Se il rock è un "Privilege" FB 2020

Pubblicato il 11 agosto 2025 alle ore 10:07

 

PRIVILEGE, DI PETER WATKINS (1967) CON PAUL JONES (STEVEN SHORTER) E JEAN SHRIMPTON (VANESSA) E LE MUSICHE DI MIKE LEANDER.
... E una serie di comprimari d'eccellenza. Dopo aver parlato di "Free Me", la canzone che fa da fil rouge al film nelle sue versioni "satanica" e "angelica", ecco che dopo circa 52 anni (oggi 57)  mi sono goduto una "seconda visione" di questa imprescindibile pellicola. Non un capolavoro, ma certamente di formazione. E non solo per me, che avevo circa 13/14 anni quando l'ho vista. Mi spiego. Il regista Watkins, che riprese sia un documentario di qualche anno prima su Paul Anka sia il libro di Norman Bogner, ha creato una storia sulla diversità contro il Potere che assimila, un neofascismo clerical-politico e altre nefandezze simili. Il riferimento, parziale, è anche a "Farenheith 451", prima versione. Va detto chiaramente che senza "Privilege" forse non ci sarebbe stato "The Wall" (la sfilata fascistoide nello stadio di Birmingham è quasi fotocopiata) e, come idea di fondo, nemmeno "Tommy" così come lo conosciamo. Sia Roger Waters sia Pete Townshend hanno creato storie geniali, ma sicuramente hanno visto il film con l'"idolo pop" Paul Jones, e più volte, secondo me. Girato quasi come un documentario, alla fine il film ci fa intuire che, nella fuga, spesso si trova la salvezza. "Privilege" è di facile reperibilità in rete e la copia è eccellente.

 

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