
PLAGIATO: TRAGEDIA SEMISERIA
Da quando, molto modestamente incominciai ad occuparmi di cose musicali, scrivendone sulla carta stampata, ho avuto una sola aspirazione/frustrazione: vendicarmi. Sì. vendicarmi di tanti anni passati in estatica ammirazione di ogni suo gesto. Le sue liriche mi affascinavano, la musica poi mi faceva rinnegare l’amore da sempre nutrito per i sacri Beatles.- e la gioia di vederlo on stage, nel '72, paragonabile ad un amore di gioventù... Mai che mi fosse riuscito di trovare un suo LP infelice (I solchi di « War Child » passati più volte ai raggi X), una sua « trovata » fuori luogo. Poi, preso il coraggio a due mani, consultati numerosi psicanalisti, presi, un anno fa. la decisione di andarlo a riascoltare, coi sublimi Jethro, In quel di Basilea (vi ricordate?), nella speranza che incappasse in una giornata infelice, cosicché potessi alfine scatenare le mie angosce represse in « parole di fuoco ». Probabilmente vi ricordate anche cosa accadde: tutto perfetto e, da parte mia nuove malcelate lacrime... Non rimaneva che una possibilità: affrontarlo! Ma come, data la sua nota diffidenza verso i giornalisti? Immaginatevi la mia emozione quando venni informato che, primo tra gli italici, ed in esclusiva per il nostro giornale, avrei potuto parlargli. Rendez-vous » a Monaco di Baviera in coincidenza con un trionfale tour europeo A\ presentaziore del nuovo discusso LP « Heavy Horses »Ho potuto così constatare che mister lan Anderson esiste davvero.
UN AMABILE SIGNORE
«Ah, 2001? Pensa che è il numero di telefono del mio ufficio di Londra! ».
Cominciamo bene!
Un passo indietro. A due passi dall'Austria, immersa in un manto di verde così perfetto da sembrar finto. Monaco di Baviera odora d'estate. Non ho il tempo materiale di fare però il turista: un rapido viaggio dall’aeroporto all'Hotel, e poi di corsa alla Olimpia Halle, fan- tasciontifica arena, posta a lato dell’altrettanto eclatante Stadio Olimpico. La compagnia si fa in quattro per rendere piacevole l’attesa del concerto:
I discorsi vertono, come al solito, sul problema dei concerti in Italia...
Il live act del Jethro Tull mi è ben noto: ogni gesto dei musicisti, ogni nota sono sincronizzati al millesimo di secondo. La successione dei brani (scelti tra il meglio della produzione del gruppo inglese) si snocciola per più di due ore, suddividendo lo spettacolo in due tempi. Si prova un piacere Indefinibile, nell'intulre, ad ogni nuovo riff della band, cosa succederà dopo, quale sarà il brano successivo, e come verrà arrangiato. Due sole differenze, rispetto allo spettacolo dell’anno prima: il ritorno tra i brani presentati di «Too old to R&Roll, Too young to die », e il preistorico, splendido « Living in the Past». Come mai questi nobilissimi revivals? Forse, a questo punto, conviene passare alla fàmosa intervista/ vendetta... Anderson. Carpisco la sua attenzione, spostandola dalla ciotola di crema di verdura, alla quale era precedentemente rivolta. L’uomo che ho davanti mi sembra la personificazione della tranquillità e dell’armonia: discute un po' con tutti, non sembra per niente disturbato dal clima assordante della discoteca/ristorante, all’ultimo piano del Munchen Hilton, teatro appunto del misfatto...
2001 - Come mai sei così attivo c fecondo sul lavoro; perché scrivi e suoni, quindi, così tanto?
ANDERSON - L'Inghilterra è un paese molto povero, forse povero quanto l’Italia, lo sono inglese e voglio lavorare molto per il mio paese: io vivo c pago le tasse in Inghilterra, e ne sono fiero. Voglio che tutti stiano bene; desidero che i bambini poveri che vivono nel mio paese abbiano sempre, ogni giorno, latte da bere!
