
Genova
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Seduta sul muretto che divide la strada dal mare, c' è anche una "trans" non proprio "di primo pelo", accompagnata da un gruppo di persone che ben ricordano i tanti personaggi creati dall' arte di Fabrizio. Lui ha certamente gradito l' omaggio di quella gente che molte volte ha cantato con amore e rispetto, e i suoi concittadini hanno ricambiato con uno slancio e una commozione notevoli. E' stata una lunga notte di festa, quella che, a quasi sei mesi dalla morte di Fabrizio De André, ha coinvolto tutta la città (alla fine più di 10mila persone) ritrovatasi sui lungomare del Porto Vecchio; quello, per intenderci, trasformato dall' architetto Renzo Piano in un museo a cielo aperto, in occasione del Cinquecentenario colombiano del 1992. Dall' altro ieri, inaugurato dal sindaco Giuseppe Pericu, alla presenza di una commossa Dori Ghezzi, con i figli di Fabrizio Cristiano e Luvi, Genova dedica all' autore della "Canzone di Marinella" la "Via al mare Fabrizio De André".
E' una via atipica, praticamente una passeggiata a mare, ma dista un centinaio di metri da quella casa che Fabrizio avrebbe abitato nella "sua" Genova vecchia, se il male non l' avesse portato via. Tantissimi, dicevamo, erano l' altra sera ad applaudire Dori, Luvi e Cristiano; dapprima alla cerimonia di inaugurazione e poi al grande concerto celebrativo: in 2mila a riempire il "Teatro Piscina Porto Antico", con il palco ricavato su una grossa chiatta, mentre gli altri otto, diecimila seguivano tutto da due schermi giganti posti nei pressi. "Dolcenera" è stato così lo spettacolo di chiusura della "Primo Festival Genova Mediterranea".
Se la cerimonia ufficiale ha ricordato che Genova ha dedicato alla famiglia De Andrè ben due vie ("piazza Giovanni De André" al padre e la nuova via al figlio; ma Ravenna ha il "Pala De André" intitolato al fratello maggiore di Fabrizio, che fu presidente dell' Eridania) il concerto è stato un tributo multietnico, con tutte le regioni rappresentate. Minimo comun denominatore di quasi tutti è stato il desiderio di eseguire un brano di Fabrizio. Così ha fatto l' ensemble etno-jazz di Daniele Sepe con "Il bombarolo", che il musicista napoletano ha dedicato all' antimilitarismo convinto di Fabrizio, mentre sullo sfondo i portuali di Genova, grazie a potenti getti d' acqua e all' uso di un proiettore (effetto semplice ma efficace) disegnavano un simbolo anarchico che si stagliava sui colori della città all' imbrunire.
Così hanno voluto le quattro cantanti "a capella" pugliesi Faraualla (già nel nuovo disco, e tour, di Mango) con un' atipica "Megùn megùn". L' originale Antonio Infantino, con i suoi "Tarantolati di Tricarico", ha reinventato "Sidùn", mentre la cantautrice genovese Claudia Pastorino ha avuto il coraggio di riproporre "Creuza de ma" con una band rock capitanata dal bassista Bob Callero, già con Battisti e poi con Patty Pravo e Venditti. Otello Profazio ha invece raccontato di quando, nei primi anni Settanta, frequentava Fabrizio a Roma (<Ero il suo unico amico laggiù... >). Beppe Barra ha cantato "Bocca di Rosa" e "Dolcenera"; Allan Taylor "A pittima", Andrea Parodi (Tazenda) si è cimentato con "Ave Maria", mentre il finale, a notte fonda, è stato tutto per la genovese Antonella Ruggiero. La serata, presentata non senza problemi "di lingua" dalla siciliana Paola Maugeri, sarà un programma televisivo e un "home video", per finanziare la nascente "Fondazione Fabrizio De André".
Bruno Marzi
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