
Cara Laura, mi sono fermato molte volte nel pensare a questo post, perché la simpatia che da sempre nutro per te e la tua famiglia mi consigliava di far finta di niente. Oggi, per l'ennesima volta, ho fatto il tuo numero di telefono, ma si è sganciato immediatamente. Eppure, l'anno scorso, durante un rapido ma affettuoso saluto davanti al camerino, mi avevi confermato che il tuo numero di cellulare era sempre lo stesso. Conservo ancora quello di tuo marito (mio "coscritto", come si diceva una volta) che da più di dieci anni non mi può rispondere. Rimane in elenco, con alcuni altri numeri che purtoppo hanno seguito la stessa sorte.
Vorrei sapere come stai, come state tu e i tuoi due figli. Nient'altro. E, se posso, aiutare come facevo una volta, con sensati e ovviamente disinteressati consigli. Ci tengo perché per tante ragioni vi considero di famiglia; di quella famiglia dello spettacolo che personalmente ho allargato a pochissimi nel corso della mia lunga e faticosa carriera.
Io sono sempre lo stesso: sincero, disinteressato, e se mi consenti molto intelligente. Non capisco quindi questa assenza, forse dovuta a inutili timori, o peggio a direttive di management assurde. Se non posso aiutare, pazienza. Auguro comunque, anzi sono certo, che possa fare quello che vuole e al meglio, e saranno cose artistiche di sicuro, anche senza "scarpantibus"...
Cara Laura, quel giorno che ci siamo intravisti vicino al lago, feci anche fatica a trovare il palco giusto dell'esibizione. Cosa ridicola per uno che ha fotografato chiunque e dovunque. Feci fatica anche perché fu una specie di maratona con dietro il borsone da venti chili e passa, e non ero ancora proprio in forma. Spero si sentirti al più presto, e conoscere meglio quella vispa bambina cresciuta bene da due bravi genitori, ma che forse in questo momento ha bisogno di una parola amica che non sia contaminata, anche se di sicuro involontariamente, dal suo entourage.
Anche il mio numero è sempre lo stesso...
E non ho mai sopportato Mogol...
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