Ci sono storie che vale la pena di raccontare. Quella di Ian Hunter e Mick Ronson, morto nel '93, che molti conoscono per essere stato uno Spiders from Mars di David Bowie nonché suo arrangiatore fu singolare. Ian Hunter, per contro, è vivo e vegeto alla bella età di 87 anni e ha attraversato indenne anni e rock che definire ruggenti è poco. "All the Young Dudes" fu inciso proprio dai Mott the Hoople nel '72 e divenne un successo planetario. La mano di Bowie, autore del pezzo, realizzato nei suoi studi "Odissey", ha saputo plasmare un brano assolutamente rock, ma ricco di poesia e dal testo molto, diciamo, "educativo"... Si parla di volontà di suicidio a venticinque anni, di ragazze a dir poco allo sbando, e si fatica a trovare il lieto fine. "All the Young Dudes" è anche il titolo di un libro di Ellie Russell in stile fantasy-fanfiction e collegato alla saga di Harry Potter.Il mio racconto invece, più prosaico, riguarda un'avventura parigina del lontanissimo 1974, mese di novembre. Ero ospite di mia zia Anna, che appunto ancora oggi abita a Parigi, e sfogliando "L'officiel des spectacles" (un libriccino settimanale con tutti, ma proprio tutti gli spettacoli in città. Altro che internet...) mi accorsi che all'Olympia ci sarebbe stato lo show dei Mott the Hoople. Era già dopopranzo, e lo spettacolo era pomeridiano. Insomma, schizzai verso il métro e con una serie di cambi e controcambi arrivai al famoso locale di Boulevard des Capucines. Lo show stava finendo. Impietosite le maschere all'ingresso, riuscì ad entrare a scrocco. Giusto il tempo per il finale e i bis, con l'ultimo "All the Young Dudes". Ergo, missione compiuta, tutto sommato. Avevo pensato di organizzarmi per la replica serale, ma accadde l'imponderabile. Nella fretta, e tra un métro e l'altro appunto, persi il portafogli, ritrovandomi solo con un biglietto valido per il ritorno. Tornai a casa e, la mattina dopo, andai all'ambasciata italiana per ottenere un documento provvisorio, sennò non tornavo nemmeno in Madrepatria. Allora usava così al confine, cara Gioggia... Insomma, a volte la sfiga ci vede piùttosto bene, e ti lascia giusto le briciole.
La mia foto di Ian Hunter all'Alcatraz di Milano a maggio 2010
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