Alla soglia dei cinquant’ anni, o poco meno, sono belli e felici. <Un patto dol diavolo? Se fosse, temo che termini da un giorno all’ altro, e mi arrivi un crollo fisico... >, scherza lui con savoir faire, scuotendo civettuolamente i lunghi capelli neri che gli cadono sulle spalle. Lei, che un po’ gli assomiglia nei gesti e nello sguardo, si è già dileguanta in una stanza vicina.
Due artisti originali. Charlotte Rampling e Jean Michel Jarre festeggiano nel ‘97 venti anni di matrimonio, tre figli e la grande sintonia di un rapporto basato su reciproci interessi artistici. Lei è la bellissima e diafana attrice d’ avanguardia resa celebre dal “Portiere di notte” di Liliana Cavani (con Dick Bogarde nei panni dell’ ex nazista), che non ha disdegnato “Yuppi Du” con Celentano, e che si vantava (si fa per dire) di un antico “ménage a trois” con il primo marito e un amico. Lui è il musicista di successo (55 milioni di dischi venduti, e le sue canzoni utilizzate per “spot” pubblicitari e sigle) che ha tracciato la rotta alla moderna musica strumentale “techno” e alla “New age”, figlio di quel Maurice Jarre autore di celebri “colonne sonore”.
Jean Michel non si sente figlio d’ arte, però: <Mio padre abbandonò mia madre quando avevo cinque anni. Non era ancora famoso, a quell’ epoca. In effetti, io non ho mai avuto complessi d’ inferiorità o spirito di competizione, nell’ intraprendere questa carriera>.
Specialista in grandi “eventi” che uniscono musica, architettura e tecnologia (tra i tanti ricordiamo i concerti a Houston, ai Docks di Londra, alla Défense di Parigi, a Mont Saint-Michel, dove illumina grandi spazi e raduna milioni di persone), Jean Michel ha pubblicato in questi giorni “Oxygène 7-13”, che lui stesso indica come, <... la logica continuazione del discorso artistico del primo “Oxygène” del ‘77>. In questi giorni inizierà il primo vero e proprio tour nei palasport, con tappe annunciate in Italia a fine settembre. <Suonerò dal vivo così come ho fatto su disco, utilizzando i vecchi strumenti di vent’ anni fa, compreso il mitico Moog: non ripeteva mai due volte la stessa sonorità!>. Con lui, in veste di fotografa, consigliera, o solo di moglie (così come durante l’ intervista: ma defilata e muta, in un angolo) ci sarà sempre Lei, elegante e padrona di se’ nei lunghi abiti scuri dal taglio vagamente geomerico.
La verità è che Jarre e Charlotte si conobbero proprio durante la gestazione del primo, importante disco del 48enne musicista parigino, e che questo nuovo album nasce da una necessità artistico-sentimentale.
<Dietro al mio lavoro - spiega Jarre - c’ è sempre Charlotte. E’ lei che mi ispira e consiglia, anche se non interviene mai in questioni tecniche, naturalmente!>.
- Sua moglie ha responsabilità, all’ interno delle tre Società che seguono i suoi interessi economici? -
<Assolutamente no. Charlotte non ha confidenza con i numeri, e per lei i soldi sono un mistero... >.
- E’ solo moglie e madre, allora? -
<No: non è uil tipo, e i figli sono grandi, oramai. Solo che sceglie molto bene le parti che le propongono, e quindi fà film di qualità di cui non si parla molto, ma vanno alle mostre. Dopo “Il portiere di notte” aveva intenzione di chiudere col cinema: questo è vero>.
- Come definirebbe la vostra storia, oggi?-
<Nata per lo strano parallelismo tra le nostre insolite carriere, e sviluppata attraverso sentimenti profondi>.
- I suoi figli hanno interessi musicali?-
<David, che ha 19 anni, è coinvolto nell’ hard rock... per meglio dire: è indeciso tra il rock e la “techno”. Ha le idee giustamente confuse e la cosa è fonte di continue discussioni. Comunque ho l’ impressione che lavori sodo e ami la musica. Anche i miei dischi, seppur basati su melodie semplici, sono alla ricerca della migliore tavolozza di colori. Un po’ come Fellini, faccio sempre lo stesso film alla ricerca della perfezione. per il resto, sono contento che mi arrivino più attestazioni di stima dai musicisti “new age”, come dal vostro Robert Miles (italianissimo tastierista bresciano. NdR) che si sono ispirati a me che dai critici... >.
- Lei, nel 1981, è stato il primo artista occidentale di fama a suonare in Cina, tra mille peripezie e problemi tecnici. Oggi è “Ambasciatore di Buona Volontà” dell’ Unesco. E’ un ruolo impegnativo? -
<E’ un compito serio, che svolgo da anni e che mi onora. Purtroppo oggi è sempre più difficile parlare di pace e propagandare l’ idea della tolleranza... >.
- Lei dice che oggi utilizza gli strumenti msicali dei suoi esordi. Ma non è un “maniaco” della tecnologia? -
<Io cerco sempre un legame con la creatività, e la mia musica deve esprimere sentimenti ed atmosfere, poco inclini ai perfetti strumenti digitali. Io credo nel cd-rom utilizzato per fare cultura e in Internet come mezzo romantico di libertà. Purtroppo, con il miglioramento della tecnologia, un giorno “La Rete” sarà utilizzata alla pari con il televisore di casa. E’ vero però che il cinema non ha sostituito il teatro, e la televisone non ha ucciso il cinema. I valori artistici non moriranno mai. Per questo amo organizzare “eventi” unici in luoghi molto particolari>.
- Ha previsto un mega-show per il capodanno del Duemila? -
<Premesso che si tratta solo di una data priva di significato, ho due ipotesi su cui lavorare. La prima è di suonare nel deserto australiano presso la “Pietra sacra” degli aborigeni;
la seconda è... di starmene a casa a dormire!>. Piccolo particolare non trascurabile: casa Jarre, nella campagna parigina, è una grande villa che assomiglia più a un castello. Di trentadue che lui ne ha, ovviamente.
Bruno Marzi
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