2001 (insisto) - Mi sembra che tu abbia ulteriormente perfezionato la tua tecnica di esecuzione. è vero?
ANDERSON - Si, ma non è tecnica, è pratica, lo ho molta pratica nel mio strumento. Il flauto è il mio amico: io vorrei avere la possibilità di esercitarmi e suonare il classico, ma non ho tempo, non mi alleno mai. Suonare ogni sera con l Tuli è il migliore allenamento: si fanno un po’ di prove prima di iniziare il tour, ma si mette tutto a punto « on stage ». Ho bisogno del pubblico, da solo mai: quando ho tempo libero preferisco leggere un libro, o guardare la televisione.
2001 • Dopo la morte di Roland Kirk, sei rimasto abbastanza solo, nell’ambito dello stage « elettrico » del flauto, sei d’accordo?
ANDERSON - Sì. ma tutto sommato non sono un vero flautista. Mi interessano tutti gli strumenti, provo piacere a suonarne molti. Il mio stile e quello di Roland Kirk sono simili, ma non identici: io ho quindi subito la suggestione di un importante musicista: è normale. Ma amo suonare il flauto, come la chitarra, come soprattutto comporre.
2001 • A proposito, una curiosità: ti sci avvicinato prima al flauto o alla chitarra?
ANDERSON • La chitarra, per prima.
2001 - Veniamo al nuovo disco: « Heavy Horses » mi sembra che sia un po’ la continuazione logica e voluta di « Song from the Wood », è vero?
ANDERSON - Bene:musica inglese, o europea, se vuoi. Troppo a lungo abbiamo subito l’influenza delia musica americana, sul rock&roll. Sono stanco della musica americana,.preferisco un suono europeo, quindi faccio dischi come « Song from the Wood » e Heavy Horses ». Si. ci sono affinità fra I due dischi.
2001 Sei sempre stato considerato uno scorbutico, specialmente con la stampa. Mi sembra, invece, che da un paio d’anno a questa parte ti sei realizzato dal punto di vista umano, e la tua musica ne risente.
ANDERSON - Hai perfettamente ragione. Il motivo ò che adesso ho una moglie e dei bambini (la signora Anderson mi fa notare che il secondo è in arrivo): è evidente che questa serenità indirizza ai\che la mia attività artistica: futi una ragione in più per fare bene.
2001 E i cavalli... (da mantenere).
ANDERSON - Ah, già: anche i cavalli!
2001 •Sperava di vedere Darryl Way (ex Curved Air) « on stage », dopo averlo sentito nel disco?
ANDERSON - Darryl è un ragazzo meraviglioso. Il violino è uno strumento molto « emozionale », e va suonato, con molto temperamenfo?''E’. diffìcile suonarlo bene dal .vivo: specialmente durante ' questi tours stressanti; io almeno la penso così, non è stato possibile.
2001 - Anche in "H.H." è presente una concept song. Come del resto è un'abitudine nei tuoi dischi.
ANDERSON - E’ il mio modo di essere: penso molto e mi piace esprimere dei concetti. Avendo tante cose da dire, è quindi logico, ò giusto che lo faccia anche nella mia musica, .sopratutto nella musica.
2001 - E’ vero che stai rea- tx lizzando il primo disco dal vivo dei Tuli?
ANDERSON - SI. uscirà ad Ottobre: è da molto tempo che ce lo chiedono. Registriamo in, questi giorni: domani, ad esempio. in Svizzera. Mi dici che ci *' saranno molti italiani? Li se-, luterò di sicuro: « I like ltaly-»J Se saremo messi in grado di"' farlo, durante il prossimo tour torneremo in Italia.
2001 - E’ una promessa?
ANDERSON • Ah, sì.
Bruno Marzi
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