha sede l'Heineken Live music club, sponsor del tour, l'antidivo Bryan arriva con un'ora di ritardo. La prima domanda, ovviamente, è per il recente "trio" schermistico: "E' stata una cosa rapida e indolore: due giorni per scrivere la canzone e due ore per registrarla". Poi ricorda i primi tentativi di concerti in Italia: "Ho sempre tenuto molto al vostro Paese. Ho iniziato nell'83 con poche centinaia di persone, e ci ho messo più di dieci anni! Per me, la cosa più importante, comunque, è di scrivere belle canzoni. Sono sempre stato fedele a me stesso, ai miei musicisti e al mio pubblico". E l'autodistruzione, Cobain docet, nel rock "di tendenza"? "La musica attrae ogni genere di persone, come me o molto diverse da me. Non sono con la mentalità dei Cobain... Non so... C'è disperazione e pazzia. Io credo che bisogna dare speranza. Non credete, però! Io sembro così pulitino, ma non si giudica un libro dalla copertina!".
Poi parla di Greenpeace, e dell' iniziativa di istituire un Santuario ecologico in Antartide, in cui proteggere le balene dalla caccia. "L'iniziativa è partita a Vancouver - spiega - e sfocerà in un voto, a maggio, delle Autorità internazionali. Io faccio campagna in tal senso, e credo che la Commissione voterà a favore del Santuario. In ogni concerto, distribuisco delle lettere precompilate da inviare ai Primi ministri di nazioni come Grenada e il Giappone".
Bryan, di recente, ha suonato in Vietnam: il primo tra le grandissime rockstar nordamericane, dai tempi della guerra. "Ero affascinato dalla cultura e dalla storia di quel paese, così ho superato volentieri tutte le difficoltà logistiche. La musica mi permette di viaggiare, di conoscere nuove culture. Io viaggio da quando sono bambino, con la mia famiglia". E conclude: "Io mi considero un rocker, anche se, in Europa, funzionano più le ballate. La colpa è delle radio, che le prediligono al posto dei pezzi più hard". Per inciso, domenica vedrà il Milan a San Siro.
Bruno Marzi
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