... Ma non si tratta di robe di chiesa (e nemmeno di Kappa), anzi. La domenica mattina, una volta al mese, la sala multiuso del locale oratorio di Cuggiono si trasforma in una mostra-mercato gremita da centinaia di persone. Perché i trenini sono una cosa seria. Succede così in tutta Italia, anzi in tutto il Mondo. Io ci sono finito per recuperare, aggiustato, l'unico locomotore Rivarossi che ho conservato dai tempi dell'infanzia, quando ero ancora figlio unico e il negozio Delfino di Piazza a Cavour a Vercelli era il mio sancta sanctorum. Ho chiesto il permesso alla moglie di mettere in piedi un piccolo giro di binari giù in lavanderia. E così mi sto attrezzando recuperando roba usata per poche decine di euro. Della mia collezione anni Sessanta non ho più nulla: rubata in casa o distrutta dai due fratelli nati dopo, nel totale disinteresse della genitrice... Milioni di lire... Insomma, eccomi in mezzo a una folla che ricorda molto Villa Arzilla. I giovani ci sono, ma sono pochi. Parliamo di ragazzi attorno ai trente. Bambini zero, nemmeno con il nonno... Mai come in questo caso la "Per ogni cinquantennio" di Conte appare di attualità. Sono tutti amici. Frasi come: "Mi procuri questo e quello?". E il venditore: "Te li porto il mese prossimo". O a un altro raduno in zona. Ci crediate o meno, io ero tra i più in gamba e giovane. Ho visto persone con la stampella, addirittura uno con il deambulatore. Eppure girano per ore, guardano ogni modello, chiedono ogni prezzo. Tutto in contante, ovviamente. Ho capito che per questi signori (ma anche le mogli) si tratta di un'attività hobbistica che però diventa una specie di integrazione ufficiosa alla pensione. Quello che mi ha aggiustato il locomotore è un ingegnere, e ci saranno operai e bancari, all'unisono. Una cosa bella, veramente, e molto affabulante. Dispiace che non ci siano più bambini stupiti di fronte ai tanti prodigi del modellismo evoluto.
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