Don Backy intervista Stop 2003

Pubblicato il 13 agosto 2025 alle ore 18:00

Roma, agosto.
Complice il figlio Emiliano, 33enne produttore discografico, e con lo "zampino" inconsapevole di Totò, il titolo infatti è "Signori si nasce e io lo nacqui" (celebre frase del principe De Curtis) Don Backy è tornato con un album di nuove canzoni, a vent' anni di distanza dall' ultimo disco di inediti. Ed è subito polemica, perché "Se io fossi amore", la canzone più importante tra le 12 del nuovo cd, due anni fa fu rifiutata da Pippo Baudo, allora direttore artistico del Festival di Sanremo.
<Non è una novità - spiega l' artista di Santa Croce sull' Arno, vero nome Aldo Caponi, 64 anni compiuti proprio il 21 agosto - perché dal '71, ultimo anno in cui fui in gara con "Bianchi cristalli sereni", ho quasi sempre inviato un mio brano alla Commissione del Festival. Possibile che ci fossero sempre canzoni più belle delle mie e autori più bravi di me? Non è possibile, appunto, e nemmeno credibile. D' altronde dietro al "polverone" di accuse di questi mesi attorno al Festival qualcosa c'è di sicuro. Le Case discografiche hanno fatto bene a dire di "no" per il prossimo anno. Da troppo tempo il Festival è nelle mani della televisione e degli sponsor. Se uno propone Nicola Di Bari e Piero Focaccia, anche se hanno belle canzoni, dicono di no, che non vanno bene, e vogliono Ramazzotti, McCartney e Sting... >.
Lei ha sempre voglia di polemizzare...
<Non è vero. Ho il mio carattere e non le mando a dire... Dal '68 sono uscito dal Clan, lasciando quelli che credevo amici. Ancora oggi ho in piedi una causa con Detto Mariano, sempre del Clan di Celentano, per le canzoni che lui firmava al posto mio, dato che allora non ero iscritto alla Siae. Ma di queste cose si occuperanno i giudici, di cui ho grande stima e fiducia. Per quanto riguarda la musica, da tempo avevo deciso di tenermi fuori dalla mischia, da un ambiente in cui non credo più. Poi mio figlio Emiliano, che stava cercando canzoni per due giovani ragazze che sta producendo, ha radunato alcuni miei vecchi provini, perché io non ho mai smesso di scrivere canzoni. Di nascosto ha preparato le "basi" con i musicisti e il mio vecchio arrangiatore. E poi mi ha trascinato in studio di registrazione>.
Come è andata dopo tanti anni?
<Un po' di emozione, e poi tutto bene. Sono contento anche perché l' album sta vendendo bene, già oltre le 10mila copie, in un momento in cui non vende nessuno. La Sony sta facendo un buon lavoro, e finalmente i miei dischi sono di facile reperibilità nei negozi. Sto facendo un tour con il mio trio, e in autunno farò vera "promozione", come non mi succedeva da tanti anni>.
Come mai il titolo ispirato a Totò?
<E' un sentito omaggio. Assieme a Emiliano ho anche incontrato la figlia Liliana De Curtis, ed è stato commovente. Per il resto si tratta di un disco a modo mio, con testi "diretti", che parlano con chiarezza. Non mi piacciono gli autori di oggi, che mettono sempre gli aggettivi nei testi e nei titoli delle loro canzoni "perchè fa fine". A dire il vero non mi piace nessuno di quelli che sento per radio>.
Con "Pane e tulipani" lei è anche tornato al cinema, dopo le esperienze importanti degli anni Sessanta con Volontè e altri grandi attori, e dopo i numerosi film "di cassetta" scollacciati degli anni Settanta. Come mai?
<Forse perché alla fin fine ho... interpretato me stesso, cantando "Frasi d' amore". Ho scoperto che il regista Soldini ama le mie canzoni. Non tornerò a fare l' attore, però. Negli anni Settanta rinunciai perché avevo a che fare con "mostri sacri" all' apice della carriera come Mastroianni, Volontè, Tognazzi, Gassman. Ero perdente in partenza. Forse oggi sarebbe diverso>.
Lei ha fatto tutto "prima": non solo canzoni e polemiche ma anche libri, fumetti, quadri. E così esce "Clanyricon", libro a fumetti dove mette alla berlina i suoi vecchi amici del Clan, a partire da Celentano, e poi ha ristampato e completato il libro "C'era una volta il Clan", dove racconta la sua versione della storia.
<La passione per il disegno l' ho sempre avuta. Sono autodidatta. Ho iniziato nel '67 per la Feltrinelli, e poi ho continuato. Fumetti e scrittura sono una maniera per esprimere i miei sentimenti, per spiegare le mie ragioni. La mia prima ispirazione è stata quando lessi su Linus "Battaglia del mare salato" di Hugo Pratt: la prima storia di Corto Maltese. Poi ne feci anche una serie di nove puntate per la televisione, intitolata "Sognando">.
Chi è oggi Don Backy?
<Una persona libera. Forse un artista che crede molto nella spontaneità, nelle persone. Penso che la grande Provincia italiana sia la parte sana e creativa della nazione. E poi vedo un futuro pieno di cose da fare>.
Bruno Marzi

 

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