Vinicio Capossela intervista Gioia 1998

Pubblicato il 8 agosto 2025 alle ore 15:09

I suoi concerti sono sempre un trionfo, il suo pubblico attento e disponibile a seguirlo in “viaggi” sonori che spaziano nel tempo e negli stili. La sua “griffe” funziona sia che scriva canzoni o colonne sonore per film (“Non chiamarmi Omar”) sia che si dia alla letteratura, organizzando veri e propri “happening” con altri artisti. Piace alle donne (un matrimonio finito con una modella americana) per quella sua aria “stropicciata”. Vinicio Capossela, 33 anni a dicembre, nato “per caso” ad Hannover, di origini meridionali ma di radici emiliane, fa “punto a capo” con “Liveinvolvo”, cd registrato il 22 ottobre dello scorso anno al “Naima club”, e che contiene anche l’ inedita “Scatà, scatà scatafascio” (dall’ omonima trasmissione televisiva di Paolo Rossi), oltre a rivistazioni originali di brani celebri come “Il ballo di San Vito”, “Che coss’è l’ amor”, “Zampanò” e molte altre. Con l’ artista di Reggio Emilia ha suonato la “Kocani Orkestar”, un “ensemble” macedone di grande qualità.
<Sono musicisti molto bravi e coinvolgenti, che hanno dato un clima del tutto particolare a cinque dei brani contenuti nel disco. Io credo nelle collaborazioni tra artisti solo se non create per necessità promozionali... >.
Il “video” del brano inedito ritrae Vinicio “on the road” su una vecchia Volvo, appunto. <Il gioco di parole fin troppo chiaro - spiega Capossela - intende anche il senso di coinvolgimento della parola “involvo”, naturalmente. Per il resto, è stato un concerto bellissimo: il giorno dopo ci ricordavamo ben poco...>.
Noto “animale notturno”, un po’ sognatore un po’ misantropo, Vinicio spiega il perchè di un cd dal vivo.
<Per chi le scrive, le canzoni non sono cose ferme e inamidate, o fotografate nel momento in cui nascono, ma seguono il proprio autore e ne sottolineano i mutamenti. Il senso di questo cd è quello di una “performance” unica particolarmente riuscita>.
Non crede che, ultimamente, troppi cantautori si rifugino in album dal vivo e “antologie” per mancanza di idee?
<Diciamo che molti potrebbero tranquillamete andare in pensione... Cosa che, peraltro, farò anch’io al più presto, forse. Mi sembra penoso che carriere brillanti si trascinino solo per convenienza... >.
Lei è bravo ad osservare la realtà della vita e a “tradurla”. Vuol dire che molti suoi“colleghi” non ci riescono più?
<Mah... Diciamo che la musica “pop” italiana non dà molto, in questo momento. Seguo con attenzione gruppi come Almamegretta, e le altre realtà in movimento. Non so niente di “leggi sulla musica” in fase di preparazione, ma so che, in Italia, chi, come me, volesse studiare musica seriamente trova grandi difficoltà. Io mi decisi a vent’ anni, ed ero troppo vecchio per il Conservatorio pubblico; così dovetti iscrivermi a una scuola privata>.
Progetti a breve termine?
<Non ho scadenze precise. Vorrei riposarmi molto... Farò di sicuro un tour. Per il resto, sto scrivendo qualcosa, ma non so ancora se saranno canzoni, poesie o, cosa che mi piacerebbe, il copione di un musical!>.
Bruno Marzi

 

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