
Poco fa Raitre, dopo il tg delle 12, ha mandato in onda un servizio sul concerto per gli ottant'anni (ahimé teorici) di Ivan Graziani, mancato a tutti noi il primo gennaio 1997 a soli 52 anni. I figli Filippo (alter ego di papà, chitarra e voce) e Tommy (batteria) con la complicità della cara mamma Anna Bischi Graziani (da poco felicissima nonna), ne portano avanti il sound unico. Servizio ben fatto, rispettoso, ma ahimé alquanto breve. Padri mancati troppo giovani, e il cui immenso talento è rimasto sospeso sul più bello. Parlo di quelli di cui sono stato anche amico e che hanno una progenie con altrettanto talento e che con rispetto ne continuano la storia. Ivan Graziani con Filippo e Tommy, Fabrizio de Andrè con Cristiano e Luvi, Enzo Jannacci con quel fantastico musicista e arrangiatore del figlio Paolo, Pino Mango con l'effervescente bravura dell'intelligente e amatissima Angelina (una che ha saputo fermarsi con una scusa per mettere ordine al suo futuro artistico; complice mamma Laura ma conmolta farina del suo sacco). Brave allora le mamme, va detto. Perché questi artisti morti giovanissimi (dai 52 di Ivan ai 59 di Faber e ai 60 di Pino; con l'eccezione di Enzo a 78) hanno visto solo la nascita del talento nella progenie. Anche in questo caso, Paolo Jannacci è stato fin da giovanissimo fedele e importante scudiero di papà Enzo, con la sua bravura di pianista jazz e capacità di arrangiatore perfettamente in sintonia.
Ho detto preticamente tutto, e confermo che dio non esiste, perché, tra le tante cose sbagliate che farebbe (guerre, malattie, povertà) il privarci di una gioia pura come la vera musica è tra le più crudeli.
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