Stanno scrivendo in molti, e mi compiaccio, in ricordo di Antonio Buonocore, comunista e immigrato del Sud. Bisogna rendere onore completamente, e non solo bignamizzando la figura di una persona intelligente, onesta, altruista, perbene, iconoclasta nelle sua passione autunnale per la fotografia - e non solo - con una bella e difficile attenzione verso l'architettura (sono tra le foto più difficili perché rischiano sempre il banale). Nello stringermi con affetto alla famiglia, e senza ripetere la litania - peraltro giusta - delle sue benemerenze, vorrei con affetto e nostalgia raccontarvi non Tony, ma il giovane Totò.
Altri tempi. La politica era per persone onorevoli - di fatto - anche se sovente inquinata dalle solite mezze calzette arriviste e lucrosamente arrendevoli. Capitava un po' dappertutto, per carità, ma meno nel Partito Comunista Italiano democratico e socialista. Così succede che, al liceo, vedo parecchia schifezza montante (roba da ragazzi: siringhe nei bagni del Liceo Classico. La meglio gioventù fascistoide già in fase di deragliamento. La Provincia che si dà arie da città) e così cerco una dimensione più pulita, facce oneste e ragazzi entusiasti. Li trovo in corso Prestinari 193 (attualmente in abbandono) e tra tutti, per non far torto a nessuno, cito Marco Reis, purtroppo mancato anni fa e con il quale in tempi recenti battagliavo simpaticamente, tra un Campionato del Mondo di Panissa e l'altro. Era il Pci di persone onorevoli, come il senatore Leone, Irmo Sassone grande studioso delle lotte agrarie del vercellese, quel casinista tra politica e giornalismo di Francesco Leale, segretari di federazione come Pietro Besate (ciao Lina!). Sindaci come Ennio Bajardi, dirigente di una nota industria di carni, e Enzo Robotti, uomo di partito e fine intellettuale. Aggiungo Gabriele Bagnasco, al quale io stesso ho dato una mano con i Verdi, persona eccellente e comunque di area più che progressista. Mi fermo nelle citazioni, che sarebbero ben più nmerose.
Totò c'era già quando arrivai io, più o meno sedicenne, nelle lunghe chiacchierate (c'erano alcune belle figliole) dentro la saletta della FGCI (nulla a che vedere con il calcio). Si favoleggiava che fosse appunto un giovane e neolaureato dirigente nazionale, mandato in qualche maniera a Vercelli per sistemare un po' il livello generale. Il suo "cumpagn!" con accento campano ma molto mitigato dall'ottimo italiano, era quasi un inno. Credo che fosse già sposato o qualcosa del genere. Una specie di John Reed post litteram. Quello che deve essere chiaro a chi oggi, per pochezza intellettuale, vota e pensa a Destra, è che tutto il male del fascismo ce lo sentivamo ancora addosso. Per noi il PCI non era ideologia, ma un'esigenza di libertà e onestà. E'un concetto difficile da spiegare nel baillamme volgare di oggi.
Totò, quindi, con Marco Reis, è stato un faro di simpatia e saggezza, un guascone ben attrezzato per ogni lotta. Una persona libera, come lo eravamo certamente - e lo siamo ancora - noi. Ergo, non si può citare Tony l'intellettuale e amministratore senza citare Totò l'immigrato, come un grande ricordo e complimento fuori dal tempo. E, tra l'altro, secondo me anche all'asilo aveva già i baffi e un sorriso sornione...
Rubo la foto di Stefania Filice dalla Rete.Bella.
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