Noi, con qualche anno in più, ci ricordiamo delle "signorine" della Stipel (in Piemonte. La futura Telecom poi Tim aveva tante ragioni sociali locali). Quando non c'erano ancora i prefissi (02,06 eccetera) era la signorina che riceveva la nostra richiesta di parlare con chissà dove, dava un tempo di massima per il collegameno e poi richiamava. Il sistema funzionava anche per qualsiasi richiesta legata al contratto in essere. Le cose si sono complicate con l'arrivo della telefonia mobile. Io ho fatto il primo contratto (0337) a Vercelli nel dicembre 1989. Settecento lire al minuto più iva. Ho dovuto passare alla sede di via Dante e firmare un mucchio di scartoffie. Poi, un paio di anni dopo, sono passato ad Omnitel (futura Vodafone) per il cambio di tecnologia dall'originale etacs (1G) al gsm (2G) e Tim non voleva mollare l'osso, ma non mi permetteva di conservare il numero, cosa indispensabile allora per le centinaia di contatti professionali che avevo. Anzi, mi chiedevano ancora un abbonamento da pagare e non volevano ridarmi la "caparra" di duecentomila lire che usava ancora allora.Ho abbaiato molto di raccomandate, all'epoca, e alla fine mi hanno ridato circa cemtomila lire "caparrate" senza chiedermi altro. Vi risparmio altri episodi ridicoli quando dismisi il contratto della corrente a Vercelli, trent'anni fa. Mi chiesero ottocentomila lire stimate, per un mese di corrente a giugno... La famosa storiella del funzionario che mi disse: "Avrà sempre tenuto accesa la stufetta... ". Altro latrare e nessun pagamento. Questa è la lunga e dovuta premessa, per un'altra storia ignobile che riguarda mia suocera e mia moglie. Parliamo sempre di Tim. La signora Luisa, da alcuni mesi, al compimento dei 94 anni, seppur in ottima salute, ha deciso di non voler più vivere da sola in centro città preferendo stare con figlie e nipote. Il contratto della vecchia linea fissa Tim è stato disdetto da mia moglie (titolare dell'utenza per comodità) con Pec in data 3 giugno. Dovete sapere, ma lo sapete, che disdire un contratto con Tim è a dir poco kafkiano. Non esistono più uffici locali a cui fare riferimento, e mi riferisco a Magenta e alla vicina Abbiategrasso. Ti chiedono di usare la app ma è un ginepreio che si blocca sempre, e per parlare con qualcuno ci vogliono ore. La pec arriva, forse sì o forse no (abbiamo la ricevuta) ma loro non la notano. Altra pec su un altro indirizzo dato da loro, e non hanno più scuse. La Ade ha avvisato la banca di non pagare più. Morale: la linea, oggi 9 settembre, risulta ancora attiva ed è arrivata una richiesta di pagare luglio con bollettino postale. Nessun utilizzo ma solo una cinquantina di euro "fissi". Oggi faremo un'altra pec per chiarimenti, ma la Roby, sorella della mia Ade, vorrebbe pagare. Forse. Saremo incazzatissimi (la scrivo io) e non faremo ostaggi... Faccio presente altre due cosette. La prima è che ai tempi del cambio di sistema Tim decise di disattivare il 31 dicembre, malgrado che da due mesi avessi già un nuovo telefono (e un nuovo numero, che uso ancora oggi 33 anni dopo). La seconda è che proprio in questi giorni Poste Italiane sta acquistando azioni Tim per una scalata/accordo. Andiamo bene...
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