
Sinceramente, non so se ve ne ho già parlato diverso tempo fa ma, come è noto, nell'eventualità, repetita...
Credo fosse l'estate del 1971. Una nostra amica di Vercelli aveva casa a Laigueglia: un must dell'epoca per noi provincialotti. E così si andava a trovarla in autostop o con altri mezzi, se c'era qualcuno fresco patentato con la macchinetta. Insomma, eravamo una decina di ragazzi e ragazze svegliotti ma, come da periodo in questione, assolutamente tranquilli. Si decise di fare una gita in montagna, ovverossia una gradevole camminata dalle parti di Andora. Arrivammo a un bel prato in una calda giornata di sole. Ci stravaccammo il giusto, con cibi e bevande contenuti, e senza l'intenzione di lasciare residui in giro. Bravi ragazzi, insomma, ma efficienti dal punto di vista ormonale, e tendenti all'avvinghiarsi un po'. Non ci sono foto a ricordo. Non usava molto.
Dopo un paio d'ore arrivò un signore che, con passo deciso e in un italiano comprensibile, ci chiese di smammare, perché eravamo sì su un bel prato, ma di proprietà privata. Fortuna volle che riconobbi quel signore, perché era parecchio famoso, e in quella stessa casa di Colla Micheri morì il 18 aprile del 2002 a 88 anni. Tornando al 1971, visto che gli altri erano un po' spaventati da questo omone di chiara origine nordica, lo affrontai e gli chiesi: "Scusi, ma lei è Thor Heyerdahl?". Un po' sorpreso ma anche contento, rispose di sì. Insomma, mi professai suo fan e conoscitore, spiegai che doveva scusarci ma eravamo lì per caso. Lui capì e, addolcitosi un po', ci disse di stare quanto volevamo, ma di lasciare tutto in ordine. "Sapete, spesso mi vengono a importunare con mille scuse - spiegò - e molte volte sono giornalisti e curiosi di tutti i tipi... ". Stette lì ancora un po' e poi se ne adò tranquillamente. Salvi.
Effettivamente sapevo tutto di quel grande esploratore, ecologista ante litteram, professore di Oslo che nel 1947 aveva provato a tutto il mondo che le popolazioni della Polinesia avevano fatto viaggi lunghissimi su fragili ma allo stesso tempo robuste zattere di legno. Il suo Kon-Tiki attraversò il Sud Pacifico dal Sudamerica fino appunto alle isole della Polinesia. Avevo letto il suo libro. Il documentario che realizzò anni dopo, nel 1952, vinse l'Oscar. Dopo il nostro incontro di Andora a quasi sessant'anni fece un'altra impresa storica con "Ra", un battello di papiro che dimostrò la capacità di espansione degli egizi verso terre lontane. Un gigante insomma.
Avevo incontrato la Storia e la Scienza assieme. E me n'ero pure accorto.
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