Nel 1989 Phil Collins, nel periodo di massima prolificità autorale, produsse un brano, "Another Day in Paradise", che parlava di diseguaglianze sociali, dopo aver visto i senzatetto di Washington soffrire e scaldarsi con i soffioni della metropolitana. Sono gli stessi anni di "Against All Odds" e di "In the Air Tonight", dedicati al sanguinoso divorzio dalla moglie. Un periodo che poi ha avuto alti e bassi personali, fino al decadimento fisico degli ultimi anni, con recenti miglioramenti, ma che difficilmente lo vedranno ancora sul seggiolino della batteria. Bel discorso, ma cosa c'entra con "Paradise", la migliore serie "catastrofica" del momento e in particolare con la seconda stagione che ho appena terminato di vedere?Non solo, anche se reinterpretata, è proprio la famosa e per certi versi omonima canzone a farla da padrone in determinati momenti topici (e come sigla sui generis, ma c'è anche Elvis di "Fallin' in Love with You"e pure gli Europe di "The Final Countdown"), ma anche il concetto di "Paradise" come buco del culo di un nuovo mondo fasullo che contraddistingue la prima annata e, diversamente la seconda. Non scopro nessun altarino se rammento che, in un Mondo collassato e quasi estinto, in un segretissimo ed enorme rifugio sotterraneo (una specie di antitesi di "Under the Dome" o, se vogliamo, anche di "The Truma Show") succedono cose, delitti e stranezze di ogni tipo. La seconda stagione, invece, vede tutto da un'ottica esterna survivalista e ricca di trovate originali, come la lunga citazione di "Graceland" sempre di Elvis Presley.Il finale, poi, preannuncia la terza e ultima stagione che chiarirà ulteriormente molte cose. Malgrado tutto, e spendendo il minimo sui bravisssimi interpreti, partendo da Sterling T. Brown (Xavier) e dall'antagonista Jiulianne Nicholson (Sinatra), credo che si possa dirimere la questione se si tratti di una trama, appunto, catrastofista o ecologico-realista con un retrogusto ottimista. Va vista e calibrata secondo i nostri gusti. Infine, devo dire che non ho mai amato troppo i flashback atti a complicare la lettura cronologica dell'azione, ma in questo caso un'ottima scrittura li rende quasi indispensabili e dinamici. E, come già detto, la terza stagione è già dietro l'angolo.
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