Felice che la saga-sega di Garlasco stia procedendo velocemente verso "le" verità con una pirotecnica esplosione di notizie. Per dirla forbita (internet aiuta) "Je reviens à mes moutons... ". Credo che sia vera e plausibile la notizia che riguarda Angus Young, il valoroso propinatore di fiumi di note per gli australo-scozzesi Ac/Dc, e il suo giudizio abbastanza tranchant sull'arte di Eric Clapton. In estrema sintesi (e senza nemmeno controllare su internet) l'eccellente Angus spiega che secondo lui Clapton non è in realtà il Dio della Chitarra, come da scritte sui muri di Londra negli anni Settanta. Secondo Young i riff di Clapton sono abbastanza ripetitivi e "rubacchiati" qua e là. Per fare meglio, "basterebbe una sola nota del peggior B.B.King...".Non se ne cruccino gli attempati fan di Slowhand, ma Angus Young ha le sue ragioni, che cerco di esprimere al meglio con un mio ragionamento da vecchio faccendiere del rock e dintorni. La lead guitar dai trascinanti assoli hard rock (spesso ripresi in àmbiti musicali strani, come con l'arpa per "Thunderstruck") vede, forse come me, il lavoro sessantennale di Clapton come una fortunatissima serie di circostanze musicali idilliache. Senza citare Yardbyrds o l'eccellente disco con John Mayall, vado subito ai Cream. Non mi interessa molto Ginger Baker, batterista dotato ma confuso metricamente (altra cosa, per esempio, Keith Moon) ma l'nfluenza geniale di Jack Bruce, sia come musicista-cantante sia come autore sublime, ha prodotto a cascata le cose migliori di Clapton. Il genio di "Theme from an Imaginary Western" (pensate alla versione di Leslie West buonanima) tira una linea di basso pazzesca il "White Room", per esempio. E se penso all'assolo in quel pezzo, mi viene in mente uno strano pomeriggio del magazzino dei Pooh vicino a Bergamo. Nell'attesa degli altri della band, Dodi Battaglia accese un ampli e si mise a suonare, accennando proprio a "White Room". C'era una batteria montata, e da incosciente, presi bacchette e presunzione, accompagnandolo anche con la voce. Ci voleva un registratore... Io me la cavai bene, ma Dodi sparò una sua rielaborazione dell'assolo "terrific". E' vero che stiamo parlando di un grande chitarrista rock, e non solo in Italia, ma tanto bastò.Potrei poi citare le similitudini, per esempio, di quell'assolo claptoniano con il finale di "Starway to Heaven" dove Jimmy Page (stessa scuola british blues rock anni Sessanta) spara note a un livello altissimo. Clapton è uno molto preciso, va detto. Ogni nota viene fuori benissimo, e questo è un pregio dei Grandi. Però, se mi avete seguito, il ragionamento sereno di Angus fila piuttosto bene. E comunque si può disutere. Finisco citando la foto che mi vede proprio con Clapton, qualche decina di anni fa (trenta?) nel cortiletto del Four Season di Milano. Giuro che, a parte la sua faccia seriosa, siamo sempre stati in ottimi rapporti, dai tempi in cui ci si incrociava spesso a Milano con Lori Del Santo e lui non si era ancora rifatto il naso...
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