
Sono ormai circa 24 anni che la fotografia digitale ha sostituito, gradualmente ma velocemente, la pellicola a colori, la diapositiva e ovviamente il bianco e nero. Dopo i primi esperimenti della Sony alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964, ci sono voluti circa trent'anni per arrivare a un digitale professionale, con fotocamere che arrivavano fino a 25 milioni di lire sia per Canon sia per Nikon. Poi è iniziato il "grande gioco" tra cosa fosse meglio. Anche il sottoscritto, nei primi anni, lavorava con un misto di pellicola e digitale. Attorno al 2010, però, il sorpasso era reale, e comunque tutto il materiale in pellicola veniva poi "girato" in digitale. Per capirci meglio, le prime fotocamere con il famoso "dorso Kodak" (quelle carissime) avevano una capacità dei sensori di 2 milioni di pixel (2MP) per il reportage e ben 6 milioni (6MP) per la foto in studio. Un comune telefonino smart da 200 euro ha di norma una fotocamera da 50 MP (anche per i video). Direte: ma le ottiche professionali sono un'altra cosa... Verissimo; attualmente però anche Zeiss e altri producono per la telefonia e non penso che siano fondi di bottiglia. Tutto questo per affermare alcune cose. A fronte di un'immensa e abbastanza inutile diffusione di immagini i professionisti non guadagnano più nulla ma hanno comunque costi alti. La manìa del "selfie" è diventata una cosa insana e a volte pericolosa (burroni, eccetera). Come per il vinile (ma per me è un'altra cosa) anche la fotografia come hobby ha visto la rinascita della pellicola. Piccoli numeri, è evidente, ma sufficienti per ripristinare un certo commercio pur nella difficoltà di reperire laboratori di sviluppo, tutti smantellati da tempo. Peraltro, un appassionato, se impara, può farsi il BN in casa, attrezzandosi e fancendo incazzare la moglie. Purtroppo, però, proprio i costi delle pellicole sono diventati esorbitanti. Da professionista spendevo al massimo 3, 4 mila lire per i rullini da 36 pose. Adesso costano dai 30 ai 40 euro...
Aggiungi commento
Commenti