Se questo è un generale

Pubblicato il 30 gennaio 2026 alle ore 22:52
Siamo un Paese in cui nessuno sembra più prendersi responsabilità, e il decoro, specialmente se appartieni a una categoria pubblica, sembra un ricordo del passato finito sotto i piedi. L'importante è apparire e, possibilmente, guadagnare in qualsiasi modo. Parlo di Garlasco per non parlare di Garlasco. Per parlare invece della triste rappresentazione che certi "opinionisti" (giornalisti, militari, avvocati) danno diuturnamente nei programmi, a volte comunque meritevoli, che parlano del delitto Poggi, dei dubbi abbondanti sulla colpevolezza di Stasi, e sugli oltre ottanta errori e manchevolezze (il conteggio è a cura di Umberto Brindani, direttore di "Gente" e bella persona) degli inquirenti, in primis la Benemerita (comprese venti persone sulla scena del delitto prima dei tecnici, scivoloni dei carabinieri sul sangue, oggetti non repertati).
Per dirla con l'amico Paolo Conte, "uno spettacolo di arte varia".
Tralascio la gran parte dei tristi personaggi (alcuni già "attenzionati" dai rispettivi Ordini e gruppi militari per eccesso di cazzate) e mi concentro su quello che più mi addolora e rattrista, per via del grande rispetto che ho per l'Arma dei Carabinieri, conoscendo e avendo conosciuto sportivi medagliati e importanti generali. Ça va sans dire, mi riferisco all'ex comandante dei R.I.S. generale Luciano Garofano, mio coetaneo, che da quando è in congedo permanente effettivo si divide tra ben pagate consulenze forensi (Sempio) e comparsate televisive nello scomodo ruolo del bastiàn contrario.
Ultimamente, però, ha esagerato. Passino gli audaci completi coloratissimi e costosi ma spesso pacchiani (l'altra sera aveva anche delle strane sneakers ai piedi, con il logo censurato dalla Rai con un pezzo di nastro adesivo nero... ) e l'atteggiamento perenne di quello che la sa sempre più lunga. Il "granitismo" anti Stasi dei suoi interventi è ormai ridondante e privo di reali contenuti, sfiorando pure alcune falsità fatte passare per "sembrerebbe", "la logica dice... " e altre banalità.
L'altra sera però, a "Ore 14 sera" se l'è vista con un osso duro, l'avvocata di Stasi Giada Boccellari, che non solo gli ha tenuto bellamente testa, ma anche si è vista offesa da frasi biecamente maschiliste riassumibili nel classico "ragazzina lasciaci lavorare!". Peccato che la ragazzina ne sapesse molto più di lui. Una serataccia insomma, per il Generale gagà (l'"Economy Magazine" ha fatto anche i conti su consulenze e ospitate tv) che pochi minuti prima aveva già avuto una bella lezione, sempre sui contenuti dell'indagine, da parte del giudice milanese Vitelli, quello che assolse Stasi in Primo grado, per assenza di motivazioni accusatorie "al di là di ogni ragionevole dubbio" su Garlasco; che è anche il titolo del suo libro per Piemme in uscita a giorni.
Più di tante parole può parlare un'immagine da "Ore 14 sera". Nastro adesivo compreso (ma quanto è fine Giada... )

 

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