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Tutto è bene quel che finisce bene. Iskra Menarini, la bravissima e prosperosa corista di Lucio Dalla, ha spaventato i 4mila presenti a Villa Arconati, svenendo in scena alla fine di "Calling you", il famoso brano dalla colonna sonora del film "Baghdad Cafè", vero "esame di laurea" per ogni cantante. Portata in ospedale per un controllo, la musicista è poi stata dimessa, vittima probabilmente di un calo di pressione, dovuto al caldo dei riflettori. Lo stesso Dalla, in "pausa sigaretta" a bordo palco, in quel preciso istante, dapprima stupito e preoccupato, è stato poi il primo a tranquillizzarsi, facendo la stessa cosa nei confronti del pubblico. Il tutto nell' àmbito di un mini-tour di quattro concerti-evento, che vede il neo Dottore ad honorem alle prese con il proprio repertorio reinventato dall' Orchestra "Scarlatti" di Napoli, guidata dal maestro Beppe d' Onghia.
E' la ripresa, efficace ed artisticamente interessante, dello spettacolo proposto l' anno scorso in Sicilia, con l' ensemble del teatro "Massimo" di Palermo. L' orchestrazione, sempre "leggera" e mai debordante rispetto alla melodia, ricorda certi lavori, quasi bandistici, di George Martin, con la "London Symphonic Orchestra", realizzati alle fine degli anni Sessanta per i Beatles. Ecco allora che "Tu non mi basti mai", non il meglio di Dalla su disco e in versione "pop", dimostra di possedere una forza melodica insospettata. Stesso discorso per la successiva "Se io fossi un angelo". Lucio è attualmente impegnato nel missaggio, terminato ieri notte, del nuovo album, che uscirà il 9 settembre (curiosità cabalistica: il primo disco di Dalla, del '66, si intitolava "1999"; questo, ancora senza un vero titolo, malgrado le illazioni di stampa, uscirà il 9/9/'99). Questi concerti sono anche una maniera di "staccare" dal lavoro in studio ed essere più obiettivo nell' ascolto.
In scena Dalla, allora, diventa loquace. Racconta in maniera divertente la sua personale battaglia contro le zanzare di Villa Arconati, offre una collocazione storico-temporale ad ogni brano, come per la successiva "Piazza Grande" di Ron, e per "Anna e Marco" (<Due che, vent' anni fa, vedevo partire in moto per chissà dove. Forse lo fanno ancora oggi... >). Dopo la disavventura di Iskra, Lucio offre il "pezzo forte" del suo vecchio repertorio: il montaggio-smontaggio del clarino, con successivo intermezzo jazz. La prima parte si conclude con una intrigante "Henna" e "4/3/43".LA second si apre con "La sera dei miracoli", la "Sinfonia dei giocattoli", in cui l' orchestra da lustro alla propria indubbia professionalità, e "Canzone", molto intrigante. Il finale - tutti i brani sono più lunghi rispetto alla versione "pop" - è per "Caruso", "Attenti al lupo", mentre il bis è "L' anno che verrà", che suona a mò di gioioso augurio per il nuovo Millennio.
Bruno Marzi
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