Cure live a MIlano Il Gazzettino 2000

Pubblicato il 10 agosto 2025 alle ore 10:44

Milano
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Stasera i Cure suonano al Palasport di Firenze, per terminare lunedì 8 al Palaeur di Roma il loro breve e seguitissimo, nonché ennesimo tour italiano. Poi, dopo un paio di show in giro per l' Europa, prenderanno armi e bagagli per volare negli Stati Uniti, dove, amatissimi da sempre, li attendono nuovi trionfi e buoni affari al botteghino. Band di culto da 25 anni, che sa unire originalità della scrittura rock e popolarità ai più alti livelli, quella di Robert Smith e Soci è una cavalcata che, a volte zoppicante, prosegue senza soluzione di continuità.
Diciotto dischi "dopo", e decine di milioni di album venduti, i ragazzacci del Sussex, tutti bwen oltre i quarant'anni, vantano un consistente e fanatico "zoccolo duro" di acquirenti e sostenitori. La loro Casa discografica italiana gongola per le oltre 50mila copie vendute dal recente cd "Bloodflowers", che nulla aggiunge alla loro gloria, ma si fa ascoltare con piacere ed interesse. Alla fine, il promoter Claudio Trotta della Barley Arts staccherà oltre 30mila biglietti, per uno straordinario rapporto di affezione alle esibizioni live della band: 50mila dischi a fronte, appunto, di 30mila spettatori.
Perché è lo stile del leader, una certa capacita maieutica del suono sempre un po' dark, a fare da marchio di fabbrica dei Cure. D'accordo: forse due ore e 50 minuti di show sono eccessivi anche per il fan accanito; o forse no. Però va dato merito alla band inglese di rispettare il sotteso contratto d' onore con il proprio pubblico. Per la serie: "Se ci facciamo vivi, diamo il massimo!". Così facendo, scaramanticamente Smith dichiara a ogni piè sospinto di affrontare sia l' ultimo album sia l' ultimo tour. E invece, alle 21 da poco passate, i 10mila e passa del Forum lo vedono arrivare sul palco, guardare il batterista Jason Cooper e attaccare la nuova (saranno solo quattro le new entry in scaletta) "Out of this world", lentissima e vagamente "lisergica", come si diceva una volta.
Scenografia scarna, con uno schermo centrale che a volte riprende con una telecamera fissa la band, e proiezioni di immagini varie come sfondo. Luci scure, con tanto violetto e rosso, l' atmosfera d' antàn sollazza il pubblico, adulto ma non vecchio, con corollario di giovanissime modelle, e "vipperia" fuoribordo varia. Tante le canzoni: "Watching me fall". "Want", "Maybe someday", "Cold", "Strange", "Porno", con una scelta finale "à la carte" da parte dello stesso Robert Smith. Lui, ragazzone anglosassone imbolsito, dalla birra probabilmente, continua a truccarsi con il rossetto sulle labbra e i capelli a cespuglio. La stazza, però, lo fa assomigliare a una Platinette da giovane (ci scuseranno entrambi), malgrado i larghi vestiti scuri che lo fasciano e la evidentemente diversa stazza artistica.
Bravissimo, comunque, e sempre capocordata per il resto della band, che comprende, oltre a Cooper, Simon Gallup al basso, con tanto di codino e movenze da punk raffinato, il bravissimo Roger 'O Donnel alle tastiere e ai campionatori, e Perry Bamonte alla chitarra suonata di mancino. Successo straordinario, longevità alla Sinatra. Consigliando, con tanto affetto, a Smith un buon dietologo, aspettiamoli, e tifiamo per loro, per l' annuncio del prossimo ritiro. Nel 2025, circa.
Bruno Marzi

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