
Nel 1956 "La strada" di Federico Fellini vinse l'Oscar - giustamente - battendo un altro grande film, forse più di nicchia. "L'arpa birmana", di Kon Ichikawa racconta di un soldato giapponese in ritirata con i suoi commilitoni, a pochi giorni dall'armistizio. Alla fine, per orrore nei confronti della guerra, diverrà un bonzo. Semplifico molto, ma il film mi è tornato alla mente sia per il terribile terremoto che ha colpito ieri la Birmania, oggi Myanmar, sia per il messaggio pacifista delle anime giuste contro qualsiasi guerra. Per qualsiasi ragione.
Non so se, per dire, Israele manderà aiuti laggiù (o i nuovi Stati Uniti, che hanno sempre avuto una tradizione di solidarietà) ma i primi sono stati i cinesi, con personale e super tecnologie per salvare vite. La Terra è ben viva e, seppur maltrattata, ogni tanto reclama un tributo in vite unane. La Terra non è cattiva: fa del suo meglio. Gli esseri umani, nei millenni, hanno avuto poche armi per opporsi a queste tragedie. Adesso ne hanno di più (le case antisismiche giapponesi, per esempio) ma preferiscono confidare nella fortuna e spendere in cose che non servono a nulla, a partire dalle armi ma non solo. Se poi si pensa, tornando al film del 1956 (in pieno terrore atomico), che la fine della guerra fu determinata dalle bombe su Hiroshima e Nagasaki, la cosa è vieppiù terribile.
In Italia, zona sismica per elezione, ci ricordiamo del terremoto e maremoto di Messina, il 28 dicembre del 1908, con le sue centomila vittime (è dove vorrebbero fare un ponte... a prova di stupidità) e il dolore di una terra per altri versi "benedetta".
Ora siamo in allerta per i Campi Flegrei, ma le case sono quelle che sono, e non quello che dovrebbero essere. Il Vesuvio è tranquillo dal 1944, ma non si sa mai... Questo non è un post porta sfiga, ma l'esatto contrario. Le guerre in atto, in mano a tre deficenti (ci metto anche il neo eletto) stanno facendo più vittime dei terremoti.
Aggiungi commento
Commenti